
Stadio
‘Ennio Tardini’
La
‘casa del calcio’ di ieri e di oggi
Nei
suoi primi dieci anni di vita il ‘club’ del ‘foot-ball’ di Parma non
ebbe un campo da gioco permanente. Ad inizio secolo i calciatori ducali
rincorrevano il pallone sul terreno duro e sassoso di Piazza d’ Armi, dove le
due porte erano costituite da semplici pali di legno. Dal 4 dicembre 1914, un
anno dopo la costituzione del Parma F.B.C., la squadra dispose di un terreno per
gli allenamenti e le partite ufficiali alla periferia di barriera Vittorio
Emanuele, “fra lo zuccherificio Eridania, la fabbrica Ferraguti e la
via Emilia”. Era un pezzo di terra di proprietà della famiglia Campanini.
Quando questa decise di venderlo per uso fabbricabile, il ‘club’ Crociato
entrò nel tunnel della crisi. Per un breve periodo si ritornò a giocare in
Piazza d’Armi, fino a quando fu provvisoriamente ceduto al Parma F.B.C. il
campo detto “dei tre pioppi”. Era il primo rettangolo verde per il
gioco del ‘foot-ball’ completamente recintato della città. Si trattava, però,
di una concessione temporanea. Bisognava trovare una soluzione definitiva. Ci
pensò l’avvocato Ennio Tardini.
Chi era Tardini – Ennio Tardini nacque a Parma nel 1879, dove si laureò in Giurisprudenza. Avvocato con una sfrenata passione per lo sport, si impegnò anche in politica grazie ai suoi sentimenti liberali. Fu l’animatore del grande sciopero agrario del 1908, preludio alle battaglie sindacali che, dal 1919 al 1921, precedettero i patti agrari. Sedette sui banchi del Consiglio comunale cittadino durante l’amministrazione Lusignani. Il suo infinito interesse per le vicende sportive cittadine lo fece essere in prima linea come uomo che volle donare alla città impianti dove praticare diverse discipline. Fu sua l’idea di costruire la palestra “Umberto I” nell’Oltretorrente e, soprattutto, fu suo il progetto dello stadio di calcio che ancora oggi porta il suo nome. Ennio Tardini morì il 16 agosto 1923 senza vedere quest’opera completata.
31 dicembre 1922, la prima pietra – All’indomani
di un vittorioso derby contro i cugini granata della Reggiana (2-0), viene
posta la prima pietra del campo polisportivo. Lo stadio ‘Tardini’, infatti,
fino al tramonto degli anni Ottanta ebbe, attorno al manto erboso, la pista
d’atletica. Le lettere di invito per la cerimonia di apertura del cantiere
vengono spedite dall’avvocato Tardini alle autorità il 22 dicembre. Lo
storico Crociato dei giorni nostri, Giorgio Gandolfi, custode di preziosi
documenti della storia del Parma, di quel 31 dicembre 1922, scrive: “E’
una giornata storica per il calcio parmigiano, anzi una festa alla quale
nessuno fra gli appassionati volle mancare”. In prima fila c’erano Ennio
Tardini, l’architetto Ettore Leoni, protagonista di una tenace battaglia con
le autorità comunali, e l’immancabile Umberto Spaggiari, funzionario
dell’Unione Commercianti. Tardini e Spaggiari, con l’ex sindaco Lusignani,
erano stati, insieme ad altri tredici appassionati del calcio, fra cui l’ex
presidente Temistocle Tedeschi ed alcuni giocatori, i firmatari della cambiale
grazie alla quale erano state poste le basi per l’operazione stadio. Ricorda
Gandolfi: “L’architetto Leoni, estensore del progetto, aveva dovuto
battersi a lungo per il ‘suo’ stadio, mentre le autorità, dopo aver
concesso 100mila lire per le spese previste in 562mila lire, si erano opposte
alla realizzazione del corpo centrale”. In una testimonianza che il
certosino ricercatore Giorgio Gandolfi ha trovato nell’ Archivio storico del
Comune di Parma si leggono le osservazioni al progetto: “L’altezza di
detto corpo non è proporzionata alla larghezza, ciò che Ella stessa aveva
riconosciuto nei riguardi del progetto primitivo che sotto questo rapporto non
è stato modificato. Inoltre la stessa Commissione ha espresso parere che la
modanatura sia della fronte che dei fianchi debbano essere ristudiate in modo da
metterle in armonia col carattere moderno dei pilastri laterali, facendo altresì
in modo che i fianchi armonizzino con la fronte come fu già suggerito . . .
“.
Il paziente architetto Leoni replicò: “Il sottoscritto, animato delle migliori intenzioni, è adivenuto ad una variante della parte decorativa del corpo centrale non senza far presente, ancora una volta che nelle concezioni non si può essere continuamente inceppati, né vincolati restrittivamente, a meno che tali concezioni siano ispirate a deviazioni di gusto, che tradotte in atto offendano le tendenze dominanti”. Lo storico Gandolfi, oggi, nel commentare la vicenda non ha dubbi: “Parole chiare, che convinsero il Consiglio Comunale. Nasceva il ‘Tardini’, la casa del calcio, ieri come oggi”. L’opera di Ettore Leoni è considerata un monumento architettonico pregevole. L’ingresso del ‘Tardini’ e la sua facciata originaria, pure dopo i recenti ammodernamenti all’impianto, sono rimasti immutati, anche perché vincolati dalla Soprintendenza, e bene si armonizzano con l’attiguo ‘Casino Petitot’ di piazzale Risorgimento.
La squadra Crociata cominciò a giocare nel ‘suo’ stadio dal campionato 1924/1925. Un torneo trionfale, concluso con il primato in classifica (25 punti su 16 incontri: 46 gol fatti, 16 subiti) e la promozione nella massima divisione, l’allora serie A, grazie al successo sulla Novene (3-1) nell’ultima gara del torneo.
LA
NOSTRA CASA HA OTTANT’ANNI
Il
22 dicembre 1922 la prima pietra dello stadio ‘Tardini’
Un
motivo in più, oggi, per gridare il nostro orgoglio Crociato
Ottant’anni
fa, come oggi, veniva posta la prima pietra dello stadio ‘Ennio Tardini’.
Era il 22 dicembre del 1922. La sorte ha voluto che la data di questa ricorrenza
coincidesse con una partita di campionato del Parma Ac. Questa sera, tifosi
Crociati, abbiamo un motivo in più per gridare nel cielo del Ducato il nostro
orgoglio parmigiano. La dignità e l’onore che ci hanno trasmesso i nostri
antenati Crociati, abituati a giocare prima in Piazza d’Armi, poi su un
terreno duro e sassoso vicino a barriera Vittorio Emanuele, quindi sul campo dei
‘tre pioppi’, infine nel mitico . . . ‘Tardini’, scenario ufficiale, dal
1923, delle imprese Crociate. La struttura venne intitolato ad Ennio Tardini
perché questo uomo, noto avvocato ed amministratore comunale dell’epoca, fu
colui che la volle insistentemente.
Nella
sua strenua battaglia per il progetto dello stadio del calcio di Parma fu
affiancato dall’ architetto Ettore Leoni e dall’immancabile Umberto
Spaggiari, funzionario dell’Unione Commercianti. Assieme a loro altri
quattordici parmigiani che si presero la responsabilità di firmare la cambiale
che servì per far partire la realizzazione dell’ambizioso progetto.
Tardini
morì il sedici agosto del 1923, qualche mese prima dell’inaugurazione del
nuovo campo da lui sognato, che ha sempre visto da lassù, dal cielo del Ducato.