
Ranuccio Farnese I

(IV Duca di Parma e Piacenza)
1569-1622
Colui che
diede a Parma Cittadella, Pilotta, Teatro Farnese, un’ Università europea e
moderni provvedimenti.
L’
agenzia di stampa Crociata è stata intitolata a lui, Ranuccio Farnese I, figlio
di Alessandro e Maria del Portogallo, perché, fra le tante guide del nostro
Ducato, la sua fu particolarissima, ispirata da un’ accentuata megalomania.
Ranuccio, nonostante il controverso carattere, fece di Parma una capitale
culturale alla stregua, se non superiore, a quei tempi, di Londra e Parigi. Alla
città diede monumenti unici come la Cittadella, la Pilotta e il Teatro
Farnese, oltre a editti amministrativi innovativi, che ne fecero un centro
all’ avanguardia nello stile di vita e come modello architettonico. Ranuccio
nacque il 28 marzo 1569. Ricco di qualità egregie e di mostruose debolezze.
Colto e intelligente, ma pure superstizioso e credulone. Amante delle buone
leggi, eppure capace di odiosi soprusi. Molto religioso, ma collerico,
diffidente, paranoico, dispotico, spietato. Crebbe immerso nella sua giovanile
solitudine e, soprattutto, nella cultura. Da questi tratti della sua figura
umana ebbero origine le sue preziose creazioni. Innamorato della musica, come
tutti i Farnese del resto, volle sempre accanto a sé artisti e compositori di
grido, così, grazie a lui, la corte di Parma fu la prima in Italia nell’ arte
delle sette note. Un’ altra sua grande passione furono gli spettacoli teatrali
di immenso e barocco effetto scenico e coreografico. Per ospitarli, Ranuccio
volle realizzare all’ interno della Pilotta un imponente teatro che prese il
nome della sua casata, progettato da Gian Battista Aleotti, allievo del
Palladio. Così, mentre a Londra le opere di Shakespeare venivano ancora
recitate per strada, a Parma andavano in scena in una “bomboniera”, capace
di contenere 4.500 spettatori. Il Teatro Farnese supera in grandiosità il
palladiano “Olimpico” di Vicenza. Amante dell’ umanistica, istituì e
condusse la celebre ”Accademia degli Innominati”, cui aderirono il Tasso e
il Guarini. Diede mano, su ordine del padre Alessandro, impegnato nelle
battaglie dei Paesi Bassi, alla mastodontica realizzazione della Cittadella,
eretta su modello di quella di Anversa. Quando divenne duca, aprì un cantiere
che impegnò molte maestranze e diede occupazione a una moltitudine di vagabondi
e persone senza lavoro, fornendo una decisiva spinta all’ economia cittadina
dell’ epoca. Da quel cantiere fiorì la Pilotta, simbolo della potenza
farnesiana.
Nel
decennio 1591-1601, Ranuccio dispose interventi importanti sulle mura cittadine,
che furono abbattute e ricostruite per un quarto del percorso. Nel lato
Nord-Est, lungo l’ attuale viale Mentana, tra porta San Barnaba e porta San
Michele, furono innalzati quattro grandi bastioni fortificati, inespugnabili,
ultima grande mutazione della cinta della città ducale fino alla sua
distruzione.
Nel
1594 emanò le sue Costituzioni, provvedimenti esemplari, moderni e
lungimiranti, che restarono in vigore per secoli. Abolì il lavoro festivo. In
agricoltura, proibì la coltivazione del riso perché malsana, realizzò
bonifiche e arginò i fiumi. Ordinò che le immondizie, in attesa di essere
trasportate in luoghi idonei (le attuali discariche), fossero raccolte in buche
sotterranee (gli odierni cassonetti). Stabilì che non si potessero costruire
nuovi edifici senza il consenso delle autorità (lotta all’ abusivismo
edilizio, che, ancora oggi, purtroppo, in alcune zone d’ Italia è diffusa).
Confinò le industrie produttrici di odori sgradevoli nelle parti remote dell’
abitato (le zone artigianali-industriali periferiche del giorni nostri). Nel
contesto della lotta di famiglia che ingaggiò contro la nobiltà di Parma e
Piacenza, elevò al rango aristocratico molti mercanti.
Ranuccio
si preoccupò molto di ridare prestigio allo “Studio parmense”, l’ antica
Università: sostenne con rendite e privilegi la maggiore istituzione culturale
della capitale, affiancandole il “Collegio dei Nobili” o di Santa Caterina,
affidato ai gesuiti, cui diede respiro europeo.
Questi sono i suoi pregi. Non mancò di difetti, legati al suo caratteraccio da superstizioso e diffidente. Ranuccio Farnese I fu ispiratore e ideatore di bellezze, quanto despota che non tollerava critiche e indugi. A noi piace ricordarlo, intitolandogli l’ agenzia di stampa Crociata, per quanto d’importante ci ha lasciato in eredità, per quanto, ed è tanto, la città di Parma gli è debitrice. Morì il 5 marzo 1622.