

Le origini - Il destino, a volte, tira brutti scherzi. Accipicchia, la Reggiana e le teste quadre……Ci sono sempre loro, gli acerrimi cugini rivali che abitano oltre il confine delineato dal fiume Enza, sullo sfondo degli avvenimenti che hanno segnato profondamente, nel bene e nel male, la storia degli ultimi decenni degli ultras a Parma. Non potrebbe essere altrimenti, d’altronde. Un derby, per chi vive da supertifoso, è tutto e, di conseguenza, le svolte di una Curva non possono che essere legate alle sfide con i dirimpettai della città nemica. Il riferimento, come sarebbe facile pensare, non è a quella indimenticabile penultima giornata del campionato di serie B del 1989, quando raggiungemmo la serie A e lo striscione granata degli Ultras Ghetto rimase entro i confini ducali. I derby che tracciarono solchi indelebili e rivoluzioni intestine nella Nord di Parma furono altri. Il primo si disputò qualche anno prima, in serie C, allo stadio Tardini. Era il 4 maggio del 1986. Dopo una cocente sconfitta subita dal Parma di Sacchi, scoppiò il finimondo. Avvennero tafferugli che durarono l’intero pomeriggio. L’elenco di ultras denunciati e diffidati fu nutrito. L’effetto immediato fu quello di un’autentica decapitazione dello storico gruppo dei Boys 1977, che dovette rimboccarsi le maniche per risorgere. Questa, nonostante i corsi e ricorsi e alcune similitudini è, però, un’ altra storia, diversa da quella che vi vogliamo raccontare.
Otto anni più tardi, nella primavera del 1994, ecco, puntuale, un altro derby a disegnare il futuro della Curva Nord e dei Boys. Quella volta la disfida andò in scena ventisette chilometri più in là, lungo la striscia d’asfalto chiamata via Emilia e contribuì in maniera determinante a radicali cambiamenti nel modo di vivere la gradinata a Parma. La partita fu affrontata dai giocatori gialloblù-Crociati e dal mister Scala, che alla vigilia la definirono erroneamente e con una abbondante dose di superficialità “un incontro come tutti gli altri”. Sul rettangolo di gioco l’ atmosfera del derby non era palpabile. Il Parma diede l’impressione di non impegnarsi a fondo. Un insostituibile mastino che rispondeva al nome di Massimo Crippa, quel giorno, fu risparmiato. La sua proverbiale grinta sul terreno del “Mirabello” sarebbe stata utile per vincere. Il centrocampista, nel dopo partita, ammise che le sue condizioni erano perfette e che avrebbe potuto essere tra i titolari. Insomma, fu un derby falsato, sciatto. Forse, anzi, sicuramente, influì il volere dello sponsor, che, in quella dannata stagione (dopo poche settimane perdemmo la Coppa delle Coppe, in finale, contro l’Arsenal) decise di comparire, pur con marchi diversi, sia sulle magliette del Parma che su quelle della odiatissima Reggiana. Le teste quadre vinsero e, grazie a quei punti regalati dai cugini di Parma, a fine campionato si salvarono da un’amara retrocessione in serie B.
Il terremoto che si sollevò nella tifoseria parmense, all’indomani di questo episodio, fu catastrofico. Molti abbonati alla Nord strapparono l’abbonamento e conclusero di non seguire più il Parma Calcio. I Boys, dopo una discussione interna molto vivace e sofferta, dove emersero differenti linee di pensiero, decisero, come gruppo, di applicare lo sciopero del tifo nella successiva e cruciale partita, la semifinale europea con il Benfica, e di non cantare più per i giocatori.
Contro i portoghesi, però, visto il momento delicato della squadra, qualche vecchio esponente degli ultras impugnò il megafono e sbloccò, in parte, il tifo. Il Parma vinse e conquistò il lasciapassare per la finalissima di Copenaghen.
La domenica dopo, in campionato, si presentava la trasferta di Napoli e i Boys organizzarono la trasferta nel capoluogo partenopeo con modalità organizzative che i “contestatori interni” da tempo criticavano.
Fu la classica goccia d’acqua che fece traboccare il vaso. L’emorragia di iscritti al gruppo dei Boys fu ampia. Fra chi sbattè la porta, non condividendo il comportamento assunto, figuravano esponenti di spicco della tifoseria curvaiola e l’intera sezione di Sorbolo, paese sul confine reggiano, da sempre frangia dura e contestatrice.
Il motivo di un nome - Attorno a queste colonne che avevano preso le distanze dall’impalcatura generale dei Boys, nacque un nuovo gruppo. I fondatori lo battezzarono con un nome significativo, POTERE CROCIATO, e scelsero come simbolo l’antica croce nera su sfondo bianco, originario stemma, fin dal 1913, dell’allora Parma F.B.C. La scelta di denominazione ed emblema sintetizzava alla perfezione gli orientamenti guida della neonata formazione ultras. Autonomia economica e di pensiero e valorizzazione delle tradizioni parmensi, in particolare quelle legate al calcio, erano i pilastri su cui i nuovi profeti Crociati fondarono la loro missione. Da subito cominciarono la loro avventura rendendosi visibili allo stadio appendendo e sventolando soltanto vessilli Crociati. Poi, diedero vita ad iniziative, alcune singolari, per cercare di concretizzare i loro obiettivi. Fra questi spiccava il ritorno sulle spalle dei giocatori della vecchia maglia Crociata e il rinverdire dei valori ultrà in una città dove, più che in altre, con il tempo, questi stavano lentamente scomparendo.
Potere Crociato espose le proprie idee in un giornalino distribuito nella curva Nord del Tardini, che diventò, ben presto, un contenitore aperto al contributo di tutti, pure dei dissenzienti alla condotta del gruppo. Così, sulle colonne dell’originale fanzine, dal taglio innovativo ma dal carattere antico e “brigatistico”, trovarono spazio dibattiti mai prima di allora disputati con l’intervento di ultras, ma anche di calciatori, tifosi frequentatori di altri settori dello stadio, giornalisti, manager, dirigenti. Gente che voleva, come Potere Crociato, restaurare quel clima genuino del calcio e del tifo che a Parma si era smarrito, per diversi motivi, soprattutto “commerciali”, dopo i primi anni trascorsi nella massima serie del football nazionale.
Se il giornalino era il mezzo di comunicazione dell’ideologia dei predicatori Crociati della Nord, alcune loro trovate, nel corso di questi otto anni, ne hanno rappresentato il braccio concretizzatore. Come non rammentare le iniziative singolari adottate per combattere le loro battaglie ?
La maglia Crociata - Prima, un referendum dall’ esito schiacciante a favore del suo ritorno. Poi il blitz della maglia regalata ai giocatori. Come dimenticare anche l’ invito a tutti i tifosi del Parma Calcio di bersagliare la sede della società ed “Emporium”, il suo negozio ufficiale di merchandising, chiedendo di metterla in vendita. Infine, la raccolta di firme, con lo slogan “ Alla ricerca della maglia perduta”, da accompagnare a una lettera di richiesta al presidente Stefano Tanzi per il suo utilizzo, almeno una volta, durante la stagione calcistica. Ci sono voluti anni di confronto e proposte, ma un primo successo Potere Crociato lo ha incassato. Se il Parma, a sorpresa, nell’ ultima giornata del suo decimo campionato di serie A, è sceso sul terreno del Tardini, contro il Lecce indossando la casacca Crociata, il merito è del Potere e del movimento d’ opinione che il gruppo ha scatenato in città. Quelle maglie, commercializzate dalla società ad “Emporium”, sono andate esaurite e risultano essere le più apprezzate dalla clientela dello “store”. Stessa affermazione riscossa da Potere Crociato sono le centinaia di bandiere e di magliette Crociate che, dal 1994 stanno moltiplicandosi in Curva Nord, ma non solo nel tempio del tifo di Parma. Un altro risultato, seppur più umile, è l’ apparizione sulle tessere dell’ abbonamento al Parma per la stagione 2002/2003 di un Massimo Barbuti d’ annata vestito da Crociato. Sono traguardi non indifferenti, perché scardinare i convincimenti puramente affaristici della Parmalat e dei suoi proprietari e far cambiare rotta alle loro strategia di comunicazione-business non è roba da poco. La causa Crociata, dunque, è stata sostenuta e diffusa, ma per il gruppo dei suoi missionari non è ancora giunto il momento di abdicare. L’ appetito vien mangiando e il movimento d’ opinione Crociato, ormai, in città, si è fatto sempre più corposo. La battaglia continua . . .
No al calcio moderno!!! – Potere Crociato è stato uno dei primi gruppi ultras italiani, nel 1996, ad essere lungimirante e a intravedere, già allora, quali fossero i nuovi nemici dei tifosi più genuini e arditi del calcio: farne uno show mediatico, freddo e privo d’ emozioni, inesauribile macchina da soldi. Il gruppo parmigiano, afferrato il pericolo, cominciò a contattare esponenti di altre formazioni ultras e a dar corpo a un filone di pensiero e d’ azione, a livello nazionale, che, in questi anni, ha accomunato e coeso i ragazzi di molte, se non tutte, le Curve d’ Italia, storicamente divisi da campanilismo e rivalità, sotto un’ unica bandiera, quella della purezza di uno sport unico nel trasmettere batticuori di gioie e dolori. Potere Crociato, con il suo manifesto contro il calcio moderno, redatto in tempi non sospetti, ha fornito spunti decisivi, fondamentali, per dispiegare e tendere questo filo conduttore. Il tempo ha dato ragione, ancora, ai profeti Crociati, ma anche per questa opera di apostolato, la battaglia prosegue. . .Il pallone dei miliardi si sta sgonfiando. Potere Crociato, precursore del motto “No al calcio moderno!!!”, ha tagliato il traguardo dell’ alleanza fra gli ultras, ma gli agguati di chi vuol rovinare questo spettacolo per trarne solo denari è dietro l’ angolo.
Autonomia economica – E’ il segreto di Potere Crociato. La sua forza sta nelle idee e nello spirito che le sostiene. Il Potere Crociato mai ha voluto, chiesto e ricevuto aiuti economici dal Parma Calcio. Il gruppo si è sempre autofinanziato, grazie alla vendita di materiale Crociato e alle offerte spontanee di tanti simpatizzanti. Le modeste entrate vengono utilizzate soltanto per avverare sogni e iniziative a sostegno e diffusione della Causa Crociata. I bilanci sono mediocri e spesso piangono. Mai desiderato, domandato e avuto agevolazioni per l’ organizzazione delle trasferte, che vengono allestite a prezzi proibitivi, i più costosi fra quelli proposti dai gruppi organizzati di tifosi del Parma Calcio. Tant’è che il seguito, anche se i simpatizzanti e gli estimatori del gruppo sono a centinaia, è sparuto, ma orgogliosamente e puramente Crociato.
Lo striscione scomparso e il
“gruppo di amici ultras” – Una delle ragioni della scomparsa dello
striscione storico di Potere Crociato, dalla stagione 2000/2001, è legata a
questo aspetto. Difficoltà economiche, quindi trasferte in pochi, alcune delle
quali, fra le più proibitive per i costi, saltate. L’ ala estrema del gruppo
ha reputato opportuno che, per buon senso, il vessillo non apparisse più in
alcun stadio. Così il Potere Crociato da “gruppo ultras” è diventato un
“gruppo di amici ultras”. Ognuno con la propria bandiera Crociata,
identificativa del quartiere, del paese, della località, della città da cui
proviene, da appendere in Curva quando si è presenti,senza l’ impegno
“istituzionale” del “gruppo ultras”. L’ avventura, però, va avanti,
con la stessa determinazione e gli stessi principi del 1994. Sono trascorsi otto
anni ma quelli del Potere Crociato ci sono ancora, sono ancora presenti,
parlano, si cronfontano, diffondono. Hanno trovato nuovi amici con molte
convinzioni comuni, e, insieme,si sono abbracciati nel SETTORE CROCIATO.