Il romanzo della magliettona Crociata

 

L’idea lampeggiò, durante l’estate di cinque anni fa, nella testa lucida, ma molto fine, di ‘Ugo’ da Sorbolo, figura storica del Potere Crociato.

‘Ugo’ la butto lì, in una delle riunioni estive del gruppo, all’alba di un nuovo campionato. La sua proposta era valida e bellissima. Per due motivi. Si completava alla perfezione con idee e obiettivi perseguiti dalla nostra compagine (ritorno alle origini, valorizzazione delle tradizioni, amore per una maglia mai dimenticata). Si costruiva qualcosa di unico in Italia, uno strumento del tifo calcistico da Curva che nessun’altra tifoseria, fino ad allora, aveva confezionato.

La proposta consisteva nel realizzare un gigantesco bandierone, di quelli da stendere sui capi dei tifosi, a forma di maglia Crociata.

La splendida intuizione di ‘Ugo’ piacque e fu applaudita, ma, purtroppo, come tante altre buone ispirazioni sorte dalle menti di quel gruppo, non si concretizzò immediatamente. Si scontrò con il grande limite di una formazione ultras che dal 1994 aveva deciso di vivere e sostenersi in piena autonomia, i mezzi economici. Quei pochissimi spiccioli della cassa del Potere, raccolti vendendo, per scelta, un limitato numero di materiale (magliette e bandierine), bastavano appena per stampare il volantino di “diffusione della causa Crociata”. Risorse per l’idea di ‘Ugo’ non ce n’erano. La magliettona Crociata rimase un sogno.

Nella stagione successiva fu come ricevere un pugno nel cuore, quando gli ultras dell’Udinese srotolarono sopra le loro teste un bandierone bianconero, che riproduceva, con tanto di sponsor, la maglia della squadra friulana.

Ci sentimmo, ‘Ugo’ in primis, come scippati della primogenitura di quell’invenzione. Dentro di noi divenne come un tarlo, che ci rodeva l’animo in continuazione. Fu una sofferenza interna, segreta e continua, che, ogni tanto, nei nostri discorsi emergeva con un velo di tristezza.

Quel rimpianto affiorò, puntualmente, quest’anno, una domenica di marzo, in un momento di esaltazione generale. Il Parma aveva appena battuto la Lazio allo stadio ‘Ennio Tardini’. La squadra di mister ‘Prando’ aveva cominciato a volare. I vessilli Crociati e le maglie antiche del Parma Fbc pullulavano in Curva Nord. L’idea di ‘Ugo’ venne a galla, per l’ennesima volta, durante il nostro consueto conciliabolo del dopo partita. Dalla discussione si levarono i soliti problemi tecnici e finanziari sulla realizzazione dell’opera, dovuti all’organizzazione del gruppo, che nel frattempo era diventato Settore Crociato dalla fusione con i Mat p’r al Parma, mantenendo il suo spirito autonomo e, con questo, una cassa alla soglia della sopravvivenza.

Nell’aria, però, quel giorno di primavera, c’era qualcosa di frizzante, un entusiasmo particolare. Un’eccitazione che si tramutò in carica esplosiva quando ‘Lukino’  fece uscire dalle sue labbra una frase che ci sorprese favorevolmente. Disse: “Non preoccupatevi, ci penso io. Trovatemi la stoffa bianca e nera. Datemi le misure. La magliettona Crociata la preparo io, o meglio, mio padre”. Rimanemmo tutti a bocca aperta. Avevamo fiducia in lui, perché è un ragazzo concreto, che agisce per il bene comune del gruppo, che quando dice una cosa la fa. Avevamo ancora negli occhi e nelle menti lo striscione del Settore Crociato che ‘Lukino’ l’anno prima, a nostra insaputa, fece cucire al padre. Arrivò una domenica con un sorriso stampato sul viso e ce lo consegnò come si fa con i regali per una ricorrenza particolare di qualcuno a cui si è affezionati. Questa volta si trattava, però, secondo noi, di un’impresa titanica per il signor Germano (questo è il nome del padre del nostro amico), che è armato soltanto di una piccola macchina da cucire ‘Necchi’. Il bandierone che sognavamo aveva dimensioni enormi rispetto a un semplice vessillo. ‘Lukino’ insistette al punto che ci convinse. Stringemmo i cordoni del nostro bilancio. Riuscimmo a spremere i soldi necessari per l’acquisto del tessuto bianco e nero. Demmo le coordinate delle misure a ‘Lukino’ e attendemmo pieni di speranza  il capolavoro del signor Germano.

Il padre di ‘Lukino’ ci lavorò per un mesetto, nelle frazioni di tempo libero, giorno e notte, con impegno e passione. La loro abitazione, in quel di Colorno, nella Bassa, vicino al Grande Fiume Po, si trasformò in una sartoria di alto lignaggio. Ogni spazio era occupato da ritagli, scampoli e brandelli di stoffa. Lì, si consumò mano d’opera sartoriale, perché Germano curò ogni dettaglio, imbastì una magliettona Crociata da capogiro. Roba d’alta moda. Eleganza estrema. Il padre di ‘Lukino’ la considerò un bene prezioso, perché sapeva quanto stava a cuore a tutti noi. Così, per quell’oggetto di valore, realizzò pure un borsone ‘ad hoc’ per facilitarne il suo trasporto.

Il miraggio del bandierone a forma di maglia Crociata in questo modo divenne realtà. A cinque anni dallo scintillio della testa di ‘Ugo’ da Sorbolo e a quattro da quella degli udinesi, con cui questa parmigiana, più sudata e frutto di passione, immacolata dagli sponsor, non può neppure essere paragonata.

Debuttò sabato 19 aprile 2003, al ‘Tardini’, accompagnata da uno dei motti del Settore, “Una sola storia, una sola maglia”. Si giocava contro il Torino. Si vinse. Alla faccia di chi sostiene che quella croce nera è simbolo di iella, perché vestita dai giocatori del Parma in epoca di minor blasone del ‘club’. Era il sabato della Pasqua cristiana. Una coincidenza, ma ci fu chi diede una interpretazione tra il sacro e il profano. Con quel gesto si celebrò la resurrezione Crociata. Non a caso, quando fu dispiegata sui capi dei ‘curvaioli’ parmigiani, un lungo applauso si alzò da ogni settore della platea del ‘Tardini’, come se quella maglia, dimenticata da anni nei magazzini della società Parma Calcio, per merito di ‘Ugo’, ‘Lukino’, Germano e tutto il Settore Crociato fosse vestita da una tifoseria intera.