ERNESTO CERESINI

IL PRESIDENTE PIU' AMATO

"MORTO SUL CAMPO"

A UN PASSO DALLA "A"

 

"Era un mio amico"
 

Ernesto Ceresini era un mio carissimo amico. Più giovane di qualche anno, lo avevo scoperto tra i sostenitori dell'Istituto tecnico 'Macedonio Melloni' (che frequentava, così come il sottoscritto) durante le partite studentesche. Un ragazzino, che inseguiva il diploma di geometra, per proseguire quella che era un'attività di famiglia, l'edilizia. Suo padre era capo-mastro. Un ragazzino simpatico ed entusiasta, un piacere averlo amico. Poi ci eravamo perduti di vista. La guerra, il dopo-guerra, professioni diverse, scarse opportunità di incontro. L'avevo ritrovato casualmente in piazza della Steccata in una caldissima mattinata di luglio del 1976. Lui ormai imprenditore affermato, io... giornalista. Mentre si cercava qualche angolo di ombra, per sfuggire al sole dardeggiante, Ernesto mi aveva 'gelato' con questa frase: "Sai, sto per diventare il presidente del Parma Calcio. E' stato soprattutto il dottor Giorgio Orlandini a convincermi: ci ho pensato molto, ma ho finito per accettare, anche per reagire a un grave lutto familiare e trovare qualche motivo di evasione". Poi, tutto d'un fiato, una domanda: "Che cosa ne pensi? Ho fatto bene?". Sul momento ero rimasto titubante. Il Parma veniva da un brutto momento, appena retrocesso dalla serie B, con dirigenti che già si erano sottoposti a sacrifici personali non indifferenti e che volevano, a ragione, passare la mano. Insomma, una situazione non facile, ma avevo subito avuto fiducia in quel vecchio amico ritrovato: "Hai fatto bene. Parma ha bisogno anche di una buona squadra si calcio. Sono sicuro che ce la farai". Poi, mi ero sentito in grave imbarazzo, quando, nel corso degli anno, l'altalenante comportamento della squadra, le sgarbate reazioni dei tifosi e le critiche non sempre serene della stampa avevano più volte portato Ceresini sull'orlo della rinuncia. Mi sentivo in parte... correo in situazioni delicate, che fra l'altro non portavano certo sollievo alle sue precarie condizioni di salute: in fondo, anch'io lo avevo incoraggiato ad assumere la presidenza. Capivo il suo dramma, e, negli spazi che il giornale mi concedeva, mi sforzavo di sostenerlo, di far capire agli sportivi l'importanza della sua presenza, in una carica senza alternative valide. Il tempo gli ha dato ragione e per la prima volta nella sua storia il Parma, fatto da lui, ha raggiunto la serie A a girone unico. L'avverso destino non gli ha concesso - per soli pochi mesi - di gioire per il grande successo. Ernesto Ceresini è infatti mancato nel mattino del 4 febbraio 1990 e, ulteriore offesa della sorte, proprio mentre la squadra stava attraversando il periodo meno felice, fatta bersaglio anche delle ingiustizie della... giustizia sportiva. Un grande conforto, comunque nelle celebrazioni della vittoria, la sua immagine si è stagliata più alta di tutte le altre, a guardare e a gioire, dall'alto.

Aldo Curti

Il Parma


Questo ricordo di Ernesto Ceresini è tratto dal libro di Aldo Curti e Gianfranco Bellè 'Tutto il Parma minuto per minuto - Finalmente la serie A' edito da Azzali nel giugno 1990 e dedicato proprio al presidente scomparso: "A Ernesto Ceresini che con passione, sacrifici e caparbietà ha inseguito la promozione in serie A".