BRUNO MORA

BRUNO MORA

IL CAMPIONE PARMIGIANO

AL SERVIZIO DEL PARMA CALCO

Quando il ‘Tardini’ si riempì per il suo debutto con la Maglia

Parmense-Fanfulla, allo stadio ‘Ennio Tardini’, ottava giornata del campionato di serie D (la stagione della doppia denominazione, del ritorno, nel gennaio millenovecentosettanta, al nome di Parma e alla Crociata, come dal 16 Dicembre 1913). Quel giorno, il sedici novembre millenovecentosessantanove, più di dodicimila parmigiani invasero legradinate del campo di piazzale Risorgimento, per ammirare, finalmente, quel loro concittadino diventato campione, nato nell’Oltretorrente, difendere la Maglia della squadra di pallone della propria città, la quale, quindici anni prima, lo bocciò perché ritenuto “troppo magro”. Fu una vittoria per tre a zero, con tripletta di Orazio Rancati. Due di quelle marcature nacquero dagli spunti di quel loro figlio, di quel loro fratello, il quale ebbe i natali in borgo San Domenico. Rispondeva al nome di Bruno Mora. E’ stato il più grande talento che Parma calcistica abbia mai avuto. A diciassette anni, dopo aver tirato i primi calci nella Giovane Italia e la bocciatura del Parma Calcio, ilsuo maestro Ugo Canforini lo portò con sé nel Bozzolo, nel Mantovano. Quindi, a venti, iltrasferimento in un ‘club’ di serie A, la Sampdoria, e, a ventitre, iltesseramento con la Juventus per una cifra allora, nel 1960, clamorosa (duecento milioni di lire). Poi, dopo due stagioni, il Milan. Ventuno presenze in Nazionale A (fu il primo calciatore parmigiano a indossare la casacca azzurra dell’Italia) con quattro gol e una partecipazione ai Mondiali (quelli del 1962 in Cile). Sessantadue reti siglate nella massima divisione e due scudetti vinti (nel 1960/1961 con la Juve, nel 1967/1968 con il Milan).  Un trionfo in Coppa Campioni (Milan) e uno in Coppa Italia (Milan). Era un’ala destra tradizionale la quale, nel suo ruolonon aveva rivali. Un grave infortunio (frattura scomposta di tibia e perone, causata da uno scontro di gioco con il portiere del BolognaGiuseppe Spalazzi), il quale gli precluse la partecipazione ai Mondiali del 1966 in Inghilterra e, di fatto, gli compromise la prosecuzione della carriera ad alti livelli. Finì la carriera nel Parma Calcio, concorrendo alla promozione in serie C. Poi,dal 1976, si mise al servizio del sodalizio calcistico cittadino come responsabile etecnico del Settore Giovanile. Forgiò Carlo Ancelotti. In prima squadra, sempre in serie C, fu il vice di Cesare Maldini e di Tom Rosati, mentre fu chiamato a sostituire, dopo i loro esoneriTito Corsi dalla trentatreesima giornata della stagione1976/1977, e Giancarlo Pantera Danova dalla ventiduesima dell’annata 1982/1983. Durante quest’ultima esperienza fece debuttare, direttamente dal vivaio, Stefano Pioli  e Nicola Berti. In città, diventò socio, insieme ad altre nove persone, tra cui Alberto Michelotti, del circolo della Giovane Italia, la sua prima squadra da bambino, ospitato nella vecchia sede del Pci, quando il partito traslocò e si dovette trovare una nuova dimoraMorì giovane, a quarantanove anni, per una grave malattia, il dieci dicembre millenovecentottantasei.

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