Trasferta
a Torino in auto al seguito del
Parma Calcio. E' un modo
come un altro per trascorrere un sabato italiano. C'è
chi si diverte andando a far 'shopping' e, poi, in
discoteca e chi, come noi, fedeli della
Maglia, a seguirla
dove essa corre lungo un prato per il gioco del pallone.
Da qualche stagione ci hanno imposto, talvolta, che si
giochi nel giorno prefestivo. Noi non facciamo una
grinza. Siamo fedeli e basta. Si fa di tutto per
esserci, anche al sabato. Se la prossima stagione sarà
serie B (tocchiamoci i cosiddetti), dove ormai si gioca
ritualmente nella giornata che anticipa la domenica,
beh, noi non abdicheremo. Sempre lì, al
'Tardini' come nei
viaggi lungo la penisola, a sventolare
la Bandiera e a spingere la nostra squadra che quel
vessillo simbolo di una
comunità intera dovrebbe onorare, ma non sempre,
ahinoi, purtroppo, é così. Stavolta, in questo sabato
pomeriggio soleggiato, anteprima della primavera, il
viaggio al seguito del 'club' che porta il nome di Parma
prende il via da quel di San Geminiano, ridente località
in territorio di Monticelli, con un paio di birrette
sorbite per assestare i residui di un
venerdì sera che ancora si fa sentire nel corpo di chi
ha consumato bagordi di ogni tipo. La strada verso
l'anticipo programmato dalla Lega Calcio all'imbrunire, all'ombra della
Mole, prosegue, considerata la nostra partenza anzitempo
per un eccesso di prudenza, con cadenzate tappe in quasi
tutti gli autogrill disseminati lungo l'arteria
autostradale Piacenza-Torino.
Nell'ultimo della serie intercettiamo il mitico
pullman-ristorante targato Giorgio Iotti da Monticelli
Terme,
vicepresidente del Coordinamento dei Parma Club. La
tavola imbandita è il solito spettacolo di cui
approfittiamo, con tutta la simpatia che nutriamo nei
confronti di Giorgione e dei suoi accoliti. L'arrivo
all'Olimpico torinese è sorprendente. Nel senso che, a
differenza della scorsa stagione, le forze dell'ordine
consentono di parcheggiare le nostre auto all'interno
dello spazio in cui vengono dirottati anche i pullman
dei tifosi ospiti, probabilmente
memori di alcune incursioni non proprio benevole della
tifoseria di casa nei nostri confronti nel dopo partita
dell'anno passato. Il
nostro anticipo sull'... anticipo è molto largo. Se ne
approfitta per continuare il cammino intrapreso a San
Geminiano, con un altro paio di birrette da
gorgheggiare, in un pub adiacente il settore dello
stadio a noi riservato, prima di mettere alla prova ugole e corpo
nelle tipiche gestualità del tifo. Nell'attesa non
si può non ammirare, come al solito, il deprimente
ambiente di città come Torino, la tristezza che
quartieri come quello in cui è incastonato l'Olimpico,
ossia l'ex Comunale, a ridosso, comunque, del centro
storico, trasmettono, con il sorgere spontaneo di una
domanda che, in tutti, tra i sorrisi, si fa frequente:
"ma dove svolgono le riunioni di condominio, forse
all'interno dello stesso stadio?".
Sulla partita, sul suo svolgimento (Parma in vantaggio
per 4 a 1) e sul suo risultato (pareggio per 4 a 4, con
il rischio, addirittura, di perdere 5 a 4 nel finale) é
meglio sorvolare. E' stata una
fiera, come é il
Parma Calcio di quest'anno in tutte le sue componenti.
Dal vertice societario (proprietà e presidenza) in giù.
Fiera, intesa come mercato, confusione, caos. Come
quello che fa perdere la ragione, in situazioni del
genere, anche a noi tifosi. Oltre il Novantesimo il
ricordo, con un ghigno di riso, va a quel personaggio di
fede Crociata che sugli spalti del comparto dove eravamo
posizionati ha scaricato tutta la colpa a
mister Di
Carlo, il quale di negligenze, peccati e mancanze a
proprio carico ne ha a iosa, reo, a suo plateale dire,
di aver mandato in campo dalla panchina Luca Cigarini. Mah,
il giovane centrocampista del nostro vivaio, "la sughè
trenta second!!!". Stampato nella memoria della mia
storia da tifoso rimarrà, però, indelebile, lo stato di
shock e di forte sconvolgimento che ha colpito tutti
noi, Crociati al seguito, quelli che, fedeli alla
Maglia, la inseguono, la incalzano, la tallonano ogni
giorno, anche quando galoppa per conquistare la vittoria
al sabato pomeriggio. Per scrollarsi di dosso un trauma
del genere, non ho potuto far altro che chiudere il
cerchio della giornata al di là dell'Enza, in quel primo
lembo
di
territorio reggiano che pullula di parmigiani, al
celebre 'Fuori Orario' (mai sigla fu più azzeccata per
rappresentare l'esito di questa giornata da tifoso), in
compagnia di un amico e di due ragazze anglosassoni, le
quali bevevano più di me. Uno svago che non é servito a
dimenticare il colpo al cuore infertomi da chi, in ogni
ruolo, dovrebbe conferire prestigio alla nostra Maglia.