Fuori Casa

Stagione 2004/05

SIVIGLIA -  PARMA

Crociati corsari nell’Oceano
 

Il mio corpo ‘marchiato’ indelebilmente dalle fronde dell’amore nient’altro è che una mappa geografica, una cartina tornasole invasiva della mia sfrenata e irrazionale passione ‘brucia-sinapsi’ per quello che è diventato il plotone d’esecuzione Crociato (vista la facilità con cui cadono frontalmente come sciami di mosche trattate con prodotti ‘piretrici’ le schiere avversarie).
Una mappa interiore ricca di fiordi e insenature (le mie budella) levigate e corrose da libagioni e bevute, vere e proprie agenti patogeno-atmosferici protagonisti dei mutamenti biologici e geologici della mia crosta terrestre (stomaco e intestino), ma grazie ai quali la voce si leva roboante e possente trasbordante melodie prima di ogni scontro.
Una mappa dominata da imponenti picchi rocciosi, le simultanee ‘erezioni’ frutto visivo delle ferite chirurgiche perpetrate dagli avanti gialloblu che con precisione autoptica eseguono ‘scalpi’ alle retroguardie opposte, quasi pacchiane, nel tentativo di ostruire le manovre belliche abilmente orchestrate nel back-stage dal nostro Gandalf bianco (Gede), finendo per accelerare la loro naturale fase di trapasso.
Una mappa ondeggiante, vista la presenza di ampie vallate gradualmente scoscese su cui tremule e zigzaganti lacrime (che le ghiandole dell’amore secernono), risultanza emotivo-cerebrale di esposizioni prolungate ai fumenti sprigionati dallo scrigno dei sentimenti, lambiscono con la levità propria di corsi d’acqua dolce le gote temperate dal fuoco alimentato dall’innaturale pressione sanguigna (ogni qualvolta il pallone tatua la rete).
Una mappa fitta di una vegetazione arborea (capelli) da emisfero australe, mossa….quasi shakerata da correnti atlantiche incontrollate atte a sconvolgere beffardamente la rosa dei venti (la passione che mi richiama sull’attenti a orari antelucani e mi fa marciare nonostante giunture ossee dalla motilità anomala e uno scheletro corporeo sempre più ricurvo (su cui poggiano zaini rigonfi di striscioni).
Una mappa corredata ai margini da cromate aurore boreali dalle tonalità progressive (a canna d’organo) stagliarsi nel cielo cranico che accompagnano il mio riposare al termine di queste epiche battaglie e che fanno da lume polare nel mio volgere al risveglio per guidare i miei incerti passi. Tutto ciò rende la mia apparente e insipida esistenza un fatto speciale, divengo ‘Deus ex machina’, feudatario di terre immortali (Curve e settori ospiti). Tutto ciò mi rimette in asse con le variabili matematico-fisiche terrestri, donandomi linfa e vigore nello ‘sbattere’ denti e gengive sui problemi di cui generoso è il quotidiano e mi colloco in una dimensione ancestrale (sospinto da saperi antichi) auto-investendomi con paramenti liturgici (sciarpe e vessilli arrecanti i colori sociali) di una condizione super partes simbolicamente a controllare le sorti del mondo.
Il Santo Graal su cui soventemente poggiano le mie labbra annulla d’incanto l’acido lattico ‘confezionato’ dai muscoli e fa si che il mio peregrinare verso il ‘non plus ultra’ scalfito sulle colonne d’Ercole (biglietterie degli stadi) che flebilmente segna il confine tra il mondo conosciuto (turno Uefa precedente) e l’ignoto (il successivo) possa continuare.
Al terzo cantar del gallo… - Ragion per cui giovedì dieci marzo anno del Sacro Crociato Impero duemilacinque, al terzo cantar del gallo (ma dai Giuda miei compagni di viaggio non verrò tradito), alle 03.35 (antimeridiane…avete inteso bene), sfidando le leggi di gravità conquista e vanteria dell’era moderna guidato da qualche oscuro mòloc appollaiato sugli arredi della mia stanza inizio ad aleggiare a qualche centimetro dal suolo con occhio ebbro di ipnotica felicità in preda a un’imbarazzante sede di conquista e distruzione tramandatami dai miei avi (padri fondatori della civiltà Cananea) il cui culto dichiarato prevedeva sacrifici umani con notevole esborso di sangue (trattamento da riservare alle milizie sivigliane). Dopo un rapidissimo quasi impercettibile spuntino a base di liquidi zuccherati (non vorrei svenire alla guida), prendo posto sulla mia nera quadriga (Citroen C3) e mi dirigo quasi fosse un warm-up di Formula 1 verso il casello autostradale di Fidenza, dove cinque tra i peggiori border-line del circondario, motori accesi, mi stanno aspettando. Alle 04.20 iniziano le operazioni di punzonatura col numero 1 (come il vecchiaccio protagonista del bunkeriano Alan ford) Jack “ubriacante ha gognato nel gruppo”, con il numero 2 Bonny “Galateo intestinale” da Varano, con 3 MM “Pulsantone di morfina” da Case Contini, il 4 viene appioppato al Bozze, vero “Bronzo di Riace” fidentino, per quanto concerne il 69 viene riservato ex-aequo a quei due ghiotto-mattacchioni di Edy e Bubu, vista la figura principe che prediligono nella fase di inserimento copulatorio. Conveniamo all’unanimità che l’autostrada è deserta ai confini del mare (tanto che sembra materializzarsi sul cruscotto il ghignone Ray-Bannato di Antonello Venditti) per cui con il tempo record (degno dei migliori piloti british della Raf) di 1h.05’ siamo già nell’area hospitality dell’aeroporto di Uh Uh Bergamu Orio al Serio. Come un automa vista l’esperienza europea che la mia ‘fedina’ ha maturato nella corrente stagione calcistica espleto velocemente le formalità burocratiche di chek-in e palpeggiamento. Per cui alle 06.48 appoggio le mie abbondanti chiappe sui sedili yellow-blue del rapace metallico battente bandiera irlandese (Boeing Rayan-Air). Ad un tratto una tremula e nasale voce (che io riconosco di essere di Mildred, la moglie di Gorge a bordo del sidecar e agghindata con gli occhialini da fabbro che l’hanno resa famosa) dall’altoparlante ci segnala che “grazie” a un improvviso sciopero dei controllori di volo a Marsiglia (probabilmente impegnati in una lotta di sumo in mezzo al loro sapone) il velivolo schioderà il carrello dalla pista alle 07.50 (un’ora esatta dopo l’orario convenuto). Per un attimo vesto la blusa di Ciro Menotti (noto cospiratore modenese) e alzando l’indice destro pronuncio: “Quando cazzo verrà promulgata la legge che penalizza con sanzioni pecuniarie accessorie le compagnie che non rispettano gli orari stampati sulle carte d’imbarco???”. Questo auto-estemporaneo tentativo di clonare un moto carbonaro nient’altro è che un fiasco anche perché mezzo aereo è in ‘ronfa’ (il sole infatti non ha ancora spalancato le fauci sul creato). Pertanto una volta messomi i propositi rivoluzionari nel pertugio rettale, decido di schiacciare un sonnellino. Questa dose narcotica-fulminante mi avviluppa per inerzia visto che la sorte è stata ingenerosa (sono infatti inscatolato sul modello tonno insuperabile tra due panzer bomenigh, lontano dal finestrino…..e io mestamente senza visuale non so restare). A un tratto l’ululato dei motori mandati a regime mi fa sobbalzare….il decollo è imminente!!! Nonostante la ‘tegola forattinata’ del ritardo, il volo privo di perturbazioni si consuma velocemente e alle 10.15 siamo già a scarpinare in terra Andalusa.
Ammaliati da Siviglia - Siviglia come una Musa priva di inibizioni si concede a noi in tutta la sua fascinosa luminescenza architettonica (di chiaro stampo moderno) catturando gli sguardi straniti di noi individui rurali abituati agli obbrobri edilizi italiani di impronta agricolo-utilitaristica (che tanto mi fanno vergognare una volta varcati i confini nazionali). In questo agglomerato urbano, che dati geografici alla mano è popolato da non meno di 700.000 anime, le strutture funzionali non sono una ‘chimera’. Vi è un abbondare di ampissime strade su cui si adagiano chilometrici marciapiedi, mentre geometricamente ordinati ai lati è un trionfo di condomini e palazzoni adibiti ad attività del terziario stratificati su non meno di quindici piani, per non parlare della fascia fluviale (paragonabile per dimensioni al Po), che lambendola al centro con le sue scintillanti acque la impreziosisce alle nostre orbite di quell’alone da ‘magone-romantico’ di cui tutti dovrebbero avidamente cibarsi almeno una volta nella vita. Notiamo con stupore che il secondo sport Sivigliano è il canottaggio…una cospicua flotta di atleti in abiti multicolore si sta allenando con profitto sulle imbarcazioni care a Bisteccone Galeazzi. Dopo queste divagazioni di carattere statistico, decidiamo con ilo piglio dei giorni migliori che è tempo di intercettare l’hotel Macarena, ove abbiamo appuntamento con il nostro mantra salvifico Yoyolone Hotti, che, oltre a covare la busta contenente i preziosi tagliandi di ingresso allo stadio, si dice abbia una conoscenza altamente competitiva (da far schiumare rabbia il duo da piadina Frige-Fochetti…Videoleggenda ringrazia) dell’ambaradam notturno…(ah..sì…oh…uh…insomma ci siamo capiti).
Tra una dozzina di strade prese a casaccio e gli sfottò di un edicolante (vessillo biancorosso agitato a mo’ di ventaglio) all’angolo dell’Avenida Nacional agganciamo il primo taxi (nel vero senso del termine visto che rimango impigliato con il lembo della felpa alla maniglia del portellone rischiando di farmi trascinare come accadeva ai banditi di infimo rango nel West quando cadevano dalle diligenze). Grazie al viejo espanòl giungiamo all’agognata meta e oltre a Yoyolone troviamo anche due habitaciones libere. Nonostante i miei improperi mugugnati in stile pentola dei fagioli sul fuoco per lo sforzo eccessivo dell’albergo, il gruppo all’unanimità decide per il pernottamento. Fortunatamente ho modo di ricredermi poco dopo in quanto le stanze sono stupende, ricche di comfort e pulizia (Tv satellitare, bagno con idromassaggio, per non parlare di un divanetto dalla forma tricliviare in velluto blu elettrick che fa tanto film porno). Grazie a questo repentino calo di tensione, una volta sciolti gli ormeggi puntiamo con la nostra livida opulenza verso la calle dei ristoranti.
L’offerta è abbastanza variegata, per cui dopo un rapido Bim Bum Bam…in sfregio ai nostri trascorsi da Lupetti ci appostiamo in un angusto localino gestito da due nine (una gorde…l’altra con il ‘cosciume’ in evidenza) che con mimica amabile recitano cantilenando il menù. Ordiniamo di tutto un po’ con l’arroganza atavica propria dei commercianti di bestiame texani, quello che ci impressiona è la celerità del servizio (che avessero i piatti già pronti solo da scaldare?…Camillo Langone e Chichibio inorridirebbero dico io). La vera ‘botta sulla coppa’ ci viene data dall’altamente corposo e gradato vino (già alla seconda boccia stanno per levarsi soavi i repertori canori) Una volta adempiuto il nostro fabbisogno pantagruelico luculliano (ma da integralisti dell’Arcimboldo quali siamo non ci si poteva aspettare nient’altro), inizia il balbettamento anale di Bonny from Varano, il quale continua imperterrito nell’ormai annosa querelle con la propria gastrite (chi la spunterà?…ebbene il fetido gas che cospicuo e generoso è custodito all’interno delle sue padelle ricoperte da epidermide alias natiche). Tra un farfugliamento vocale di MM, una disquisizione sul fitness del Bozze e un manifesto desiderio vaginale di Edy e Bubu, io con la leggiadria di una vestale romana decido che è tempo di ritirarsi per deliberare (o meglio defecare). Data soddisfazione alle mie tortuose interiora, insceniamo un sit-in alcolico nella hall dell’albergo strinandoci le budella con alcune caraffate di Sangria abilmente serviteci dai ‘coreografi’ dietro il bancone.
Il pronostico del pappone malavitoso - Il tiepido pomeriggio (20° circa) entra dirompente in scena e noi per non essere da meno ci mescoliamo alla folla armati della morbosa curiosità che ha permesso a Darwin di redigere la sua selezione evolutiva della specie e ai turisti giapponesi in gita premio di martoriare il cosmo con i flash delle loro macchine. Ci impossessiamo di volti, discorsi e corpi altrui cristallizzando il tutto in fermo-immagini estemporanei che speriamo vadano a rimpinguare le zone cerebrali deputate ai ricordi. Una fragranza aromatica d’agrume si dipana nell’aria ed è dolce e rilassante giocare con i radar delle narici iper-attive nell’inspirare (vi sono infatti interi viali allegramente griffati da piante cariche e generose di oro giallo). Non per niente siamo sullo stesso parallelo della Sicilia sentenzia il pratico mappamondo tascabile in nostro possesso.
Con ritmi regolari ma lenti sta per giungere la sera e noi divertendoci la inganniamo celando i nostri volti e le nostre pachidermiche sagome all’interno dei mille locali di cui questa città gioiello dell’Andalusia pullula. Diamo sfogo a tutta la nostra ‘verve socializzante’ nel proporre brindisi ai residenti vocianti ed ematicamente calienti impegnati in una interminabile kermesse collettiva a domino (equivalente della nostra briscola) tentando poi goffamente con una miscellanea di frasi mimate (da antica rappresentazione greca) di imbastire qualche discorso sulla disfida pedatoria e inscenando tragicomici pronostici carichi di speranze e aspettative, tanto che un ‘Don Chisciotte’ Sivigliano la cui altezza non è sicuramente superiore a quella di un fungo prataiolo e la cui larghezza è certamente superiore a quella di Giorgio Tosatti sente il dovere di lanciarci un terrificante anatema, preannunciando con occhio mummificato una catastrofe immane in termini di risultato finale. Per rendere l’idea del presagio da psicodramma in cui siamo precipitati…prendendo in prestito le dita di un avventore da poco entrato (non bastano infatti le due mani a far da pallottoliere) con un ghigno da pappone malavitoso ci scandisce ad alta voce un sonoro quattordici a zero (14-0). Con l’aggraziato librarsi di una cisterna di gasolio e un alito pestilenziale Bonny che ha appena aspirato come merenda d’assestamento una pizza catramata al Pomì verde, cucinataci in quarantacinque minuti da due spacciatori appena usciti da un centro recupero e inventatisi pizzaioli, ci accorgiamo dal cielo fosco e vermiglio che la sera ci ha scovati, per cui grazie a un approssimativo calcolo (consultate chi le clessidre da polso, chi la meridiana nelle mutande) stabiliamo che sono quasi le 20 (sono quasi le 20, sì…siamo quelli che guardano ancora imperterriti il telegiornale…materiale rubato agli Audio 2 senza versare i diritti Siae) ed è tempo di salire sul pullman riservato alla canuta brigata capitanata da Yoyolone Hotti che sta già sgasando all’esterno del Macarena.
Il brusio contagiante del ‘Sanchez-Pizjuan’ - Il tragitto albergo-stadio è caratterizzato e impietosito dall’attacco sclero-arterioso precoce e con galoppo di pulsantone MM che con le sue polemiche gratuite al vetriolo innesca un fuggi fuggi da ‘raglia’ verso i sedili anteriori. Da affluente secondario la massa umana si fa Oceano…infatti si delinea in lontananza la scocca dell’arena dei ‘blanco y rojos’. Una volta scesi dal torpedone con l’impavida sfacciataggine di chi ha fatto una 4x100 stile libero nella cerveza agghindati di gialloblu da capo a piè ci intrufoliamo in vecchio stile Kgb, all’interno del megastore (ricettacolo dei gadget degli aficionados sivigliani). Ammetto che, nonostante la sportività gemellata simbioticamente con la simpatia di queste etnie, qualche occhiataccia al nostro indirizzo viene lanciata. Nel frattempo il brusio di chi si è già assiepato sui gradoni dell’impianto si fa più intenso perciò tralasciati i propositi di shopping ci dirigiamo verso l’ingresso 5 come da indicazione stampata sui tagliandi. Lo stadio è popolato da almeno 35.000 sostenitori andalusi e a suggello beffa dei dirompenti propositi adamitici del gruppo (siamo praticamente tutti smaniati) una leggera pioggerellina melensa inizia a irrigare le nostre scientifiche cabezas. Riprendo conoscenza verso il quindicesimo del primo tempo (evidentemente se il ministro Sirchia vuole bandire il consumo di alcool aumentando il prezzo d’acquisto un motivo ci deve pur essere…) e noto con soddisfazione che la flotta navale gialloblu (il terreno infatti non sembra drenare in modo corretto) sta tenendo rotta e tutti remano nella giusta direzione; alla seconda bolina (30’ della ripresa) il risultato è ancora inchiodato sullo 0-0, mentre l’arrembaggio degli undici Morgan biancorossi sospinti dal maestrale dell’ardore atletico va ad infrangersi sugli scogli dalle parti della vedetta Frey.
Una volta issati Gennaker e Spinnaker su espresso ordine di Commodoro Carmignani, tentiamo anche di pungere in avanti, ma l’estremo difensore (bruto) avversario si oppone con decisione. Tra una bevuta sottocoperta e un Oh Issa collettivo, i Braccio di Ferro Crociati approdano trionfalmente nel porto di pari&patta con ottime prospettive di superamento del turno.
I supplementari alla calle Betis - Dopo una visita guidata (mani levate al cielo) sotto lo picchiettino riservatoci, i nostri eroici marinai prendono le vie delle docce e noi ‘afferrando’ che la notte è ancora giovane, assaltiamo la calle Betis (zona ricchissima di Disco Pub) per i supplementari della libidine. Anche un ‘fisico nucleare’ come il mio, abituato a somatizzare bisbocce di ogni tipo, ha un cedimento strutturale dalle fondamenta (gambe) e alle 04.00, dopo ventiquattro ore esatte trascorse in piedi, decido di spegnermi pigiando il pulsante pilota che ho incastonato sotto l’ascella.
La sveglia automatica da queste parti consiste nell’accensione improvvisa dell’impianto stereo-tv all’interno della stanza con un volume da festival del timpano, ragion per cui frastornati come se avessimo un’arnia di api all’interno del cranio scendiamo per una fiabesca colazione dolce-salata (brioches, torte, salumi e formaggi locali, salsicce) a farci da metaforico tutor anti-depressione.
Innescandoci con parametri automatizzati i processi digestivi, puntiamo a bordo dell’ergonomico bus della sera precedente verso l’ aeroporto. Puntuali come guardie svizzere in apprendistato le hostess ci ‘smistano’ ai posti e io come chicca finale di una performance dagli alti standard qualitativi ho un vivace e colorito battibecco con una di esse guadagnandomi un richiamo ufficiale del comandante (che vista la tecnica di atterraggio, scopriamo essere stato per molti anni al soldo di Bartolini in qualità di camionista) con minaccia inequivocabile di espulsione dall’aeromobile se il mio reiterato e volgare atteggiamento non fosse finito all’istante. Come sono solito rammentare, tutto il resto tatua già i tomi brossurati del nostro storico Atlante di vita vissuta.
 

Jack

 

Stagione 2004/05