Coincidenze... on the train
Andare a Milano,
a vedere la partita del mio Parma, da anni, ormai, non mi trasmetteva più emozioni.
Eppure vai nella cosiddetta Scala del calcio, ma, forse, è proprio per
questo. Perché quel palcoscenico, negli ultimi tempi, è diventato il contenitore emblema
di come stanno trasformando questo sport, da disciplina pura a spettacolo commerciale. Con
quei palchi aziendali dove puoi vedere la partita stravaccato in poltrona, tra una hostess
in minigonna, tartine al caviale, piatti di alta cucina e calici di champagne. Con quei
dee-jay che ti pompano musica da discoteca nei timpani prima della gara e durante il suo
intervallo. Con tutti gli spazi, anche i più piccoli meandri di questo grande recipiente,
occupati da pubblicità o travate pubblicitarie.
Mi ero eccitato tantissimo la prima volta del mio Parma in serie A, quattordici anni fa,
trasferta di tutta la gente della Curva Nord in treno, poi metropolitana e corteo a piedi.
Ottomila Crociati circa sul terzo anello (allora le tifoserie ospiti le mettevano lassù),
un tifo imponente che surclassava quello casalingo degli interisti. I giocatori in campo
che sembravano pollicini da tanto che erano piccoli ai nostri occhi. Sconfitta per 2 a 1,
rete della bandiera di Sandrino Melli, dopo quelle interiste di Serena e Matthaus. La
soddisfazione, comunque, di aver vissuto una giornata stupenda e di esser stato
protagonista.
Ero tornato a entusiasmarmi in questo modo, a Milano, dopo anni di trasferte anonime, lo
scorso maggio. Sempre contro lInter, sempre viaggiando su rotaia (treno e
metropolitana), sempre marciando qualche chilometro da piazzale Lotto allo stadio. E lì,
dentro quellenorme recipiente dello show calcistico moderno, ammirare il Parma di
mister Prando, perdere a testa alta lo scontro decisivo per laccesso
alla Champions League, ritornare, tre quarti dora dopo il fischio finale, su dal
serpentone che collega gli spogliatoi al campo da gioco per salutare quei circa cinquemila
Crociati che cantavano ancora nonostante la sconfitta e che, per lennesima volta,
avevano dato lezione di tifo.
Sinceramente non pensavo di vivere nuovamente quelle sensazioni da pelle doca
domenica scorsa, ventisei settembre 2004. Non sembrava essercene le condizioni, alla
vigilia. Il Parma che veniva da due umilianti sconfitte, la penultima posizione in
classifica, i parmigiani un po rassegnati a tornare da Milano con le pive nel sacco
e zero punti contro unInter in ascesa. E, di conseguenza, trasferta per pochi intimi
stando alle notizie sulle prenotazioni per i pullman organizzati dai gruppi e alle circa
trenta persone con cui mi ritrovo a metà mattina nel piazzale della stazione di Parma.
Quando meno te laspetti, invece, ecco la sorpresa che ti fa battere forte il cuore
da Crociato, proprio mentre le squadre escono dal serpentone, anche se unavvisaglia
lavevo già avuta durante il riscaldamento delle formazioni, notando il color bianco
dei calzoncini addosso ai nostri giocatori anziché quelli dipinti di giallo da trasferta:
il Parma gioca a San Siro con la Maglia Crociata!!! Questa è storia. Per la prima volta
la nostra storica e gloriosa divisa corre in uno dei tempi del calcio mondiale. Era ora!!!
La Maglia Crociata, unica al mondo per la sua originalità, ammirata dagli avversari e
dagli appassionati calciofili sparsi nel globo terrestre, meritava questo palcoscenico
(seppur oggi sia diventato un regno del business anziché dello sport) dove sono state
eroine tutte le più importanti mute delle squadre di club e nazionali.
Da sola questa trepidazione vale il prezzo del biglietto che ho pagato per venire sin qui
e mi fa moltiplicare la voglia di sostenere il mio Parma. I ragazzi di Silvio Baldini, in
campo, con quella corazza sul petto sembrano gladiatori, sono rinati dopo le batoste con
Udinese e Bologna. Strappiamo (?) un pareggio che, per come abbiamo giocato, dovrebbe
essere meritata vittoria. Alla faccia di quei rari e limitati che asseriscono che la
Crociata porta sfortuna. Sugli spalti siamo in poche centinaia, ma facciamo rimbombare nel
contenitore il nostro tifo, mentre gli interisti, come al solito, si esaltano soltanto
dopo i gol della loro squadra. Rincaso nel Ducato, dopo la quattordicesima Inter-Parma di
serie A, e per la terza volta mi sento felice e appagato. Penso al fato, alla cabala e
alle coincidenze che noi tifosi malati siamo soliti analizzare. Anche oggi ho
viaggiato verso Milano, come in quelle altre due precedenti occasioni altrettanto
palpitanti, in treno e in metropolitana. Rifletto: è assolutamente da rifare!!!
Nonostante oggi, nel viaggio dandata, dalla stazione Centrale fino praticamente allo
stadio di San Siro non siamo stati scortati dalle forze dellordine. Situazione che
ha fatto un po salire in tutti noi la tensione. Ma ci può stare, questi sono rischi
che si devono sempre mettere in conto quando segui la tua squadra del cuore.
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