LA FASCIA CROCIATA
 

 

E’ colui che, ormai non più giovanissimo, ha lottato diciannove lunghi mesi per poter rivestire la Maglia del Parma Calcio, un club che, come ama spesso ricordare, avrà sempre nel cuore per avergli dato ancora fiducia, come uomo e come atleta, nonostante altrove l’avessero frettolosamente considerato sul viale del tramonto.
Per come aveva affrontato questo calvario umano e professionale, i compagni di squadra lo avevano investito all’unanimità, prima ancora del suo ritorno ufficiale in campo, del ruolo di capitano, loro condottiero. Questione di carisma…
E’ colui che, una volta indossata la Maglia Crociata nell’occasione delle celebrazioni del novantesimo compleanno del sodalizio calcistico ducale, se ne è innamorato con un colpo di fulmine, a vista d’occhio, o meglio, al contatto con la pelle, al punto che, nell’estate successiva, fu il più estremo propugnatore, nell’ambito societario, di un suo ufficiale ritorno come prima muta del Parma.
Bastano questi pochi ma significativi aneddoti per raccontare e descrivere che persona è Beppe Cardone e per motivare la scelta di Settore Crociato di regalargli una fascia da capitano personalizzata, che si distinguesse dalle altre, naturalmente…Crociata. D’altronde lui stesso aveva espresso questo desiderio, recapitandocelo con la sua proverbiale discrezione.
Così il nostro gruppo, con i tempi forse un po’ biblici che ci caratterizzano, si è adoperato per realizzare il sogno del condottiero Crociato. Il Peco e Lukino si sono attivati, girando invano diversi negozi specializzati. Poi il loro genio artistico ha partorito l’idea pratica.
Una vecchia fascia da capitano color blu del Peco è stata ‘risagomata’ dalle abili mani sartoriali del signor Germano, il padre di Lukino, il produttore dello stendardo del gruppo. Infine, a un laboratorio specializzato, per un modico prezzo, vi abbiamo fatto imprimere uno scudo Crociato e, nel retro, in giallo, la scritta “I ragazzi del Settore”.
La consegna nelle mani di Beppe è avvenuta sabato sette maggio duemilacinque, al Centro sportivo di Collecchio, al termine della seduta di rifinitura alla vigilia di un delicato Parma-Roma al ‘Tardini’, in un caldo pomeriggio primaverile. Lui ci aspettava, perché glielo avevamo preannunciato, e, appena il tempo di concludere le fatiche fisiche, prima di buttarsi sotto la doccia, è corso da noi, all’ingresso della reception, ancora madido di sudore, coi goccioloni che gli scendevano sul viso a bagnargli quel suo sorriso franco e leale. Una stretta di mano a tutti. Due parole di circostanza per illustrargli le ragioni del dono che da tempo attendeva. Gli sguardi che comunicavano più di qualsiasi eloquenza. Infine, la vicendevole carica per la partita del giorno successivo, tappa fondamentale per la lotta alla salvezza, quando avrebbe indossato per la prima volta quella fascia tanto desiderata.
Alla domenica pomeriggio il Parma conquistò una vittoria da…Crociati, senza brillare troppo nel gioco, ma strappando il successo con i denti e la forza della volontà. Nella consueta corsa finale dei ragazzi sotto la Curva Nord per salutare i propri più passionali tifosi, Beppe Cardone si rivolse sotto i gradoni dove si posiziona il Settore, baciando la fascia Crociata e stendendola verso il cielo di Parma con le braccia alzate.
La simbiosi tra il Capitano e la tifoseria Crociata si consolidava e rinvigoriva, non certo solo per quella banda donata, anche se ostentare simboli con sincera e pura fierezza è sinonimo di un forte legame con quanto quegli emblemi rappresentano.
Di Beppe Cardone possiamo riferire gesti da lui compiuti senza il clamore della pubblicità e con genuina spontaneità. Dalle visite in ospedale a un giovane sostenitore Crociato colpito da una grave malattia, a cui ha dedicato la salvezza, o ai ragazzi vigliaccamente e selvaggiamente feriti dai sostenitori del Cska Mosca, alle sue Maglie regalate con felicità, senza sbuffare, a chi con lui ha instaurato anche un semplice contatto quotidiano, come l’operatore del grande supermercato dove va a far spesa con la famiglia con cui ogni volta si sofferma a conversare del Parma Calcio, ma non solo. Sono alcuni episodi, di cui siamo a conoscenza, che confermano la sua fusione con la città di Parma, il suo territorio, la sua squadra e la sua gente, ma l’anedottistica al proposito è ricca.
Negli occhi e nel cuore abbiamo ancora il suo impulso esplosivo che, a barriera Repubblica, ci manifestava, in un casuale incontro, nella notte, due ore dopo la gara di andata dello spareggio per la permanenza in serie A persa al ‘Tardini’ con il Bologna anche per colpa di una discussa conduzione arbitrale, mentre noi gli profetizzavamo un gol dei suoi, rocamboleschi, in mischia su traversone da cross o da corner, nel ritorno. Lui ci credeva e ci trasmetteva la sua convinzione con veemenza e fervore. La nostra profezia si avverò. Il suo sigillo, oltre a quello del Gila, sulla redenzione del Parma Calcio nel massimo campionato nazionale, erano il più giusto e naturale epilogo di una sofferta stagione. Quell’energia e quella spinta adrenalinica che sprigionò a noi a barriera Repubblica siamo consapevoli che la trasmise, da autentico condottiero, nei tre giorni che trascorsero prima dell’apoteosi di Bologna, sotto il colle di San Luca, alla sua truppa durante gli allenamenti e nelle stanze del ritiro.
Peccato che la sua fascia Crociata, quando uscì anzitempo dal terreno di battaglia perché terminò l’effetto degli antidolorifici che lo avevano tenuto in campo nonostante un problema fisico, finì sulle braccia di Sebastien Frey. Il portiere, nella foga della festa finale sotto la Curva, la lanciò al popolo Crociato. Beh, almeno, a ricordo di quella magica serata, è in buone mani…mentre a noi del Settore non resterà che confezionarne una nuova da consegnare a Beppe il più presto possibile.
 

 

 

 

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