SANT’ILARIO DI POITIERS
“ Meglio morire che tradire la mia fede”


Il 13 gennaio, il calendario omaggia Ilario di Poitiers, il santo che la nostra città ha scelto come proprio protettore. Ilario nacque in questa località dell’Aquitania (Francia), tra il 310 e il 320 da una nobile famiglia. Di animo generoso, si convertì al Cristianesimo da adulto, dopo una ricerca tra le filosofie pagane. Lo si ricorda principalmente per la sua battaglia contro l’eresia di Ario e contro i suoi seguaci, che in Gallia in quell’epoca proliferavano. La lotta antiariana gli costò l’esilio in Asia. Vescovo di Poitiers, morì nel 367. Venne proclamato Dottore della Chiesa nel 1851.
Parma lo volle come santo patrono per il suo coraggio, che è compendiato in questa sua celebre frase: “Meglio morire che tradire la mia fede”.
Il culto dei parmigiani per questo santo cominciò nella seconda metà del secolo XII, quando, per iniziativa di Giovanni Barisello, fu istituita la società dei Crociati, che si proponevano di mettere pace fra le fazioni opposte. Avevano adottato per simbolo la Croce di Cristo, divenuta poi emblema del Comune, protettrice la Vergine Santa, San Giovanni Battista e Sant’Ilario.
La festa di Sant’Ilario, che ricorre ogni 13 gennaio, fu celebrazione civica prima ancora che religiosa.
Di questa figura i cittadini di Parma apprezzarono la singolare genialità, lo spirito di fede, vivo e pratico, e l’ardimento di testimoniarla con continuità davanti ai tiranni, il fatto che fosse un coraggioso apostolo della verità.
Nel 1248, per sua intercessione, i parmigiani, nel memoriale scontro alle porte della città, ottennero la vittoria contro il despota.
Sui rapporti diretti che Sant’Ilario avrebbe avuto con la nostra città c’è il famoso episodio, seppur leggendario, della ‘scarpetta’, che testimonia la cordialità e l’umanità della comunità parmigiana, aperta alla comprensione del prossimo. Ritornato dall’esilio il vescovo arrivò a Parma in un inverno nevoso e freddo, dopo un lungo e faticoso cammino, calzando scarpe sciupate, da buttare. Lo vide un buon calzolaio che, commosso, gliene regalò un paio di nuove. L’indomani l’artigiano, aprendo la sua botteguccia, trovò al posto delle scarpe donate un paio di scarpette tutte d’oro. Comprese che la carità è preziosa come l’oro e che chi dona con amore arricchisce.
Da questa leggenda è nata pure la tradizione dolciaria dei pasticceri di Parma, i quali, in occasione della festività del santo patrono, confezionano sublimi dolcetti a forma di scarpetta.

 

 

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