Figlia primogenita dell’imperatore Francesco I d’Asburgo-Lorena e di Maria Teresa di Borbone-Napoli, nacque a Vienna nel 1791. Moglie di Napoleone Bonaparte per procura, dopo la caduta del marito, il padre la volle risarcita della cattiva scelta che aveva fatto per lei. Ottenne che le grandi potenze riunite al congresso di Vienna le assegnassero il risorto Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla.
Vi entrò, nella capitale, Parma, il 20 aprile del 1816, quando aveva venticinque anni. Trovò lo Stato ben governato e dotato di un’amministrazione funzionale da Filippo Magawly, un giovane irlandese a cui non fu molto riconoscente, visto che ben presto lo sostituì con il conte Adamo Alberto di Neipperg, un ufficiale austriaco abile e ambizioso, il quale tenne le redini del Ducato per tredici anni, fino alla morte. Maria Luigia, che era molto sensibile al fascino maschile, se ne invaghì e lo sposò. Dalla loro unione nacquero tre figli.
Le sue grandi opere - Appena giunta a Parma la Duchessa rifondò l’Università, il Collegio dei Nobili e l’Accademia delle Belle Arti, alla cui guida fu chiamato l’incisore Paolo Toschi. Realizzò il cimitero della Villetta, il ponte sul fiume Taro e il glorioso Teatro Regio. Il suo maggior merito, però, fu quello di essere il primo sovrano del Ducato a interessarsi concretamente delle condizioni di vita dei propri sudditi. Promulgò un moderno codice civile e il codice penale, confermò l’abolizione del foro ecclesiastico disposta da Napoleone. Seguendo i consigli del Neipperg, fu generosa e magnanima con patrioti e liberali aderenti alla carboneria e alle sette segrete. Per questo nel Ducato non vi furono mai esecuzioni capitali per motivi politici. Per lo più i cospiratori venivano inviati a espiare le loro pene, spesso lievi, nel comodo castello di Compiano. A causa di questo atteggiamento, il Duca di Modena chiamava Maria Luigia con disprezzo “madama la presidentessa della repubblica di Parma”.
Il periodo più buio – Morto il Neipperg, nel 1829, gli successe l’avido e non molto trasparente barone Giuseppe Werklein, protetto dal principe Metternich, regista del congresso di Vienna, numero uno della corte imperiale austriaca. Werklein governò male, indebitò lo Stato e si fece odiare dai parmigiani per la propria durezza, specialmente nei confronti dei liberali. Dopo i moti antiaustriaci del 1831, durante i quali tenne atteggiamenti irritanti, fu richiamato in patria.
La seconda epoca d’oro – Cacciato Werklein, Maria Luigia diede molti poteri a Vincenzo Mistrali, un uomo di Parma, nata da un’umile famiglia, grazie al quale si risanarono i bilanci, divise i conti personali della Duchessa da quelli dello Stato, consigliò alla sovrana le realizzazioni di molti ponti nel Piacentino, della strada della Cisa, del raccordo tra la via per Berceto e quell a per Borgotaro, del palazzo delle Beccherie in piazza Ghiaia e del mercato del bestiame. Per riconoscenza Maria Luigia lo insignì del titolo di barone.
Gli ultimi anni – Morto Mistrali, la Duchessa fu molto influenzata dal suo terzo marito Charles Renè de Bombelles, uomo di fiducia del Metternich, conservatore e legittimista, il quale le fece mutare atteggiamento verso i liberali e favorì la riscoperta dei gesuiti, che in città ebbero di nuovo grande peso, in particolare nel campo dell’educazione.
Maria Luigia si spense il 17 dicembre 1847. Si parlò di avvelenamento, ma, in verità, la Duchessa era stanca e malata. Le sue spoglie riposano a Vienna, nella cripta del Convento dei Cappuccini. Se ne andò in tempo dalla vita terrena, risparmiarmiandosi l’onta dei moti del ’48.
“I giudizi su di lei sono per la maggior parte positivi. Donna buona e tollerante, che ha governato tenendo sempre d’occhio la propria popolarità. Qualche studioso le imputa di aver badato più alla forma(ispirata dal paternalismo) dei suoi atti che alla reale sostanza. Comunque sia – scrive il giornalista parmigiano Luigi Alfieri nel suo libro ‘Parma, la vita e gli amori’ – i sudditi, salvo pochissime eccezioni, l’amarono senza riserve. E ancora l’amano i nipoti dei nipoti dei nipoti, un secolo e mezzo dopo la morte. Le debbono essere riconosciuti mitezza e bontà d’animo. Non ebbe grande personalità. Fu in balìa dei propri ministri. Il suo governo fu splendido, liberale e un po’ spendaccione con il Neipperg, reazionario e scialacquatore con il Werklein, economo e provvido col Mistrali, onesto ma bigotto e austriacante col Bombelles”.
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