Stagione 2009/2010

 

IL 'TARDINI'

NON SI SPOSTA E NON SI PROSTITUISCE

A Firenze, abbandonata l'idea periferica, si pensa a ristrutturare il 'Franchi'
 SI PUÓ RINGIOVANIRE L'ENNIO

  Traendovi risorse per il 'club' e accedendo ai nuovi contributi sugli stadi

E' vero, la zona di Campo di Marte, a Firenze, non è proprio identica, speculare al millesimo, a quella della Cittadella e di piazzale Risorgimento a Parma, però vi assomiglia. E' vero, là, in quel quartiere del capoluogo toscano, servito oltretutto da una stazione ferroviaria, lo stadio 'Artemio Franchi' è affiancato da altri impianti sportivi, quali il palazzetto 'Mandela Forum', i 'Campini', che sono i campi d'allenamento della Fiorentina, la modernissima struttura per l'atletica leggera. Qui, tra i viali Partigiani d'Italia, Martiri della Libertà e San Michele, via Torelli e via Puccini, c'è soltanto lo stadio 'Ennio Tardini'. Entrambi gli ambiti hanno una caratteristica comune: essere inseriti nel centro urbano. A Firenze, dove un anno fa si pensava di erigere, su indicazione dei proprietari del 'club' di pallone, la famiglia Della Valle, un mega complesso, con annesso un nuovo stadio, fuori le mura, nell'area Castello-Fondiaria, progettato dall'architetto Fuskas, denominato 'Cittadella viola', ora ci si è ravveduti. Amministrazione Comunale del sindaco Matteo Renzi in testa, si sta pensando, seriamente, a ristrutturare e valorizzare, con le medesime finalità dell'idea che si voleva realizzare in periferia, quanto già esistente a Campo di Marte. In questo contesto verrebbe rivisitato, naturalmente, il 'Franchi', secondo le nuove e, per certi versi, ammissibili concezioni chieste dalle società di calcio. Una soluzione che si avvicina molto alla proposta che da anni avanziamo per il nostro 'Tardini'. L'Ennio, impianto storico, bellissimo sia per la vicinanza al terreno di gioco sia per la collocazione urbanistica (dislocato all'Ente Fiere o in qualsiasi altra zona periferica subirebbe un' emorragia di qualche migliaio abbonati), da mantenere e da sviluppare con oculatezza e sobrietà (senza prostituirsi) secondo le esigenze del 'club', da ristrutturare affinché diventi fonte di risorsa per il Parma Calcio, senza che venga commercialmente sfruttato all'esasperazione, ma con attività di eventuale business legate al territorio e alle sue produzioni, delle quali ne sia vetrina, con l'inserimento del Museo della Comunità Crociata costruito dai ricordi e dalle emozioni della sua gente, il quale diventi, con altri spazi, centro di aggregazione nel segno di Maglia e Bandiera. La legge sugli stadi di proprietà delle società di calcio che si sta predisponendo, ormai in stato avanzato, non contemplerà soltanto contributi per la costruzione di nuovi impianti, ma pure per il restauro, la riorganizzazione e il rinnovamento degli esistenti. Ribadiamo l'appello rivolto due settimane fa a Comune di Parma e Parma Calcio. Se davvero queste due entità, pubblica e privata, tengono allo stadio 'Ennio Tardini' come rispettivamente il suo massimo rappresentante, il primo cittadino Pietro Vignali, e il suo proprietario, il presidente Tommaso Ghirardi, non perdono occasione di rimarcare, perché non cominciare, da oggi, a pianificare e progettare una sua sostenibilità futura, nel Quartiere Cittadella, anche con nuove caratteristiche, limitandone la capienza a 20.000 unità, che è la dimensione giusta per la nostra realtà? Ragionateci, ragioniamoci. 

Notizia del 16 Settembre 2009

 

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