I
tifosi dell’Udinese dicono “no” alla tessera del tifoso,
considerata soltanto come l’ultima invenzione «per
commercializzare e burocratizzare il calcio» e non certo un
progetto utile a contrastare la violenza negli stadi. Anzi, a
sentire il centinaio di tifosi che ieri si è radunato al parco
del Cormôr, la tessera aumenterà i rischi perché nelle trasferte
il settore ospite sarà vietato a chi non ce l’ha e così molti
ultras saranno costretti a unirsi ai supporter avversari. Non
solo. Un’a ltra conseguenza di questa iniziativa, secondo i club
e i gruppi del tifo organizzato, sarà il calo drastico dei
tifosi che andranno allo stadio. Ecco perché ieri Cristian Della
Vedova dei “Friulani al seguito” ha lanciato una controproposta
all’Udinese, ovvero dei mini pacchetti di biglietti da poter
acquistare allo stesso prezzo dell’abbonamento, ma senza
l’obbligo di sottoscrivere la tessera.
Una proposta che arriverà presto ai vertici della società
bianconera impegnata proprio in questi giorni a lanciare la
tessera “Udinese my passion”, indispensabile per sottoscrivere
l’abbonamento e anche per poter seguire in trasferta l’Udinese
nel settore ospiti di tutti gli stadi d’Italia, ma anche, a
parere della società bianconera, «un’opportunità per fare
acquisti a prezzi scontati in tanti negozi di abbigliamento, nei
supermercati, al cinema e persino dal benzinaio».
Ai tifosi, però, l’idea di essere obbligati a sottoscrivere
quella che considerano a tutti gli effetti una “carta di credito
prepagata” non piace per nulla. Per “l’avvocato degli ultrà”,
Giovanni Adami, si tratta «di uno strumento inutile per la
sicurezza, in quanto comporta una palese invasione della privacy
(al punto che per conto di alcune centinaia di tifosi ha già
presentato ricorso al Garante e al Tar del Lazio, ndr) e
penalizza i tifosi senza fidelizzarli come invece si vuol far
credere».
Ma in alcuni stadi d’Italia – assicura il legale accompagnato
ieri dalla psicologa Valentina Cecchi – il problema è stato
risolto. Come? «Atalanta, Sampdoria e Genoa – dice Adami -,
dopo essersi confrontati con i tifosi, hanno deciso di riservare
alcuni spazi ai vecchi abbonati che non intendono fare la
tessera».
Da qui la speranza che anche l’Udinese, visti gli ottimi
rapporti da sempre instaurati con i propri tifosi, famosi in
tutta Italia per essere tra i più sportivi e i meno violenti,
possa trovare un via d’uscita da concordare anche con la
Questura.
«I mini abbonamenti – suggerisce Della Vedova –
risolverebbero il problema. Invece di fare un abbonamento vero e
proprio la società potrebbe vendere pacchetti di partite a un
prezzo complessivo uguale a quello degli abbonamenti. Noi siamo
tifosi e vogliamo restare tali senza diventare per forza clienti
di una banca. Il rischio con questa tessera è quello di
svuotare gli stadi e di aumentare le tensioni perché di fatto si
costringeranno i tifosi della squadra ospite a mescolarsi con
quelli della squadra di casa».
Dello stesso avviso anche Candido Odorico, referente degli
Udinese club: «Questa medicina è peggiore della malattia che si
vorrebbe debellare. L’idea che domani potrei trovare seduti
vicino a me allo stadio gli ultras della squadra avversaria
privi di tessera del tifoso mi spaventa. La verità è che
soltanto tre tifosi su mille sono violenti e invece di colpire
quelli con pene certe si penalizzano tutti gli altri
costringendoli prima a sopportare diversi controlli ai tornelli
e adesso anche a sottoscrivere questa tessera in banca. Perché
invece i tifosi violenti non restano in carcere e si riporta le
famiglie allo stadio?».