Stagione 2009/2010

 

IL 'TARDINI'

NON SI SPOSTA E NON SI PROSTITUISCE

Gabriele Majo intervista l'irrefrenabile Fabrizio Pallini
  L'INTEGRALISTA DELLE TRADIZIONI

 Dall'Ennio per sempre, alla Crociata, all'arlìa, alle trasferte, alle bandiere ...

Clicca sulle immagini per ascoltare in audio mp3 l'intervista di Majo a Pallini

L'intervista a Fabrizio Pallini (per professione medico di famiglia, per passione tifoso Crociato, ex radiocronista e oggi opinionista televisivo sulle gesta del Parma Calcio, presidente dell'associazione 'I Nostri Borghi', amministratore civico della città, titolare dell'agenzia comunale alla salute), da noi commissionata al giornalista Gabriele Majo, doveva essere incentrata sullo stadio 'Ennio Tardini' e sul suo futuro.

D'incanto, non ne avevamo dubbi conoscendo il suo trasporto e i suoi sentimenti, tramandati dal padre (nasce da qui, dal dna famigliare, il proprio integralista attaccamento alle tradizioni), come sempre quando si parla con lui di argomenti inerenti la nostra squadra, la conversazione ha gradevolmente spaziato su diversi temi in orbita Parma Calcio. A cominciare dalla Maglia Crociata, di cui fu fautore del ritorno già precedendo Potere Crociato, poi in sincronia, e Settore in seguito.

Piacevole da ascoltare, leggere e pubblicare, soprattutto per chi, come noi, ne condivide il pensiero. Come delizioso è ammirare sui muri del suo studio da medico di famiglia, in borgo XX Settembre, due Maglie Crociate le quali fanno bella mostra.

Una nota tecnica d'avvertenza per il lettore. Majo ha intervistato Pallini la mattina di sabato primo maggio, il giorno di Parma-Roma. Le chiose relative vanno lette con questo riferimento temporale.

Che Fabrizio Pallini sia un amante delle tradizioni sono un testimone diretto, perché quando ero giovane, ahimè 20/30 anni fa, quando c’era stato lo scempio della Maglia Crociata abiurata per ragioni di carattere commerciale, non passava domenica senza che ci fosse la trasmissione “Anteprima Parma” su Radio Onda Emilia, che prendesse posizione chiara e precisa a favore della Maglia Crociata abbandonata che doveva ritornare. Una battaglia che è durata qualche anno, Fabrizio, ma che ha avuto successo, perché a parte qualche rara eccezione la Maglia Crociata è tornata ad essere la Maglia del Parma…

“Sì, devo dire, e tu lo sai, che avevamo fatto tantissimi sondaggi, fin dai primissimi anni, e che dovesse ritornare la Maglia Crociata appariva piuttosto evidente.  Ricordo – anche perché recentemente ho ritrovato alcune riviste che davamo alle stampe in quegli anni passati – che c’erano delle percentuali, a favore, che si attestavano sul 70% contro 30% piuttosto che sull' 80% contro 20%. Quindi era talmente evidente il divario, tenendo conto, tra l’altro, che allora i giovani, forse, non la conoscevano bene e quindi potevano essere influenzati anche dal discorso commerciale della Parmalat, che ha sempre cambiato le maglie, quindi non c’è stata una identificazione: probabilmente non voleva che ciò avvenisse.

Sul fatto che il sottoscritto abbia sempre tenuto ai valori, dunque non ci sono dubbi: e a questo punto non so se vogliamo introdurre un elemento successivo, riferito allo Stadio Tardini… Ricordo, ad esempio, che a suo tempo io fui contrario addirittura al fatto che potessero distruggere il vecchio Tardini per crearne uno nuovo. Combattemmo moltissimo perché almeno rimanesse la facciata liberty dello stadio: quindi è ovvio che se mi si fa la domanda Tardini o non Tardini io dica Tardini come dissi a suo tempo e come ho sempre detto.

Direi quindi che è comprovato il mio amore verso le tradizioni e verso lo Stadio, che tra l’altro ritengo debba essere libero da situazioni commerciali, in linea di massima, perché lo stadio comunale Ennio Tardini dovrebbe rimanere tale, proprio per  togliere ogni qualsiasi eventuale situazione di interesse a lato dello stadio stesso.

D’altronde capisco anche le problematiche che uno stadio in un centro storico possa dare e mi rendo conto che si debba fare tutto quello che è possibile per evitare ogni qualsiasi problematica nei confronti delle tifoserie che arrivano a Parma, magari con altre motivazioni.

Quindi Tardini, sempre Tardini, però con fatto tutto quello che debbono fare Comune e forze dell’ordine, cioè migliorare le vie di uscita, migliorare la visibilità, migliorare l’illuminazione.

Per quanto mi riguarda, almeno sentimentalmente, la mia decisione sarebbe quella di tenere lo stadio dov’è, con tutte le cautele che ovviamente ci devono essere”.

Sei favorevole o contrario allo stadio di proprietà delle società di calcio?

“Io non farei un discorso generalizzato: io direi che a seconda del momento storico, ma soprattutto dell’eventuale proprietà, si può decidere se… E’ chiaro che il discorso fatto non di proprietà è un po’ più libero; il discorso di proprietà imporrebbe tutta una serie di scelte differenti, quindi anche le Società, ad un certo tipo di comportamento. Per cui sono un po’ agnostico in questo senso”.

Stando ai dirigenti del calcio – nazionali e non solo – lo stadio di proprietà è la via di uscita per le Società per non essere schiave dei diritti televisivi. Lo stadio, cioè, sarebbe una sorta di risorsa per trovare nuovi proventi…

“Sarà perché io rimango, come si è detto, classicamente legato alle tradizioni, al vecchio calcio, alla partita alle 14.30, ma per me è veramente incomprensibile che si giochi il venerdì, il sabato, il martedì, la domenica. E’ veramente una cosa che non è possibile: in questo momento ci sono delle partite fondamentali per lo Scudetto: una gioca prima, l’altra gioca dopo, secondo me si vanno ad infrangere tutte le regole del buon calcio. E poi si discute di legalità ed illegalità: questo, per me, è un problema che bisognerebbe verificare. Non so se possa essere la soluzione definitiva: io so che andrebbero rispettate le norme. Dura lex, sed lex, ma per tutti, non solo per qualcuno…”.

Non c’è stata par condicio, per esempio, tra i tifosi del Genoa e quelli della Roma, nel nome di una cosiddetta normalizzazione, così come ci è stato spiegato…

Io sarei per il discorso cosmopolita e generalizzato: le squadre dovrebbero giocare con le proprie tifoserie, facendo il tifo ed ovviamente un tifo corretto, ma non si può fare una scelta i romanisti sì, i genoani no, gli empolesi sì o viceversa, solo perché c’è un numero differente. No: questo è un assurdo storico. Non condivido assolutamente la scelta di far venire i romanisti, perché se si trattasse di un discorso cosmopolita sarei anche d’accordo, ma nel momento stesso in cui hai tolto ad una tifoseria questa possibilità per motivazioni particolari ed analoghe, deve valere la stessa legge. Il concetto è che la legge è uguale per tutti”.

I tifosi della Roma, però, oggi arriveranno al Tardini…

“Arriveranno al Tardini ed abbiamo già delle esperienze in merito. La mia speranza è che le passate problematiche che ci ha dato recentemente la tifoseria dell’Inter, ma non solo quella dell’Inter, possano essere acquisite con esperienza, cercando di trovare delle soluzioni che possano in qualche modo evitare situazioni di pericolo. Questo è un problema di tutti: delle forze dell’ordine, di chi gestisce la viabilità, quindi, per carità, io metto nel suo piccolo anche il Comune. Tutti devono fare qualcosa per evitare che possa succedere, poi è chiaro che se si vuol fare violenza la si fa, ma il problema nasce dal fatto che non sarebbero dovuti venire”

Un gruppo di tifosi atalantini è stato denunciato "per manifestazione non autorizzata", per essere venuti al Tardini nonostante il divieto di accesso allo stadio. La mia riflessione è questa: gli ultrà orobici non sono esattamente i più morbidi, eppure erano arrivati a Parma comportandosi in maniera civile, ragionando in prospettiva, questo provvedimento non potrebbe essere stato un autogol?

“Le tradizioni di alcune tifoserie, purtroppo, sono negative: non voglio in qualche modo stigmatizzare tutte le situazioni che possano implicare, anche se stranamente, degli scontri diretti, nel senso che una volta esisteva l’arlìa, un modo simpatico di contrapporsi. E’ vero: anche una volta c’era il contatto fisico, ma era un contatto fisico molto umano: dopo la scazzotatura si andava a mangiare insieme tra parmigiani e reggiani. Adesso, invece, si arriva proprio con il discorso della violenza, che è diverso: si viene per accoltellare, magari per uccidere la gente. Questa è tutta un’altra cosa: io comprendo l’arlìa, che alle volte può essere anche un po’ particolare, ma questa non ha nulla a che vedere con la violenza che viene perpetrata ai danni di chi non c’entra nulla. Un conto è lo scontro tra tifosi, che dovrebbe concludersi, ripeto, con una pacca sulle spalle, un conto è coinvolgere dei bambini o delle famiglie: è una roba fuori dal mondo…”.

Anche se, appunto, non è stato il caso di questi tifosi dell’Atalanta, che sono stati, tra virgolette, buoni-buoni, fuori dallo stadio. Diciamo che non hanno rispettato l’invito a non venire in città, però era un invito, non un ordine: sono venuti, sono stati in ordine fuori dallo stadio, all’interno dello stadio non sono entrati, né hanno cercato di farlo, ma lo stesso è arrivata questa denuncia "per manifestazione non autorizzata". A quel punto qui bisognerebbe denunciare anche quelli che si ritrovano per festeggiare una squadra quando raggiunge un traguardo?

“Concordo: qui ci vuole il cum grano salis, cioè un po’ di saggezza. A seconda delle situazioni bisogna saper agire: se si sono comportati correttamente bisognava tenerlo presente. E’ un po’  come l’arbitro intelligente che fa finta di non sentire la parolaccia. C’è, invece, chi vuole fare la sfida, la contrapposizione: secondo me con un minimo di intelligenza si possono evitare queste situazioni. Se si sono comportati bene, se non hanno fatto nulla, secondo me non ha senso fare delle denuncie. Anzi: tutt’altro, andrebbe, quasi quasi, supportato un tale comportamento…“.

O forse, come qualcuno ha ipotizzato, si è trattato di un modo per avvertire i tifosi romanisti: non esagerate nel venire su in numeri superiori rispetto a quelli già maggiori rispetto al solito a voi riservati?

“Sì, si potrebbe trattare di un messaggio subliminale che può arrivare: non so se sia questa la finalità. Se la fosse potrebbe anche essere comprensibile. A mio avviso si tratta di una scelta del momento e non è molto giustificabile, lo sarebbe stato qualora la tifoseria fosse stata violenta o si fosse comportata male, sarebbe stato giusto farla pagare. Questo invece sembra voler dire tu Roma caput mundi sei importante e puoi fare quello che vuoi, ma non è giusto…”. 

Torniamo al discorso stadio: quale la soluzione di Pallini, per mettere d’accordo tutte le varie esigenze, quelle dei tradizionalisti come te, che vorrebbero mantenere lo stadio magari ancora con i due o tre gradoni di qualche secolo fa, con le esigenze della Società, che invece deve cercare di raccogliere il più possibile anche da questo tipo di risorsa?

“Allora, ripeto: c’è un discorso ideale, teorico, sul quale io non nutro il minimo dei dubbi, come ho detto all’inizio. Poi c’è un discorso di realtà, che si crea nel prosieguo della vita e dei tempi: qui diventa difficile trovare una soluzione alternativa.  Se si fa una scelta tradizionale, Parma è una città che di per sé stessa la potrebbe mantenere, poi è ovvio che si deve confrontare con altre realtà di città gigantesche, che arrivano con tifoserie numerosissime, alle quali, tra l’altro, non si può far rispettare la legge e questa è la cosa più grave.

Il mio è un giudizio personale, dal punto di vista umano, tradizionale, dei valori sarebbe di lascerebbe lo stadio dov’è, con tutte le migliorie che necessitano per uno stadio moderno; però io comprendo anche chi ha altre idee, per cui diventa difficile trovare una soluzione ideale. Anzi, non c’è, non esiste, perché una esclude l’altra: quindi, o facciamo prevalere i valori o facciamo prevalere altre cose. Io sono un sentimentale, quindi faccio prevalere i sentimenti. Altri potrebbero essere giustificabili nel momento stesso che hanno altre motivazioni per la creazione di un nuovo stadio”.

In questi giorni, durante una lezione, Stefano Perrone, Delegato alla sicurezza del Parma Calcio, ha ipotizzato uno scenario, per cui il Tardini potrebbe diventare uno stadio che unisca la cosiddetta Upper Class – con la creazione di nuovi Sky Box per tifosi che possono permettersi un certo tipo di sovvenzione alla società – ad una certa tifoseria popolare, che vedrebbe ristrutturati i propri spazi, pur continuando a pagare una cifra più popolare rispetto agli altri. Poi, dice Perrone, se noi saremo bravi a vender loro servizi aggiuntivi, vorrà dire che ci ricaveremo qualcosa in più… Potrebbe essere questo un buon compromesso?

“Verosimilmente mi pare un voler ricercare un compromesso storico… Bah… Sono di quelle robe strane: è un tentativo, però non vorrei che invece di sposare le due concezioni, vada ad incrinarle, quindi è molto difficile. Poi le Società hanno degli interessi, il Comune degli altri…

Ci sono anche i tifosi – scusa se ti interrompo – che potrebbero avere l’interesse di avere uno stadio un po’ più fruibile: se andiamo a guardare oggi la situazione bagni per le donne al Tardini è ancora disastrosa…

“In effetti ho detto di mettere avanti tutte le necessità che devono essere prioritarie, quelle sulla sicurezza – tu sai benissimo i problemi che 3 centimetri avanti o indietro hanno comportato, anche se non erano certo quelli la causa della disgrazia di Bortolon – oppure la funzionalità dei bagni: sono tutte cose che vanno migliorate sicuramente, perché non è possibile avere dei bagni dell’800…

Ma lì stavamo parlando di una concezione commerciale, in cui la Società deve gestire un marketing importante, perché altrimenti poi non può essere sostenuto.

Ripeto: io sono rimasto molto legato agli anni ’70, per quanto riguarda le tifoserie, anche se già allora cominciavano ad esserci gli Ultrà, anche se ancora legati alla tradizione vera del tifoso che amava seguire la propria squadra, che in qualche modo riusciva ad identificarsi nella medesima, ma era avulsa da un certo tipo di violenza. Non che non ce ne fosse, perché, come dicevo, anche allora esistevano le scazzottate, ma finivano così:  adesso, invece, si sta creando qualcosa di più preoccupante.

Quindi: rimango legato alle tradizioni e vorrei che vincessero le tradizioni, quindi anche in questo caso sarei più per un discorso di come fu”.

Ristrutturiamo il Tardini: barriere sì o barriere no?

“Dipende che barriere… Io direi, spendiamo un bonus, in questo senso: nessuna barriera, ma nel momento stesso in cui si infrangono le norme o le leggi, le mettiamo...”.

In conclusione: siamo partiti con la Maglia, concludiamo con la Maglia. Hai sovvenzionato l’iniziativa di Settore Crociato, “Una bandiera per amica”, con queste 250 bandiere Crociate che sono state donate agli Under 14 e ad alcuni disabili del Tardini. Siccome c’è chi può equivocare, chi parla di mossa politica, vogliamo specificare che l’iniziativa è di Fabrizio Pallini, a titolo personale con l’Associazione  I nostri borghi  che non ha alcun tipo di finalità o di reclame, ma è solo un atto d’amore per una squadra che ami da tanti anni?

“Beh: l’atto d’amore è più che ovvio, perché  I nostri borghi  non hanno una identità politica ben definita, poiché spaziamo dal rosso al nero, dal giallo al verde, quindi la politica non c’entra assolutamente nulla. Abbiamo sempre sposato le iniziative che vanno a sottolineare le nostre tradizioni, quindi direi che siamo pulitissimi… Anzi, direi che le bandiere ai bambini e ai ragazzi sono l’anima della tifoseria, il colore, il fatto che possano garrire le bandiere al vento dà anche quel senso di libertà, di leggerezza che dovrebbe essere sposato da tutti. Adesso siamo un po’ tirchi in questo senso, quindi mi pareva che rivedere sventolare bandiere fosse bello…

E’ vero ci sono alcune parti della nostra tifoseria che le hanno già, ma deve essere un discorso generale: si può vedere una bandiera in tribuna centrale, come nei distinti, come in Curva Sud che in Curva Nord. Deve essere generalizzato. Noi amiamo benissimo la parte che fa più tifo, ma hanno il diritto anche ragazzi di altre zone di sventolare la propria bandiera, quella della nostra tradizione e della nostra città”.

Le nostre interviste

Notizia del 03 Maggio 2010

 

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