Stagione 2009/2010

 

IL 'TARDINI'

NON SI SPOSTA E NON SI PROSTITUISCE

Come si vuol far diventare lo stadio in cui gioca il Parma Calcio
  UPPER CLASS E POPOLARE

 Farne una risorsa, dando comfort e servizi senza penalizzare alcuno

Clicca sull'immagine per ascoltare l'audio mp3 dell'illustrazione di Stefano Perrone, delegato del Parma Calcio alla sicurezza dello stadio 'Ennio Tardini', su numeri e filosofia degli impianti del futuro

 

Stadio di proprietà quale primario e "unico obiettivo" del Parma Calcio nel prossimo avvenire, affinché la squadra di pallone la quale rappresenta la nostra città e il nostro territorio possa continuare a essere competitiva. La notificazione della strategia del 'club', parlando al parterre del Master Internazionale in Strategia e Pianificazione delle Organizzazioni, degli Eventi e degli Impianti Sportivi organizzato dalle Università di San Marino e di Parma, indirettamente recapitata alla Comunità Crociata dal suo massimo dirigente esecutivo, l'amministratore delegato Pietro Leonardi,  è stata generale. Ai suoi più stretti collaboratori il compito di spiegare nei dettagli in cosa consisterà l'indirizzo intrapreso, il quale costituirà una svolta epocale. Se Martino Ferrari, responsabile del marketing, ha chiarito quale sarà il cliente tifoso da sfruttare per procurarsi nuove risorse economiche (quello medio alto identificato nelle aziende alle quali affittare gli Sky box), linfa da iniettare nei bilanci della società, Stefano Perrone, delegato alla sicurezza dello stadio 'Ennio Tardini' per conto del sodalizio calcistico, vi si è ulteriormente addentrato, fornendo dati e filosofie, schizzando meglio il quadro futuro. “Noi siamo molto legati ai nostri impianti sportivi: vedo la polemica anche su Parma se spostare lo stadio o rifarlo. Siamo particolarmente legati agli impianti e vorremmo sempre mantenere gli stessi, però non è accettabile. Questo campo nasce nel 1922, quando qua attorno - ha premesso Perrone - c’era assolutamente il nulla: bisogna comprendere anche questo. E’ del ’22, è stato ristrutturato nel ’93: o lo ristrutturiamo completamente o lo portiamo da un’altra parte. Le scelte sono due". Un preambolo il quale non introduce, per forza, alla costruzione di una nuova struttura.

Il 'Tardini' per Euro 2016 - "Ristrutturarlo non lo vedo impossibile: noi abbiamo fatto un progetto per gli Europei 2016, che prevede una ristrutturazione totale dell’impianto, con l’aumento totale dei comfort. Tutte le curve devono essere coperte, gli spazi vengono aumentati: l’interasse tra un seggiolino e l’altro non sarà più di 40 centimetri, ma potrà essere anche di 60, ci si potrà allargare un po’. Però ci troviamo a lavorare in una struttura di base che è tragica, perché se per legge, un gradino in Italia deve essere un passaggio a 120, non ne trovi uno da 120, ma tutti da 119 o 118, che somigliano a 120, ma non lo sono, e questo è un classico … Il gradone - ha analizzato il responsabile sicurezza del 'club' di piazzale Risorgimento -  è da 80 o da 90, se devo mettere un seggiolino con una seduta da 40 cm non ho più spazio alle spalle. Se guardiamo le norme UNI che sono i consigli di costruzione europei, la nuova che è uscita nel 2006 prevede dei gradoni minimo da 1,10 m. Su un gradone da un 1,10 m posso mettere una bella seduta comoda e confortevole: andare a modificare questa Tribuna qua (il riferimento é alla Petitot) posso mettere a 40 cm, però poi non posso più alzarmi".

Non soldi, ma strumenti per i nuovi (si intende come concezione) stadi - "Su questo punto bisogna far qualcosa, il comfort deve essere dato: se si riesce con la ristrutturazione, se non si riesce con un nuovo impianto, ma ancora una volta non deve essere una cattedrale nel deserto, ma deve renderli - ha auspicato Stefano Perrone - funzionali ed economicamente vantaggiosi. Non dobbiamo chiedere soldi per costruire gli stadi, ma strumenti per poterli costruire e tornare con una parte di attività. Questo è il concetto: allora puoi fare uno stadio che può essere vissuto e fruibile forse anche prima del 2016 …".

Lo stadio di proprietà dovrà far convivere Upper Class e settori a prezzi popolari - "Poi c’è chi si lamenta perché dice che se si fanno gli stadi più comodi poi aumentano i prezzi. Non è detto: anche se i parametri di Euro 2016 prevedono 40 Sky box come base di partenza, poi tutto quello che è il discorso di Upper Class viene esaltato. Ma anche uno stadio come questo nel suo piccolo ha 20 salette di Hospitality, che sono sempre esaurite tutti gli anni e costano tra i 50 e i 60 mila euro all’anno: per cui vuol dire che funzionano per le società che vogliono investire nell’Upper Class. Però se io creo un Upper Class - ha illustrato il funzionario del Parma Calcio, il quale conosce a menadito il 'Tardini', ma pure la tifoseria della nostra squadra - d’altra parte posso creare dei settori di alto comfort popolari, con prezzi accettabili, da cui avrò del valore aggiunto dai servizi che saprò dare. Se do un servizio e questo servizio ha un costo, tu entri a 10, ma se ti do dei servizi, magari consumi per 20: per cui ancora una volta è la capacità di far reddito dell’impianto, ma non vuol dire lasciare fuori la gente".

Un modello diverso da quello inglese - "In Inghilterra, con gli stadi nuovi, è successo che molti non avessero la possibilità economica di comprare il biglietto: questa è una parte del modello inglese - ha specificato Perrone - che non mi piace. Preferisco pensare che entro ancora a 10 e se sono bravo ti do servizi per altri 20. Se sono bravo … Questo significherebbe andare verso il comfort o il servizio, senza penalizzare nessuno: perché se non viene più quello che è il cuore pulsante dei tifosi, che sta, come ovvio, nella parti più popolari, allora faccio uno stadio solamente per le imprese …”.

Il giusto compromesso, insomma, tra passione e business (se questo é necessario per far vivere il nostro 'club' di pallone), senza, però, tramortire emozioni e sentimenti, spingendo troppo sull'acceleratore del mercanteggiamento, ammesso che sia essenziale (non ne siamo troppo convinti) la configurazione privata della proprietà dell'impianto. Un po' come si è fatto in Germania, dove, per concepire i nuovi stadi, sono state ascoltate le esigenze dei sostenitori e dei rappresentanti del tifo. Come Settore Crociato aveva indicato, tre anni fa, anche in un'audizione al Ministero delle Attività Sportive, allora retto da Giovanna Melandri, e come l'ad del Parma Calcio, Pietro Leonardi, si è augurato qualche settimana or sono.

Notizia del 29 Aprile 2010

 

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