Clicca sull'immagine per ascoltare l'audio mp3 dell'illustrazione di
Stefano Perrone, delegato del Parma Calcio alla sicurezza dello stadio
'Ennio Tardini', su numeri e filosofia degli impianti del futuro

Stadio di proprietà
quale primario e "unico obiettivo" del
Parma Calcio nel prossimo avvenire,
affinché la squadra di pallone la quale rappresenta
la nostra città e il
nostro territorio possa continuare a essere competitiva.
La
notificazione della strategia del 'club', parlando al parterre
del Master Internazionale in Strategia e Pianificazione delle
Organizzazioni, degli Eventi e degli Impianti Sportivi organizzato dalle
Università di San Marino e di Parma, indirettamente
recapitata alla Comunità Crociata dal suo massimo dirigente esecutivo,
l'amministratore delegato Pietro Leonardi, è stata generale. Ai
suoi più stretti collaboratori il compito di spiegare nei dettagli in
cosa consisterà l'indirizzo intrapreso, il quale costituirà una
svolta
epocale. Se Martino Ferrari, responsabile del
marketing, ha chiarito
quale sarà il cliente tifoso da
sfruttare per procurarsi nuove risorse
economiche (quello medio alto identificato nelle aziende alle quali
affittare gli Sky box), linfa da iniettare nei bilanci della
società, Stefano Perrone, delegato alla sicurezza dello
stadio 'Ennio Tardini' per conto del sodalizio calcistico, vi si è ulteriormente
addentrato, fornendo dati e filosofie, schizzando meglio il
quadro
futuro. “Noi siamo molto legati ai nostri impianti sportivi: vedo la
polemica anche su Parma se spostare lo stadio o rifarlo. Siamo
particolarmente legati agli impianti e vorremmo sempre mantenere gli
stessi, però non è accettabile. Questo campo nasce nel 1922, quando qua
attorno - ha premesso Perrone - c’era assolutamente il nulla:
bisogna comprendere anche questo. E’ del ’22, è stato ristrutturato nel
’93: o lo ristrutturiamo completamente o lo portiamo da un’altra parte.
Le scelte sono due". Un preambolo il quale non introduce,
per forza,
alla costruzione di una nuova struttura.
Il 'Tardini' per
Euro 2016 - "Ristrutturarlo non lo vedo
impossibile: noi abbiamo fatto un progetto per gli Europei 2016, che
prevede una ristrutturazione totale dell’impianto, con l’aumento totale
dei comfort. Tutte le curve devono essere coperte, gli
spazi vengono
aumentati: l’interasse tra un seggiolino e l’altro non sarà più di 40
centimetri, ma potrà essere anche di 60, ci si potrà allargare un po’.
Però ci troviamo a lavorare in una struttura di base che è tragica,
perché se per legge, un gradino in Italia deve essere un passaggio a
120, non ne trovi uno da 120, ma tutti da 119 o 118, che somigliano a
120, ma non lo sono, e questo è un classico … Il gradone - ha
analizzato il responsabile sicurezza del 'club' di piazzale Risorgimento
- è da 80 o da 90, se devo mettere un seggiolino con una seduta
da 40 cm non ho più spazio alle spalle. Se guardiamo le norme UNI che
sono i consigli di costruzione europei, la nuova che è uscita nel 2006
prevede dei gradoni minimo da 1,10 m. Su un gradone da un 1,10 m posso
mettere una bella seduta comoda e confortevole: andare a modificare
questa Tribuna qua (il riferimento é alla Petitot) posso mettere
a 40 cm, però poi non posso più alzarmi".
Non soldi, ma
strumenti per i nuovi (si intende come concezione) stadi -
"Su questo punto bisogna far qualcosa, il comfort deve essere dato:
se si riesce con la ristrutturazione, se non si riesce con un nuovo
impianto, ma ancora una volta non deve essere una cattedrale nel
deserto, ma deve renderli - ha auspicato Stefano Perrone -
funzionali ed economicamente vantaggiosi. Non dobbiamo
chiedere soldi
per costruire gli stadi, ma strumenti per poterli costruire e tornare
con una parte di attività. Questo è il concetto: allora puoi fare uno
stadio che può essere vissuto e fruibile forse anche prima del 2016 …".
Lo stadio di
proprietà dovrà far convivere Upper Class e settori a prezzi
popolari - "Poi c’è chi si lamenta perché dice che se si
fanno gli stadi più comodi poi aumentano i prezzi.
Non è detto: anche se
i parametri di Euro 2016 prevedono 40 Sky box come base di partenza, poi
tutto quello che è il discorso di Upper Class viene esaltato. Ma anche
uno stadio come questo nel suo piccolo ha 20 salette di Hospitality, che
sono sempre esaurite tutti gli anni e costano tra i 50 e i 60 mila euro
all’anno: per cui vuol dire che funzionano per le società che vogliono
investire nell’Upper Class. Però se io creo un Upper Class -
ha
illustrato il funzionario del Parma Calcio, il quale conosce a menadito il
'Tardini', ma pure la tifoseria della nostra squadra - d’altra parte
posso creare dei settori di alto comfort popolari, con prezzi
accettabili, da cui avrò del valore aggiunto dai servizi che saprò dare.
Se do un servizio e questo servizio ha un costo, tu entri a 10, ma se ti do dei servizi, magari consumi per 20: per cui ancora una volta è la
capacità di far reddito dell’impianto, ma non vuol dire lasciare fuori
la gente".
Un
modello diverso da quello inglese -
"In Inghilterra, con gli stadi nuovi, è successo che molti non
avessero la possibilità economica di comprare il biglietto: questa è una
parte del modello inglese - ha specificato Perrone - che non mi piace.
Preferisco pensare che entro ancora a 10 e se sono bravo ti do servizi
per altri 20. Se sono bravo … Questo significherebbe andare verso il
comfort o il servizio, senza penalizzare nessuno: perché se non viene
più quello che è il cuore pulsante dei tifosi, che sta, come ovvio,
nella parti più popolari, allora faccio uno stadio solamente per le
imprese …”.
Il
giusto
compromesso, insomma, tra passione e business
(se questo é necessario per far vivere il nostro 'club' di pallone), senza,
però, tramortire emozioni
e sentimenti, spingendo troppo sull'acceleratore del mercanteggiamento,
ammesso che sia essenziale (non ne siamo troppo
convinti) la configurazione privata della proprietà
dell'impianto.
Un po' come si è fatto in Germania, dove,
per concepire i nuovi stadi,
sono state ascoltate le esigenze dei sostenitori e dei rappresentanti
del tifo. Come Settore Crociato aveva
indicato, tre anni fa, anche in
un'audizione al Ministero delle Attività Sportive,
allora retto da Giovanna
Melandri, e come l'ad del Parma Calcio, Pietro Leonardi, si è augurato
qualche settimana or sono.
Notizia del 29 Aprile 2010