La
particolare esultanza,
mostrando in mondovisione il parastinchi con il nome della
propria fidanzata,
domenica scorsa, a Siena,
del giovane attaccante francese del Parma Calcio,
Jonathan Biabiany, al
gol del vantaggio da lui segnato, sotto
la Curva dove erano posizionati
i tifosi Crociati, é stato il miglior spot per il
produttore nostrano di queste protezioni, il felinese Enrico Campari, qualora,
nel pianeta del pallone, ne avesse ancora bisogno,
annoverando egli, fra i suoi clienti, un
numero considerevole di calciatori a livello mondiale. L'artigiano-artista
della nostra terra, però, ammette,
nell'intervista concessa al giornalista
Gabriele Majo per il nostro sito, la straordinaria vetrina
che si è guadagnato grazie alla modalità di esternazione
della propria gioia da parte del promettente centravanti d'oltr'Alpe:
“Tanto è vero che ieri, nello spogliatoio, l’ho visto e l’ho
ringraziato, perché anche lui, come tutti gli altri, i miei
parastinchi li acquista, e quindi, gli
ho detto che gliene regalerò un paio, perché effettivamente di
telefonate ne sono arrivate dopo Siena, quindi è stato importante".
Chissà se Campari abbia influito sulla decisione di Biabiany di
manifestare la sua felicità con quel gesto, perché lui stesso confida:"Ho sempre sostenuto
come il parastinchi sia l’unica possibilità che il giocatore ha di
comunicare, anche sul piano personale, con scritte o disegni. Io
arrivo dalla Formula 1, dove ho lavorato per i più celebri piloti, quali Mansell, Prost, Berger.
Attraverso il casco loro
comunicavano. Dal casco riconoscevi il pilota, i suoi gusti, le sue
caratteristiche, i particolari i quali, magari, non si vedono quando la macchina passa o il
pilota ce l’hai a pochi metri. Sono, però, dettagli che vedi solamente
se riesci a prendere in mano il casco. Queste cose mi sono rimaste e ho
cercato di far capire pure ai calciatori come tramite il parastinco possano sbizzarrirsi.
C’è chi lo fa davvero in
un modo incredibile…”.
Oltretutto,
da quando è in vigore il regolamento che vieta il sollevamento o
lo sventolio della Maglia,
pena l'ammonizione, come è capitato, di recente, due
settimane fa, al difensore del Parma
Cristian Zaccardo dopo il gol contro la Sampdoria allo
stadio 'Ennio Tardini', l'ostentazione
di questo oggetto può diventare una moda alternativa.
“Questo è un altro aspetto che dimostra come il parastinchi non sia, a tutt’oggi,
riconosciuto come un oggetto importante. Per molti non è utile. In
realtà, se non serve, è perché finora è rimasto nascosto dalle calze. Di
conseguenza le grandi aziende non si sono - racconta Enrico Campari
- cimentate a proporre prodotti di qualità. Noi andiamo controcorrente.
Cerchiamo di realizzare un prodotto altamente qualificato. Ci continuiamo a innovare.
Non a caso stiamo già utilizzando lo zaylon, materiale di ultimissima
generazione, che viene utilizzato giusto nella Formula 1 e
nell’aerospaziale. Lo stiamo già usando perché non miriamo a creare un
prodotto economico, bensì puntiamo sulle virtù tecniche sempre più
affinate. L’obiettivo è dare
sicurezza al giocatore”. La famosa fibra di carbonio
con cui l'artigiano-artista di Casale di Felino è diventato
celebre lavorando al servizio dello sport, in particolare del calcio,
quella con la quale ha modellato anche lo
scudo dei Crociati Centenari, non é stata
accantonata, ma, al suo fianco, avanzano altri materiali.
"Utilizziamo ancora fibra di
carbonio, kevler e fibra di vetro, ma per alcune applicazioni
particolari possiamo utilizzare
questo zaylon che è cinque volte superiore al kevler. Oggi - svela
Campari - è possibile realizzare un parastinchi con questo materiale, che
pesa la metà di quelli tradizionali. Il problema è che è costosissimo.
E' solo ed esclusivamente per uso
professionistico, per i calciatori che hanno un problema che
effettivamente si può risolvere”. Alla prossima esultanza di Beep
Beep Biabiany, alla prossima pubblicità occulta in buona fede.