Stagione 2009/2010

 

IL 'TARDINI'

NON SI SPOSTA E NON SI PROSTITUISCE

Lorenzo Minotti affronta con autorevolezza il tema dello stadio del futuro
 UN APPROCCIO COMPLESSIVO

 Valutare ogni esigenza, stimando storia e affetti, senza paure e preconcetti

Un modo autorevole, responsabile e riflessivo per affrontare la questione stadio. L'apporto odierno è quello di Lorenzo Minotti, Bandiera del Parma Calcio, di cui é stato capitano, dirigente e a cui é ancora affezionato, il quale ha scritto la propria equilibrata e qualificata opinione per il sito di Tv Parma. Competente e seria, perché esamina l'argomento da diversi punti di vista, vestendo i panni, la maggior parte dei quali da lui indossati, di ogni ruolo del mondo pallone, oltre a quelli di amministratore e cittadino. Cercando di trovare un punto di incontro, una sintesi, fra le varie esigenze. L'approfondimento merita una lettura.

  Questione stadio

di

Lorenzo Minotti

Mercoledì  di calcio in TV. Canale 201: Parma –Inter  dal mitico stadio Tardini. Canale 203: big match Arsenal-Liverpool dallo sfavillante Emirates Stadium di Londra.

La mia mente corre subito a quella sfortunata finale del 1994 persa  a Copenaghen che ci impedì di entrare nella storia come unica squadra a vincere per due anni consecutivi la Coppa delle Coppe.

I Gunners allora giocavano le loro partite casalinghe in uno dei templi del calcio inglese: il famosissimo Highbury.

La storia recente dei due club ci dice che il Parma attuale, dopo le difficili stagioni  vissute a seguito del crac Parmalat e al relativo commissariamento, sta trovando con la nuova proprietà  una sua dimensione di media classifica nell’attuale sere A italiana, con l’ambizione di poter presto  esibirsi nuovamente in competizioni europee. Mantenere una società di calcio a questi livelli per una città di provincia non è certamente facile ed il Parma deve e dovrà essere gestito a tutti gli effetti come una  vera e propria azienda. Perciò dovrà sempre più patrimonializzarsi, moltiplicare e diversificare i  propri ricavi per poter arrivare, attraverso una sana e corretta gestione, all’autofinanziamento. Solo così potrà continuare a vivere il sogno dei tifosi parmigiani di vedere i propri beniamini esibirsi nel calcio che conta in Italia ed in Europa.

L’Arsenal,  dal canto suo, ha consolidato in quest’ultimo decennio il proprio ruolo che la fa essere considerata  una delle famose “big four” della Premier League inglese, attraverso una politica sportiva orientata  alla valorizzazione di giovani talenti ed una gestione economico-finanziaria focalizzata soprattutto sulla realizzazione di un modernissimo e stupendo impianto sportivo  quale è l’attuale Emirates Stadium, ovviamente a discapito del mitico Highbury.

Proprio partendo da questo parallelismo mi piacerebbe fare una  personale riflessione su una problematica che, scorrendo qualche giorno fa la Gazzetta di Parma, credo sia tornata molto d’attualità ovvero: ristrutturare il Tardini o fare un nuovo impianto a Moletolo?

Questo è un tema che da sempre ha fatto discutere i tifosi e non solo loro per l’impatto che gli appuntamenti calcistici hanno sulla città, sui suoi abitanti ed ovviamente, soprattutto dal punto di vista della passione, delle emozioni, dell’attaccamento alla maglia e dell’amore vero e proprio, per coloro che “vanno al Parma”.

A mio avviso  “la questione degli stadi” è uno degli aspetti principali dei quali bisogna al più presto occuparsi affinchè il nostro Paese non rimanga indietro rispetto ad altre realtà europee che stanno correndo ad una velocità doppia rispetto alla nostra in materia di gestione del fenomeno calcio, alla luce dei bisogni e degli attuali stili e standard di vita dei fruitori nonché appassionati di questo meraviglioso sport.

Avendo io avuto la fortuna di vivere “ il pallone “ sotto tante vesti e cioè da raccattapalle, tifoso, calciatore, team manager, direttore sportivo ed ovviamente da  cittadino credo sia opportuno fare su questo particolare tema  delle riflessioni , mettendosi di volta in volta nei panni dei vari attori che vivono o subiscono questa vera e propria “religione” nazionale che è la passione e l’amore per il calcio in Italia.

Come giocatore  o componente di uno staff tecnico credo che lo stadio ideale sia quello che presenta un terreno con un verde manto erboso che ti invoglia a giocare. Spogliatoi e servizi ampi con spazi ed attrezzature moderne per preparare e vivere al meglio la partita. Spalti vicini, senza barriere, sensazione di sicurezza per coloro che vengono a vederti e soprattutto sensazione e consapevolezza di giocare nella propria “casa”, dove avverti la presenza di un clima, di un’energia e di condizioni particolari. Tutto ciò Ti fa sentire una cosa sola con i tuoi tifosi e Ti trasmette una carica ed un’adrenalina che gli avversari avvertono e subiscono fin dal primo istante in cui mettono piede in un ambiente di questo tipo e così speciale.

Come manager  o ancor più come patron o azionista del club il sogno sarebbe avere uno stadio di proprietà. Impianto che diventi fonte di diversificazione dei ricavi della società, da vivere sette giorni su sette. Stadio che garantisca sicurezza, confort, servizi  e qualità di alto a livello a tutti coloro che vogliono godersi l’avvenimento sportivo prima, durante e dopo l’effettivo svolgersi della partita vera e propria. Penso quindi ad un impianto con ristoranti, bar, negozi  per non parlare di servizi primari ed indispensabili come quelli igienici, dove si possa entrare senza provare senso di disgusto e di abbandono. Sarebbe bello potervi magari ubicare un museo che testimoni, racconti e non faccia disperdere la filosofia, i valori e la cultura che da sempre contraddistinguono questa squadra e la sua gente. Un luogo dove scolpire la storia del Parma Calcio e di tutti coloro che hanno vissuto, amato e seguito il club in questa sua oramai centenaria storia. Stadio che potrebbe accogliere la sede sociale ed altre strutture per migliorare l’efficienza, la qualità e la professionalità della gestione del club.

Come tifoso in generale credo sarebbe importante avere uno stadio che senta come la “mia casa” ovviamente ognuno a seconda delle proprie idee, convinzioni, esigenze e modo di voler usufruire o ancor meglio “vivere” la partita o l’evento sportivo in senso più allargato. Anche dal punto di vista dei supporters io credo che elementi come la sicurezza, il confort, la vicinanza al terreno di gioco e quindi il quasi contatto con i propri idoli, la qualità dei servizi ed il poter vivere l’evento e condividere la propria passione anche molto prima e dopo i 90 minuti siano fattori  imprescindibili,  per far sì che gli stadi si riempiano sempre più e questo sport non diventi uno spettacolo prettamente televisivo. Vorrei un impianto facilmente raggiungibile (magari anche in bicicletta), servito da mezzi di trasporto efficienti e sicuri, con parcheggi adeguati e con buone connessioni alle arterie stradali principali (tangenziali ed autostrada in particolare) onde evitare ingorghi, code e quant’altro.

Se invece fossi  un amministratore pubblico o un cittadino non tifoso o non appassionato di calcio credo che mi piacerebbe avere nella mia città uno stadio la cui manutenzione ordinaria e straordinaria non pesi sull’intera collettività, il cui utilizzo non costringa a blindare interi quartieri o a mandare in tilt il traffico specialmente in occasione di gare infrasettimanali e che le spese per il mantenimento della sicurezza e dell’ordine pubblico siano sostenute anche dalle società sportive. Se poi abitassi nei pressi dello stadio mi scoccerebbe non poter uscire di casa in certe occasioni per paura di subire danni alla mia persona o a cose di mia proprietà.

Detto questo, io credo che chiunque approcci il tema sopra  discusso e cerchi di dare una risposta alla domanda dalla quale siamo partiti debba tenere conto di tutti gli elementi, dei vari punti di vista e delle differenti esigenze che si hanno a seconda del “paio di occhiali” che ognuno di noi ha o mette.

Quindi buon senso, equilibrio, rispetto dei bisogni e delle idee degli altri, ottimismo, non aver paura o preconcetti in caso di un cambiamento, capacità di evolversi e di adeguarsi ai tempi sono elementi fondamentali per prendere decisioni , farsi un parere o affrontare solo più in generale la “questione stadio” Parma.

Certo che il “Tardini” è  e resterà per sempre il “Tardini” e sarebbe bello potesse essere  per sempre  la “casa del Parma”.

Onestamente non so però se il nostro amato stadio è e sarà in grado di cambiarsi d’abito e poter così dare risposte adeguate ad almeno gran parte delle caratteristiche ideali sopra descritte affinchè si possano soddisfare le esigenze e direi quasi le necessità che oggi reclama il fenomeno o spettacolo o business calcio, a seconda di come lo si preferisca definire.

Se si dovesse optare per una drastica soluzione innovativa, personalmente avrei due sogni: il primo che l’area dove oggi è ubicato il nostro mitico stadio rimanga in qualche modo memoria viva di una “bella storia” della storia di Parma e che eventualmente il nuovo impianto sia dedicato (soprattutto col nome) ad Ernesto Ceresini .                  

Notizia del 24 Febbraio 2010

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