Mercoledì di calcio in TV. Canale
201:
Parma –Inter dal
mitico stadio Tardini. Canale
203: big match Arsenal-Liverpool dallo sfavillante
Emirates Stadium di Londra.
La mia mente corre subito a quella
sfortunata finale del 1994 persa a Copenaghen che
ci impedì di entrare nella storia come unica squadra
a vincere per due anni consecutivi la Coppa delle
Coppe.
I Gunners allora giocavano le loro
partite casalinghe in uno dei templi del calcio
inglese: il famosissimo Highbury.
La storia recente dei due club ci
dice che il Parma attuale, dopo le difficili
stagioni vissute a seguito del crac Parmalat e al
relativo commissariamento, sta trovando con la nuova
proprietà una sua dimensione di media classifica
nell’attuale sere A italiana, con l’ambizione di
poter presto esibirsi nuovamente in competizioni
europee. Mantenere una società di calcio a questi
livelli per una città di provincia non è certamente
facile ed il Parma deve e dovrà essere gestito a
tutti gli effetti come una vera e propria azienda.
Perciò dovrà sempre più patrimonializzarsi,
moltiplicare e diversificare i propri ricavi per
poter arrivare, attraverso una sana e corretta
gestione, all’autofinanziamento. Solo così potrà
continuare a vivere il sogno dei tifosi parmigiani
di vedere i propri beniamini esibirsi nel calcio che
conta in Italia ed in Europa.
L’Arsenal, dal canto suo, ha
consolidato in quest’ultimo decennio il proprio
ruolo che la fa essere considerata una delle famose
“big four” della Premier League inglese, attraverso
una politica sportiva orientata alla valorizzazione
di giovani talenti ed una gestione
economico-finanziaria focalizzata soprattutto sulla
realizzazione di
un modernissimo e stupendo impianto
sportivo quale è l’attuale Emirates Stadium,
ovviamente a discapito del mitico Highbury.
Proprio partendo da questo
parallelismo mi piacerebbe fare una personale
riflessione su una problematica che, scorrendo
qualche giorno fa la Gazzetta di Parma, credo sia
tornata molto d’attualità ovvero:
ristrutturare il Tardini o fare un nuovo impianto a Moletolo?
Questo è un tema che da sempre ha
fatto discutere i tifosi e non solo loro per
l’impatto che gli appuntamenti calcistici hanno
sulla città, sui suoi abitanti ed ovviamente,
soprattutto dal punto di vista della passione, delle
emozioni, dell’attaccamento alla
maglia e dell’amore
vero e proprio, per coloro che “vanno al Parma”.
A mio avviso “la questione degli
stadi” è uno degli aspetti principali dei quali
bisogna al più presto occuparsi affinchè il nostro
Paese non rimanga indietro rispetto ad altre realtà
europee che stanno correndo ad una velocità doppia
rispetto alla nostra in materia di gestione del
fenomeno calcio, alla luce dei bisogni e degli
attuali stili e standard di vita dei fruitori nonché
appassionati di questo meraviglioso sport.
Avendo io avuto la fortuna di vivere
“ il pallone “ sotto tante vesti e cioè da
raccattapalle, tifoso, calciatore, team manager,
direttore sportivo ed ovviamente da cittadino credo
sia opportuno fare su questo particolare tema delle
riflessioni , mettendosi di volta in volta nei panni
dei vari attori che vivono o subiscono questa vera e
propria “religione” nazionale che è la passione e
l’amore per il calcio in Italia.
Come giocatore o componente di uno
staff tecnico credo che lo stadio ideale sia quello
che presenta un terreno con un verde manto erboso
che ti invoglia a giocare. Spogliatoi e servizi ampi
con spazi ed attrezzature moderne per preparare e
vivere al meglio la partita. Spalti vicini, senza
barriere, sensazione di sicurezza per coloro che
vengono a vederti e soprattutto sensazione e
consapevolezza di giocare nella propria “casa”, dove
avverti la presenza di un clima, di un’energia e di
condizioni particolari. Tutto ciò Ti fa sentire una
cosa sola con i tuoi tifosi e Ti trasmette una
carica ed un’adrenalina che gli avversari avvertono
e subiscono fin dal primo istante in cui mettono
piede in un ambiente di questo tipo e così speciale.
Come manager o ancor più come patron
o azionista del club il sogno sarebbe avere uno
stadio di proprietà. Impianto che diventi fonte di
diversificazione dei ricavi della società, da vivere
sette giorni su sette. Stadio che garantisca
sicurezza, confort, servizi e qualità di alto a
livello a tutti coloro che vogliono godersi
l’avvenimento sportivo prima, durante e dopo
l’effettivo svolgersi della partita vera e propria.
Penso quindi ad un impianto con ristoranti, bar,
negozi per non parlare di servizi primari ed
indispensabili come quelli igienici, dove si possa
entrare senza provare senso di disgusto e di
abbandono.
Sarebbe bello potervi magari ubicare un
museo che testimoni, racconti e non faccia
disperdere la filosofia, i valori e la cultura che
da sempre contraddistinguono questa squadra e la sua
gente. Un luogo dove scolpire la storia del
Parma
Calcio e di tutti coloro che hanno vissuto, amato e
seguito il club in questa sua oramai centenaria
storia. Stadio che potrebbe accogliere la sede
sociale ed altre strutture per migliorare
l’efficienza, la qualità e la professionalità della
gestione del club.
Come tifoso in generale credo sarebbe
importante avere uno stadio che senta come la “mia
casa” ovviamente ognuno a seconda delle proprie
idee, convinzioni, esigenze e modo di voler
usufruire o ancor meglio “vivere” la partita o
l’evento sportivo in senso più allargato. Anche dal
punto di vista dei supporters io credo che elementi
come la sicurezza, il confort, la vicinanza al
terreno di gioco e quindi il quasi contatto con i
propri idoli, la qualità dei servizi ed il poter
vivere l’evento e condividere la propria passione
anche molto prima e dopo i 90 minuti siano fattori
imprescindibili, per far sì che gli stadi si
riempiano sempre più e questo sport non diventi uno
spettacolo prettamente televisivo. Vorrei un
impianto facilmente raggiungibile (magari anche in
bicicletta), servito da mezzi di trasporto
efficienti e sicuri, con parcheggi adeguati e con
buone connessioni alle arterie stradali principali
(tangenziali ed autostrada in particolare) onde
evitare ingorghi, code e quant’altro.
Se invece fossi un amministratore
pubblico o un cittadino non tifoso o non
appassionato di calcio credo che mi piacerebbe avere
nella mia città uno stadio la cui manutenzione
ordinaria e straordinaria non pesi sull’intera
collettività, il cui utilizzo non costringa a
blindare interi quartieri o a mandare in tilt il
traffico specialmente in occasione di gare
infrasettimanali e che le spese per il mantenimento
della sicurezza e dell’ordine pubblico siano
sostenute anche dalle società sportive. Se poi
abitassi nei pressi dello stadio mi scoccerebbe non
poter uscire di casa in certe occasioni per paura di
subire danni alla mia persona o a cose di mia
proprietà.
Detto questo, io credo che chiunque
approcci il tema sopra discusso e cerchi di dare
una risposta alla domanda dalla quale siamo partiti
debba tenere conto di tutti gli elementi, dei vari
punti di vista e delle differenti esigenze che si
hanno a seconda del “paio di occhiali” che ognuno di
noi ha o mette.
Quindi buon senso, equilibrio,
rispetto dei bisogni e delle idee degli
altri,
ottimismo, non aver paura o preconcetti in caso di
un cambiamento, capacità di evolversi e di adeguarsi
ai tempi sono elementi fondamentali per prendere
decisioni , farsi un parere o affrontare solo più in
generale la “questione stadio” a
Parma.
Certo che il “Tardini” è e resterà
per sempre il “Tardini” e sarebbe bello potesse
essere per sempre la “casa del Parma”.
Onestamente non so però se il nostro
amato stadio è e sarà in grado di cambiarsi d’abito
e poter così dare risposte adeguate ad almeno gran
parte delle caratteristiche ideali sopra descritte affinchè si possano soddisfare le esigenze e direi
quasi le necessità che oggi reclama il fenomeno o
spettacolo o business calcio, a seconda di come lo
si preferisca definire.
Se si dovesse optare per una
drastica
soluzione innovativa, personalmente avrei due sogni:
il primo che l’area dove oggi è ubicato il nostro
mitico stadio rimanga in qualche modo memoria viva
di una “bella storia” della storia di Parma e
che
eventualmente il nuovo impianto sia dedicato
(soprattutto col nome) ad
Ernesto Ceresini
.
Un
modo autorevole, responsabile e riflessivo per
affrontare la questione stadio. L'apporto odierno è quello di