Stagione 2009/2010

 

IL 'TARDINI'

NON SI SPOSTA E NON SI PROSTITUISCE

Colloquio con il documentato giornalista Michele Angella
 IL PREGIO DEGLI STADI IN CENTRO

  Il Quartiere Cittadella, con il 'Tardini', é una delle zone più in di Parma

Gli stadi per il gioco del pallone, anche di grandi dimensioni, moderni, ristrutturati o addirittura costruiti ex novo, possono coesistere all'interno dei centri urbani, valorizzando, oltretutto, nella maggior parte dei casi, sobborghi, rioni, circoscrizioni in cui sono insediati.

La presenza di un impianto sportivo nel contesto cittadino può migliorare la qualità della vita di quell'ambiente. Basti pensare, nel caso di Parma, al Quartiere Cittadella, in cui da quasi un secolo é collocato lo stadio 'Ennio Tardini'. E' una delle zone più in della città, una di quelle in cui i valori degli immobili, oltre a essere tra i più alti, è in continua ascesa. Insomma, la presenza della struttura nella quale gioca il Parma Calcio non ha influito negativamente, quanto a degrado.

Anzi, tutt'altro, perché generalmente, al contrario, è quando si delocalizza un impianto sportivo di queste caratteristiche, costruendo al suo posto qualsiasi alternativa urbanistica, anche verde, che si creano spazi i quali rischiano di diventare non luoghi, in cui può prosperare la criminalità più o meno micro. Con tali operazioni sovente, certo non sempre, si perpetra un danno doppio, avviene che si originino due zone a rischio. Dove c'era una volta lo stadio nel cuore della città e dove si è costruito il nuovo, in periferia.

I Paesi europei più evoluti e le loro capitali rappresentano l'esempio da prendere a modello. Ce lo conferma, in un dialogo che abbiamo avuto con lui, Michele Angella, grande appassionato di calcio, molto documentato in materia per interesse personale, non solo professionale, giornalista dell'emittente televisiva locale Teleducato, il quale in alcuni suoi recenti servizi, in particolare in quello mandato in onda, due settimane fa durante la puntata di 'Parma Europa' sul 'Tardini' (visibile sul nostro sito e scaricabile, per sua gentile concessione) ha sottolineato questo consolidato orientamento.

Michele, da dove nasce la tua passione per gli stadi di calcio, per le loro strutture e per la loro configurazione ?

"Nasce dalla passione per il calcio che come tanti coltivo fin da bambino. La passione per le squadre, per i colori, per le maglie, per gli stemmi, i simboli e naturalmente anche per gli stadi. Ogni stadio una squadra, un quartiere, una città, una storia. In passato gli stadi poi, dal punto di vista estetico e architettonico erano molto più identificativi rispetto a oggi, perché ognuno diverso dall'altro.
Oggi in Europa esistono stadi splendidi, ma il modello é spesso simile. Ecco, fino a 15-20 anni fa se in tv ti capitava di sintonizzarti su una partita giocata al vecchio Wembley, lo riconoscevi subito. Il nuovo Wembley, da una visione televisiva o fotografica lo potresti inizialmente confondere con il Millenium Stadium di Cardiff o con uno stadio giapponese o malese.
In ogni caso quando viaggio mi piace, tra le altre cose ovviamente, inserire nel tour di una città la visita allo stadio (possibilmente in maniera autonoma, senza ricorrere alle visite guidate proposte dai club). Mi incuriosisce vedere dove la struttura é dislocata, capire come é utilizzata e fruita. E' un modo interessante per capire la cultura di un popolo, il modo in cui viene vissuto l'evento sportivo. In più l'aver vissuto in passato per periodi più o meno brevi all'estero ha influito parecchio su questo genere di conoscenze e di frequentazioni"
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Nei tuoi recenti servizi che hai confezionato per Teleducato, l’emittente televisiva per la quale lavori, sul futuro dello stadio ‘Ennio Tardini’ hai sottolineato come una sua ristrutturazione sia “percorribile e realizzabile”. Come mai ne sei così convinto?

"Non sono né un urbanista né un architetto. Non ho competenze specifiche in materia. Mi sono limitato a sottolineare come in diversi Paesi europei gli stadi siano inseriti, senza alcun problema di ordine pubblico o viabilistico, in contesti urbani tutt'altro che periferici. Spesso si cita l'Inghilterra come esempio di stadi a 5 stelle. Ebbene lì, quando a fine anni '80 si decise di riformare l'intero sistema calcio, la via seguita fu quella di ristrutturare e ricostruire, rendendoli comodi, sicuri e all'avanguardia, gli impianti già esistenti. Stamford Bridge o White Hart Lane a Londra, Anfield a Liverpool, sono esempi molto significativi. In Italia, invece, noto come ogni progetto di impiantistica del futuro preveda l'edificazione di nuove costruzioni fuori dalle città. Forse non é la sola strada percorribile.
A Bruxelles i tifosi dell'Anderlecht (squadra dell'omonimo vasto e signorile distretto a nord-ovest della capitale belga) anni fa si opposero alla realizzazione di un nuovo stadio, esprimendo la preferenza per un restyling del vecchio Constant Vanden Stock, situato all'interno dello splendido Parco Pubblico Parc Astrid, tra altre strutture sportive e meta quotidiana della gente del quartiere per passeggiate e svago. La loro battaglia non é ancora del tutto vinta, ma un segnale importante é stato dato
".

Dalla tua esperienza sul campo, avendo visitato diversi impianti sportivi per il gioco del pallone in molti Paesi europei, quale è la percentuale di queste strutture realizzate in periferia?

"In Inghilterra e in tutto il Regno Unito direi che la quasi totalità degli impianti si trova in aree urbane più o meno centrali. A Londra, dove ci sono una decina di club, gli stadi sono una sorta di punto di riferimento e simbolo dei rispettivi quartieri. Prevalentemente centrali gli stadi anche in Spagna.
Un po' diverso il caso della Germania dove la percentuale di impianti periferici é maggiore, anche se é in controtendenza la Nuova Allianz Arena di Monaco di Baviera più vicina al centro rispetto all'Olympia costruito per i Giochi del 1972.
A Parigi il polifunzionale Stade de France, nella città satellite di Saint-Denis, non é riuscito a scalzare il fascino del Parco dei Principi, situato nel XVI arrondissment nella zona ovest della città. A Amsterdam la nuova Arena, casa dell'Ajax, rappresenta una struttura meravigliosa e comodissima, ben servita da parcheggi, facilmente raggiungibile con la metropolitana, ma é stata edificata molto lontano dal centro, nella parte sud est. Parecchi tifosi de “I lancieri” rimpiangono, almeno dal punto logistico, il vecchio De Meer. Anche quello non era in centro, ma si trovava in un'area verde sportivo-universitaria molto frequentata e più inserita nella vita sociale della città"
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Sempre osservando a quanto hai toccato con mano, un centro urbano senza stadio viene riqualificato, viene reso più sicuro oppure è vero il contrario? Nel caso specifico di Parma, l’eliminazione del ‘Tardini’, a tuo avviso riqualificherebbe ulteriormente il quartiere Cittadella, una zona della città già molto appetibile e dalla qualità della vita alta, oppure, anche in questo caso, è vero il contrario? Cosa porterebbe il suo restyling, anche durante la settimana, nella vita di tutti i giorni?

"Bisognerebbe conoscere in maniera approfondita l'eventuale progetto alternativo al Tardini, ossia cosa prevederebbe l'eliminazione dello stadio. Non so nemmeno se esista. Credo che finora siamo al pour parler. Non mi permetto dunque di fare valutazioni in tal senso. Anche se lo stadio é luogo prima di tutto di aggregazione e ha un valore sociale importante. Un eventuale restyling potrebbe portare alla presenza all'interno o accanto al Tardini di nuovi spazi di incontro non necessariamente di natura commerciale. In tanti stadi esteri per esempio non ci sono supermercati con carrelli per fare la spesa oppure, che ne so, saloni di abbronzatura o sushi-bar alla moda. Ci sono, invece, il museo del club, ci sono sale conferenze, ci sono spazi che vengono messi a disposizione per le feste dei tifosi. Il Mestalla di Valencia, il primo esempio che mi viene in mente, può essere affittato, a prezzi competitivi, dai tifosi per ospitare banchetti di matrimonio, ricevimenti, feste di compleanno. Ma non è un caso isolato, anzi".

Nel tuo ultimo servizio sul tema, quello andato in onda a ‘Parma Europa’, che gentilmente avete concesso di pubblicare sul nostro sito Internet, chiudi sottolineando come non sia da escludere una partnership con una grande azienda, che, in caso di copertura finanziaria, potrebbe far abbinare i propri nomi e marchio al rinnovato stadio. Quanto c’è di vero?

"Si trattava di una ipotesi che non deriva da alcun riscontro reale. Una ipotesi (non sto valutando se sia giusta o sbagliata) che vale però la pena prendere in considerazione visto che tale soluzione é stata adottata in molti casi all'estero. L'Allianz Arena di Monaco di Baviera, l' Emirates Stadium di Londra, il Signal Iduna Park di Dortmund, il Reebok Stadium di Bolton. A Siena c'é un progetto targato MontePaschi. In casi simili, certo, parlare di  romanticismo e di identificazione con la casa del proprio club può risultare un po' difficile".

 

Notizia del 18 Febbraio 2010

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