Stagione 2009/2010

 

Domani pomeriggio contro una Lazio per cui si è scomodata la politica
 UNA STRANA PARTITA DA VINCERE

  Battendo la squadra del cuore di Leonardi la salvezza sarebbe a un passo

Partita strana, quella di domani contro la Lazio, la quale naviga in cattive e limacciose acque. Se il campionato finisse ora, la squadra biancoceleste retrocederebbe in serie B. Sfida salvezza, é stata battezzata. Il Parma Calcio, vincendola, svolterebbe in modo deciso verso il colle di Barbiano. Si troverebbe già alle porte di Felino. Le aquile romane, assicurandosela, si risveglierebbero con una bella boccata d'ossigeno. Gara bizzarra, indecifrabile, nel suo evolversi. Noi Crociati, sulla carta, partiamo con i favori di ogni pronostico. Favoriti nella condizione (l'ottimo pari contro i Campioni d'Italia dell'Inter) e dal campo amico, lo stadio 'Ennio Tardini', nel quale, oltretutto, i tifosi ospiti non potranno entrare. La Lazio, di cui é tifoso doc l'amministratore delegato del nostro 'club' (" ... ho condiviso con la gente laziale, non da professionista, ma da tifoso, tante partite, gioie e dolori. Siccome mi sono temprato grazie ai dolori che mi ha provocato la Lazio, approfitto per mandare un messaggio ai tifosi: "Non vi imborghesite, c'è da soffrire e quindi soffrite". Dopo le grandi sofferenze verranno le grandi gioie. Il Dna del laziale non si può cambiare ..." - ha detto, l'altra sera, ai microfoni di una radio della capitale, Pietro Leonardi, naturalmente augurandosi, da professionista, un successo del Parma), giunge nel Ducato con un nuovo allenatore, Edy Reja. Il suo avvento é stato agevolato e sostenuto politicamente, nel senso letterario del termine, dal sindaco di Roma, Giorgio Alemanno, e dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Perché la Lazio, dicono, "si deve salvare". Perché Lotito, raccontano "deve garantire una transizione dolce”. Perché, soprattutto, narrano, "ballano miliardi e voti, quei circa novantamila che movimenterebbero i tifosi laziali, spostandoli da una candidatura verso, invece, l’astensione". Ha scritto Oliviero Beha nella propria rubrica 'Alla moviola' su 'Il fatto Quotidiano', sotto il titolo 'Un calcio al voto':"Alla moviola, oggi come ieri. Messa a ferro e fuoco Formello, gli ultras della Lazio vogliono “spezzare le reni” a Lotito, dopo averlo sopportato per cinque anni. Dico di quando Lotito, figlio della sottopolitica destrorsa, ottenne attraverso la politica nazionale e il presidente del Consiglio di allora, un nome a caso, il famigerato decreto detto “spalma debiti” con cui le società di calcio potevano usufruire di una rateizzazione millenaria delle cifre dovute al fisco. Disse Berlusconi il 31 marzo del 2005: “Il caso della Lazio è particolare: si tratta di una squadra che ha un numero enorme di sostenitori e che avrebbe potuto fallire con gravi conseguenze di ordine pubblico”.Et voilà, ecco come 170 milioni di euro di debiti “spalmati” in 23 anni, che scandalizzarono per lo spazio di un mattino la Lega ma quella Nord (che pure tre anni prima aveva votato la norma) e non quella del pallone, furono la firma alla commistione tra calcio e politica, tra tifosi ed elettori, tra ricatto degli ultras e normative cangianti contro ogni logica. Formello? E che differenza c’è con gli incidenti in via Allegri, nel maggio 2000 annus domini ma pure sanctus, quando gli Irriducibili (di Cragnotti !!!) assediarono la Federcalcio perché De Santis aveva annullato un gol buono al Parma (di Tanzi !!!!) contro la Juve (degli Agnelli !!!!)? E con domenica 13 novembre 2007, quando l’agente Spaccarotella sparò e uccise il laziale Gabriele Sandri e la sera ultras laziali e romanisti assalirono le caserme, trasformando una zona della capitale in un lotto di sanguinosa guerriglia? Adesso che “per colpa di Lotito che ci vuole mandare in serie B”, in tanti via internet dichiarano di non voler votare la Polverini, la politica istituzionale “preoccupata” si tiene bassa e continua in questo perverso intreccio che scambia “una testa un voto” con “un tifoso un voto”. Naturalmente il discorso varrebbe anche rovesciato e va oltre destra e sinistra. È una politica marcia che ha bisogno di un pallone marcio, e un pallone marcio che può non dare segni di ravvedimento perché alla politica delle “grida” inapplicate tutto sommato sta bene così". Partita strana, Parma-Lazio. Da vincere, senza timori, scrutando, all'orizzonte, il colle di Barbiano.

Notizia del 13 Febbraio 2010

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