Amarcord
delle sfide tra Parma
Calcio e Udinese. Troppo banale rimembrare
lo
spareggio allo stadio 'Menti' di Vicenza del 24
giugno 1973, da tempo fissato nella
nostra sezione
delle partite memorabili. La ricostruzione
che, però, ne ha tratteggiato la giornalista
friulana Monica Tosolini per
www.udineseblog.it,
nella sezione 'Mi ritorni in mente',
corredata da immagini recuperate sul nostro
sito, citato quale fonte, non é consueta e, per
questo, merita di essere proposta. Per il taglio
romantico soprattutto, che si specchia nella
realtà politica e sociale di quell'epoca, e per
il personaggio consultato, bandiera dell'altra
sponda, quella bianconera, quel giorno in campo,
Massimo Giacomini, udinese doc,
centrocampista per sette stagioni e allenatore
per tre nella squadra della propria città.
QUELLA DOLOROSA
SCONFITTA DEL 1973 CONTRO IL PARMA
C'era
una volta: se fosse un libro di fiabe potrebbe
cominciare così questa storia. Ma il calcio non
è una fiaba, e anche se la storia moderna
intrinseca di successi, rischia di cancellare
certe partite, ci sono ricordi lontani che
comunque hanno scritto una pagina importante del
club bianconero. Una storia fatta di sofferenza,
di successi e di cadute, di rinascita e
delusione. Proprio questa fu il minimo comune
denominatore in uno degli spareggi che l'Udinese
ha dovuto affrontare nella sua storia, guarda
caso contro il Parma. Anno 1973, Stadio Menti di
Vicenza.
C'è chi si ricorda bene quel pomeriggio assolato
del 24 giugno1973: è Massimo Giacomini, ex
giocatore allora dell'Udinese, in campo con
Galeone e Bonora in una sfida che valeva la
salita in serie B. La prima dopo anni bui nella
palude della C. "Quel campionato con il Parma fu
una rincorsa continua. Alla fine arrivammo pari,
ma noi pagammo caro lo sforzo di
quell'inseguimento. Ci presentammo allo
spareggio con diversi giocatori malconci: tra
questi anche io e Galeone. Allora non c'erano
molte riserve", ricorda Giacomini.
Non erano bastati 52 punti (allora le vittorie
ricordiamo ne valevano 2), per mettere il timbro
sul passaporto per la B. Una sola potrona era
disponibile e i passegeri erano molti, in un
finale di campionato, che Sandro Ciotti nella
radiocronaca dal Menti definì "thrilling come
pochi altri nella storia della C". Quattro
vittorie consecutive infatti nel finale del
torneo portano in testa i crociati, con ben
quattro lunghezze di vantaggio sugli avversari.
Ma le sconfitte di Piacenza (1-0) e Venezia
(3-1) assottigliano sempre più il vantaggio, e
dopo la sconfitta a Trieste (1-0) ecco il
Venezia scavalcare il Parma, raggiunto anche
dall'Udinese.
La
volata si conclude con il primo posto a pari
merito di Parma e Udinese. Inevitabile lo
spareggio dunque. Da seguire come si poteva, in
un mondo dove la Tv era un privilegio per pochi,
la radio un compagno fedele e la fantasia a
ricamare azioni e sogni, in pomeriggi fatti di
attese e passeggiate per un centro con poche
macchine e negozi chiusi.
Già: la radio. Allora non esisteva altro mezzo
per seguire i colori bianconeri da Udine, a meno
che non si fosse stati tra i 4 mila fortunati
che poterono raggiungere Vicenza nel rinnovato
stadio. E le notizie in Friuli, come a Parma,
arrivavano col contagocce.
"Saliva di categoria solo la prima del girone,
composto da 20 squadre. - Ricorda Giacomini - Il
Parma aveva un gruppo ben quadrato, allenato da
un ex difensore molto forte, Sereni, che aveva
curato molto bene il reparto arretrato".
E
mentre sui giornali le notizie provenivano tutte
da Washington e da quell'Hotel Watergate, oltre
il Tagliamento e sotto il Po si cercavano
notizie sulle formazioni. L'Udinese non era
decisamente al meglio come forma. "Dopo una
prima fase di studio - aggiunge Giacomini -
nella quale era evidente la nostra
preoccupazione anche per le precarie condizioni
fisiche di molti calciatori, il Parma approfittò
di una incertezza del nostro portiere, che aveva
comunque fatto un gran campionato, e passò in
vantaggio. Ricordo quella rete: un cross dalla
sinistra, la palla che arrivava in porta e ci
entrava con il nostro portiere. Noi allora ci
buttammo in avanti per pareggiare e ci furono
diverse occasioni, ma la loro difesa era solida.
Arrivò quindi il loro secondo gol, un classico
contropiede".
Udine torna a pensare ad altro: alle elezioni
politiche, e ad Andreotti che stava per formare
il suo secondo governo. Il sogno si era
infranto. La C rimaneva l'incubo per molti
tifosi. Le urla, gli incitamenti tra striscioni
bianconeri e bandiere, non bastarono. "Ricordo
il grande dispiacere, soprattutto per il
Presidente di allora, Brunella: un galantuomo
che meritava di più dal calcio. E purtroppo fu
una sconfitta rilevante a livello economico: la
serie C era semiprofessionista. Per la A e la B
venivano stanziate cifre considerevoli che
permettevano una adeguata gestione societaria.
Un importante ritorno economico che quella
sconfitta ci negò".
Udine
non ce la fece: Giacomini dovette passara ad
allenare per vendicarsi. Ma questa è un'altra
storia.
Con il Friuli ancora preterremoto c'era comunque
spazio per qualche sogno: spenta la radio e la
voce di Ciotti, c'è chi accese il giradischi. Il
45 che andava era FLOY JOY dei Supremes orfani
di Diana Ross.
37 anni da allora: Udinese e Parma sono
cambiate. Il mondo è cambiato: ma quello che
successe in quegli anni a pensarci bene viene
discusso ancora oggi. Basti guardare a film come
Il Padrino o Ultimo tango a Parigi, usciti
allora.
E se siamo ancora qui a ricordare quel giugno
1973, vuol dire che anche una sconfitta può
evocare emozioni. Quelle che il calcio d'oggi
forse non sa offrire più. Ma anche questa è
un'altra storia: che domenica tutti sperano
possa cambiare.