
Non è mai stato un campo facile, per il
Parma Calcio,
quello che, nel quartiere di Marassi, a Genova, in pieno centro
cittadino, sorge a fianco del carcere da cui prende il nome la zona. Sia
nell'affrontare il Genoa che nello sfidare la Sampdoria, oggi momentanea
capolista della massima categoria del pallone italico, a cui la squadra
Crociata tornerà a far visita fra due giorni. Il prospetto delle partite
dal 'club' di piazzale Risorgimento qui disputate, su sponda doriana, in
campionato, scartando le occasioni di Coppa Italia, racconta di sedici
circostanze, caratterizzate da undici vittorie dei padroni di casa, due
pareggi (nella stagione 1993/1994 e in quella 1996/1997) e tre nostri
successi, due dei quali, rispettivamente con i mister
Claudio Cesare Prandelli e
Mario Beretta in panchina, nelle annate agonistiche
2003/2004 e 2005/2006, conquistati negli ultimi cinque incontri giocati
dalle due compagini sul suolo genovese. La prima di questo trio di
affermazioni si compì nella serie A 1998/1999, al dodicesimo
turno, il 6 dicembre 1998,
per zero reti a due, con doppietta dell'ex blucerchiato
Enrico Chiesa,
il quale andò in gol appena prima dell'intervallo (44' del primo tempo)
e subito dopo il canonico quarto d'ora di riposo negli spogliatoi (1'
della seconda frazione), tramortendo, in questo modo, la Sampdoria
allenata da Luciano Spalletti, poi retrocessa in serie B.
Il Parma era
quello, formidabile, affidato alla preparazione di Alberto Malesani,
delle tre coppe vinte in tre mesi (Coppa Italia, Coppa Uefa, Supercoppa
italiana), ma dello scudetto alla portata e sfumato, con un quarto posto
a distanza siderale (quindici punti, 55 contro 70) dal Milan tricolore.
Solo ricordarne lo schieramento di quella domenica, allo stadio 'Luigi Ferraris' di Genova, mette i brividi
a tanti sostenitori: Buffon, Thuram, Sensini,
F.Cannavaro, Fuser, D.Baggio (81' Mussi), Boghossian, Vanoli, Veron
(70'Fiore), Chiesa, Crespo. Emozioni per i campioni di caratura mondiale
che, all'epoca, furono chiamati a difendere la
Bandiera calcistica di Parma, sotto
l'egida e grazie ai soldi sporchi della Parmalat di Calisto Tanzi, la
cui grandezza, dopo qualche anno, ci fece vergognare di fronte al mondo
intero. Palpiti diversi da quelli che a generazioni di tifosi Crociati
ancora in forma, ma non più giovanissimi, possono suscitare altre gesta,
le quali evochiamo, seppur perdenti, per tramandarle al futuro della
nostra Comunità, al fine di non disperderne la storia, mantenendo fisso
nella mente, non solo nel cuore, cosa siamo stati e da dove veniamo.
Sono quelle della prima gara disputata in assoluto nell'impianto
sportivo di Marassi, a Genova, dal Parma Calcio, contro il locale 'club'
blucerchiato. Unico confronto, fra le due società, naturalmente appaiato
a quello nella medesima competizione giocato allo
stadio 'Ennio Tardini'
di Parma, consumato nella categoria cadetta. Fu anche la prima trasferta nella
dimora sampdoriana per la nostra tifoseria quando ancora
non si era
stretto il forte gemellaggio (un rapporto d'amicizia che nacque a Parma,
dieci anni più tardi, il 7 ottobre 1990) ancora in auge.
La stagione era la travagliata
1979/1980, culminata con l'immediato ritorno in serie C1, da dove eravamo
saliti l'anno precedente con l'epico spareggio contro la Triestina a
Vicenza. Il giorno era domenica 17 febbraio 1980. Si trattava del
primo impegno del nuovo allenatore Crociato, Tom Rosati, il quale aveva
sostituito l'esonerato Cesare Maldini, artefice della promozione di
qualche mese prima. Quella decisione del presidente
Ernesto Ceresini fu
l'ultimo tentativo di raddrizzare la baracca, dopo un girone d'andata
terminato al penultimo posto, con quindici punti, e un ritorno
cominciato con due sconfitte, a Brescia e in casa con il Lecce. Rosati
aveva la fama di essere un tecnico duro, di coloro i quali, con
giocatori, usano le maniere forti, una sorta di sergente di ferro.
Il
suo esordio con il Parma, sul terreno di gioco blucerchiato, fu
memorabile, contraddistinto da episodi e da un andamento dell'incontro
che la scoppola del pesante risultato finale, una sonora e inesorabile
disfatta per 5 a 0 non lascerebbe intendere.
Il primo tempo visse di un sostanziale equilibrio, con la nostra squadra
la quale,
addirittura, recriminò per una traversa colpita da Marino Marlia su
calcio di punizione. A far lottare i Crociati con il coltello fra i
denti fra le mura amiche di un avversario da metà classifica forse furono
i quindici milioni di lire che Ceresini mise a disposizione come premio partita.
Un incentivo in più, nella speranza di un risultato che riportasse,
insieme a benefici per la graduatoria, anche morale. Nella ripresa, però, si perpetrò il
crollo. La Sampdoria passò in vantaggio con Genzano. Dopo poco raddoppiò
con Orlandi. Marlia, ancora lui, si fece parare un calcio di rigore che
poteva riaprire la partita. Infine i padroni di casa dilagarono e
chiusero con una cinquina,
che resterà la sconfitta più pesante del
campionato, in cui ci si classificherà penultimi con 27 punti (solo il
Matera fece peggio, 26 punti). Agli ordini del celebre arbitrò Gino
Menicucci la formazione Crociata si presentò a Genova con Boranga, Caneo,
Parlanti, Baldoni, Matteoni (58' Scarpa), Marlia, Zuccheri, Mongardi,
Casaroli, Torresani e
Bonci.

Notizia del 2 Ottobre 2009