Un
altro parmigiano, tifoso Crociato, non lavorerà più per il
Parma Calcio di Tommaso Ghirardi.
E' Gabriele Majo, colui che, per
cinque anni, è stato responsabile della Comunicazione e
dell'Ufficio Stampa del 'club'. Il suo quinto consecutivo
contratto annuale gli scadeva ieri, trenta giugno. Il rapporto
non è stato rinnovato. A informare la Comunità Crociata è stato
il diretto interessato, alle ore 23.15, dal sito ufficiale della
società, del quale fino a mezzanotte è stato il direttore
responsabile. Questo il suo amaro congedo: "In cinque anni di
direzione non ho mai scritto una parola in prima persona sul
sito ufficiale da me diretto in quanto ho sempre ritenuto
corretto che tutto lo spazio disponibile dovesse essere dedicato
ai protagonisti sul campo, ma non posso esimermi dal pronunciare
queste poche parole di commiato per chi quotidianamente ha
seguito il nostro lavoro. Grazie a tutti". Un commiato che,
a poche ore di distanza, il Parma Calcio ha provveduto a
cancellare, eliminandolo dall'archivio delle 'news', come se di
questa notizia non ne dovesse rimanere traccia. Una rimozione
che testimonia come la risoluzione di questo rapporto di lavoro
non
sia stata assolutamente consensuale. Traumatica per entrambe
le parti. Per il 'club' di piazzale Risorgimento, il quale ha
voluto oscurare il fatto.
Per
il diretto interessato, il quale, dopo qualche ora, ha
raccontato, con dispiacere e delusione, la propria versione al
giornalista Achille Mezzadri, curatore e titolare del nostro
sito 'amico'
www.pramzanblog.com, il quale lo aveva interpellato.
"Ieri pomeriggio sono stato messo in condizione di non rinnovare
il contratto ... mi è stata fatta una proposta che non mi sono
sentito di accettare ... rinnovare ancora il contratto a termine
per un altro anno, allo stesso stipendio di prima, però con la
clausola di sottoscrivere - ha rivelato Majo a
Mezzadri - un documento davanti al direttore provinciale del
lavoro per rinunciare a ogni eventuale diritto pregresso. E dire
che io non ci avrei nemmeno pensato. Ma questa presa di
posizione della società non mi è piaciuta".
Il retroscena
E qui scatta il retroscena. Gabriele Majo da
cinque anni lavorava al Parma Calcio con contratti della durata
di un anno, sempre rinnovati. Dopo i cinque anni di
contrattualizzazione a tempo, ogni volta confermati, il datore
di lavoro o assume il lavoratore come dipendente 'fisso' oppure
il rapporto deve cessare. Nel caso di Majo, il Parma Calcio,
l'anno scorso, in questo periodo, nella fase, intensa, delle
presentazioni, del raduno e del principio del ritiro estivo,
dalla data di scadenza del contratto (il trenta giugno
duemilaotto) per una ventina di giorni, fino circa al venti
luglio, avrebbe fatto lavorare il responsabile della
Comunicazione senza contratto, con un vuoto contrattuale. Da qui
la possibilità di diritti pregressi acquisiti dall'interessato,
con l'eventualità di poterli far valere in sede giudiziale. Da
qui la proposta del Parma Calcio, formulata in due incontri dal
nuovo direttore generale Pietro Leonardi, si presume per conto
del presidente Ghirardi, di un accordo a tempo, sempre annuale,
da stipulare davanti alla direzione provinciale del lavoro,
firmando una clausola per la quale Majo avrebbe dovuto
rinunciare a ogni diritto precedentemente maturato. Una sorta di transazione,
magari, per renderla appetibile, 'condita' dall'offerta di una
somma in denaro. Gabriele Majo, il quale avrebbe desiderato
diventare, da tifoso e da giornalista, dopo un lustro di dedizione a
Maglia e
Bandiera,
seppur retribuite, un dipendente a tutti gli effetti del Parma Calcio,
non ha accettato, per i motivi che ha illustrato a pramzanblog.com. Con il risultato che, al momento, nel ventre
della Tribuna Petitot dello
stadio 'Ennio Tardini',
sede degli uffici societari, si ha un professionista, che al
tempo stesso era anche un sostenitore Crociato, in meno e un
problema in più, quello di una causa di lavoro che dovrebbe,
quasi sicuramente, essere protocollata alla Magistratura del
Lavoro. E' vero, non si tratta delle cifre e delle rogne che può
comportare una vertenza con un giocatore o un dirigente, ma è
pur sempre un pasticcio. Oltretutto sapendo che poteva essere
evitato ...