Stagione 2008/2009

Il retroscena della rottura tra Gabriele Majo e il Parma Calcio

UN 'DIPENDENTE TIFOSO' IN MENO, UNA CAUSA IN PIU'

L'ex addetto stampa dovrebbe protocollare una vertenza

Un altro parmigiano, tifoso Crociato, non lavorerà più per il Parma Calcio di Tommaso Ghirardi. E' Gabriele Majo, colui che, per cinque anni, è stato responsabile della Comunicazione e dell'Ufficio Stampa del 'club'. Il suo quinto consecutivo contratto annuale gli scadeva ieri, trenta giugno. Il rapporto non è stato rinnovato. A informare la Comunità Crociata è stato il diretto interessato, alle ore 23.15, dal sito ufficiale della società, del quale fino a mezzanotte è stato il direttore responsabile. Questo il suo amaro congedo: "In cinque anni di direzione non ho mai scritto una parola in prima persona sul sito ufficiale da me diretto in quanto ho sempre ritenuto corretto che tutto lo spazio disponibile dovesse essere dedicato ai protagonisti sul campo, ma non posso esimermi dal pronunciare queste poche parole di commiato per chi quotidianamente ha seguito il nostro lavoro. Grazie a tutti". Un commiato che, a poche ore di distanza, il Parma Calcio ha provveduto a cancellare, eliminandolo dall'archivio delle 'news', come se di questa notizia non ne dovesse rimanere traccia. Una rimozione che testimonia come la risoluzione di questo rapporto di lavoro non sia stata assolutamente consensuale. Traumatica per entrambe le parti. Per il 'club' di piazzale Risorgimento, il quale ha voluto oscurare il fatto. Per il diretto interessato, il quale, dopo qualche ora, ha raccontato, con dispiacere e delusione, la propria versione al giornalista Achille Mezzadri, curatore e titolare del nostro sito 'amico' www.pramzanblog.com, il quale lo aveva interpellato. "Ieri pomeriggio sono stato messo in condizione di non rinnovare il contratto ... mi è stata fatta una proposta che non mi sono sentito di accettare ... rinnovare ancora il contratto a termine per un altro anno, allo stesso stipendio di prima, però con la clausola di sottoscrivere  - ha rivelato Majo a Mezzadri - un documento davanti al direttore provinciale del lavoro per rinunciare a ogni eventuale diritto pregresso. E dire che io non ci avrei nemmeno pensato. Ma questa presa di posizione della società non mi è piaciuta".

Il retroscena

E qui scatta il retroscena. Gabriele Majo da cinque anni lavorava al Parma Calcio con contratti della durata di un anno, sempre rinnovati. Dopo i cinque anni di contrattualizzazione a tempo, ogni volta confermati, il datore di lavoro o assume il lavoratore come dipendente 'fisso' oppure il rapporto deve cessare. Nel caso di Majo, il Parma Calcio, l'anno scorso, in questo periodo, nella fase, intensa, delle presentazioni, del raduno e del principio del ritiro estivo, dalla data di scadenza del contratto (il trenta giugno duemilaotto) per una ventina di giorni, fino circa al venti luglio, avrebbe fatto lavorare il responsabile della Comunicazione senza contratto, con un vuoto contrattuale. Da qui la possibilità di diritti pregressi acquisiti dall'interessato, con l'eventualità di poterli far valere in sede giudiziale. Da qui la proposta del Parma Calcio, formulata in due incontri dal nuovo direttore generale Pietro Leonardi, si presume per conto del presidente Ghirardi, di un accordo a tempo, sempre annuale, da stipulare davanti alla direzione provinciale del lavoro, firmando una clausola per la quale Majo avrebbe dovuto rinunciare a ogni diritto precedentemente maturato. Una sorta di transazione, magari, per renderla appetibile, 'condita' dall'offerta di una somma in denaro. Gabriele Majo, il quale avrebbe desiderato diventare, da tifoso e da giornalista, dopo un lustro di dedizione a Maglia e Bandiera, seppur retribuite, un dipendente a tutti gli effetti del Parma Calcio, non ha accettato, per i motivi che ha illustrato a pramzanblog.com. Con il risultato che, al momento, nel ventre della Tribuna Petitot dello stadio 'Ennio Tardini', sede degli uffici societari, si ha un professionista, che al tempo stesso era anche un sostenitore Crociato, in meno e un problema in più, quello di una causa di lavoro che dovrebbe, quasi sicuramente, essere protocollata alla Magistratura del Lavoro. E' vero, non si tratta delle cifre e delle rogne che può comportare una vertenza con un giocatore o un dirigente, ma è pur sempre un pasticcio. Oltretutto sapendo che poteva essere evitato ...

Notizia del 01 Luglio 2009 

 

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