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Riceviamo,
pubblichiamo e rispondiamo:
Crociati,
avete proprio ragione... stanno preparando il terreno. Per che cosa? Per
spostare il nostro Ennio fuori dalla città. Metto insieme i fatti degli
ultimi mesi, ma potrei mettere insieme anche quelli degli ultimi anni.
18 Maggio: incidenti provocati dagli interisti fatti giungere in massa
in piazzale Risorgimento e dintorni. Luglio:
messa a norma dello
stadio annunciata come irrevocabile con annessi provvedimenti molto
dubbi (chiusura di
alcuni settori e creazione di nuovi ingressi). Agosto:
file incredibili ai botteghini per la gara
di Coppa Italia con il Portograuro, con
la relativa decisione della Questura di
chiuderli per tutte le partite due ore prima del loro inizio,
campo in
condizioni pietose. Il tutto fa cadere improvvisamente
il nostro Tardini come uno stadio
decadente e non più adatto. Così si arriverà alla conclusione fra
qualche mese se non fra qualche settimana che é emergenza e ci vuole uno
stadio nuovo. Come se non bastasse il
convegno che avete pubblicizzato oggi sul vostro sito che andrà a
parare dove tutti sappiamo, gli stadi nuovi che devono rendere e essere
di proprietà delle società con tante attività di profitto dentro. Pian
piano ci stan facendo digerire la pillola.
Il Bebo
La nostra
risposta:
naturalmente ti chiediamo, come a
tutti coloro che ci scrivono, il permesso di pubblicare questo tuo
intervento che rispecchia una chiave di lettura dei fatti che in
tanti, in città e nella tifoseria
Crociata, danno. Un'opinione plausibile, che attende, però, di
essere confermata dai ... fatti. E' fuori di dubbio che le società
di calcio professionistiche, quindi anche
il Parma, nel prossimo avvenire tendano ad avere stadi di
proprietà o, comunque, impianti da cui trarre profitto. Il
nostro pensiero a proposito è noto, perchè trasmesso e manifestato
più volte.
Non
da ultimo nelle due righe che abbiamo scritto anche oggi sul nostro
sito presentando la tavola rotonda di giovedì.
Va bene lo stadio
che sia fonte di sostentamento per il 'club', ma che rimanga quello
storico, in questo caso il 'Tardini', e che non lo si 'prostituisca'
all'inverosimile, sapendo coniugare le esigenze societarie con il
coinvolgimento davvero popolare, salvaguardando e valorizzando le
tradizioni e i prodotti locali, della sua gente. In ogni caso
non ci resta che continuare a monitorare la situazione,
come facciamo ormai da tre anni, fornendo, nel limite delle
nostre possibilità e della nostra struttura, input e idee che, ci
auguriamo, vengano ascoltate e, magari, recepite.
Notizia del 10 Settembre 2008
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