Giovedì mattina, nella Sala dei Cavalieri del nostro
Ateneo, in pieno centro cittadino, in via dell'Università, si consumerà
un'altra occasione, fra le tante che da almeno due anni si stanno
propinando, per preparare il terreno a una nuova (o vecchia, ma da
rinnovare) concezione degli stadi. Alle ore undici, organizzata dal Moss,
il master in organizzazione dello sport e dello spettacolo sportivo,
attorno a una tavola rotonda si parlerà "dell'impiantistica per lo
sport: una risorsa per la collettività". Coordinerà Lorenzo Dallari,
vicedirettore di Sky Sport. Interverranno Luigi Allegri, direttore del
Moss, Giovanni Palazzi, presidente di Stage Up-Sport&Leisure Business,
la società di Bologna che ha avuto il compito di allestire l'evento,
Vittorio Adorni, assessore alle Attività Sportive del Comune di Parma,
l'onorevole Mauro Del Bue, promotore di uno specifico decreto legge, e
Tommaso Ghirardi, presidente del Parma Calcio. E' prevista, ma non
ancora confermata, la presenza di Giuseppe Marotta, amministratore
delegato della Sampdoria. Evidente è lo scopo dell'iniziativa e le
conclusioni che se ne trarranno. Basta leggere il testo del comunicato
che ieri, a tre giorni dal dibattito,
la Stage Up, leader italiano
nell'ambito del business dello sport per consulenza, ricerche di
mercato, analisi, strategie e pianificazione (collabora con Milan,
Juventus, Inter, Bologna, Leghe di pallavolo e basket, Federazioni di
calcio e atletica), ha diffuso attraverso tutte le agenzie di stampa
nazionali. "Gli stadi di serie A sono fra i più vecchi e meno
frequentati in Europa. I 20 club del massimo campionato giocano in 16
stadi con un' età media di 67 anni. Fra gli stadi più giovani - ci
ha fatto sapere - si distinguono quelli della Bundesliga e della Liga
(46 anni). Gli impianti della Premier League (età media 72 anni) hanno
invece beneficiato di importanti ristrutturazioni e di nuove costruzioni
negli ultimi 20 anni". Facile prevedere dove mireranno i contributi
di chi parteciperà alla tavola rotonda. Difficilmente si registreranno
voci fuori dal coro, mentre prevediamo sfumature di facile
interpretazione, considerate le rispettive posizioni, da parte degli
interlocutori locali,
l'amministratore Adorni e
il condottiero Crociato Ghirardi.
Entrambi
attenti, con le proprie dichiarazioni, a non urtare troppo la
sensibilità dell'opinione pubblica locale, a non sbilanciarsi. Il tema
della discussione è giusto, opportuno, accattivante. Può prestarsi a
tante decodificazioni. A noi piacerebbe ascoltare, in particolare da
Adorni e da Ghirardi, fermo
restando l'esigenza dei 'club' di calcio di ricavare risorse di
sostentamento dallo stadio in cui giocano, quella che desidera un
impianto che sia una ricchezza culturale e sociale per la Comunità,
coinvolgendola, valorizzando la sua storia, sviluppando le sue
tradizioni, ostentando le proprie produzioni tipiche, con un legame vero
e non artificioso con il territorio.
Notizia del 09 Settembre 2008