Stagione 2008/2009

 

Come investire davvero sull'entusiasmo portato dal talento Paloschi
VIVERE E SENTIRE LA CITTA'
     Solo così Parma tornerà a far nascere campioni non solo sul campo   
 

'Da Parma può nascere un campione', ha titolato la Gazzetta di Parma l'intervista a tutta pagina rilasciata, la scorsa settimana, da Alberto Paloschi al capo dei servizi sportivi del quotidiano, Paolo Emilio Pacciani. Il giovane promettente attaccante di scuola Milan, acquistato con un bel colpo di mercato (comproprietà, anziché prestito) a sorpresa dal presidente Crociato, Tommaso Ghirardi, sul finire della fase di compravendita estiva dei giocatori, dopo qualche giorno, ha ripagato sul campo. Già nella sua apparizione durante il secondo tempo dell'esordio in campionato con il Rimini aveva dato saggio delle sue potenzialità, ma sabato, nell'amichevole contro una formazione di serie A, il Siena, ha siglato una doppietta e fatto vedere ancor più concretamente le proprie qualità. Non solo tecniche, perchè davanti a microfoni e taccuini, in sala stampa, il ragazzo sa come comportarsi. “E’ sempre bello segnare al 'Tardini' e spero di farne molti altri" - ha propinato dopo la doppietta. “E’ bello sentire il calore della gente: dovremmo ripagarli in qualche modo cercando di fare il miglior campionato possibile” - ha promesso dopo il debutto con il Rimini. "Parma é la piazza ideale per uno come me, che deve maturare. Seppur in serie B, qui sei in un grande ambiente" - ha detto il giorno della sua presentazione. Nella cerchia Crociata, sugli spalti dell'impianto di piazzale Risorgimento, l'entusiasmo della gente del Parma Calcio, già alle stelle con la sottoscrizione di oltre ottomila abbonamenti e la voglia immediata di riscatto, si sta così impennando ulteriormente. Grazie alla presenza, da protagonista in Maglia Crociata, con gesta e parole, di questo talento dell'italico pallone. Menti e cuori dei tifosi tornano ad accarezzare le epoche in cui l'unicità della Parma pallonara raggiunse l'apice per merito di campioni 'in pectore' qui allevati, svezzati, cresciuti e, poi, inviati nei lidi dei grandi 'club' o assurti ad attori nelle formazioni Nazionali dei loro rispettivi Paesi di provenienza. Atleti che erano fenomeni non solo con la sfera di cuoio tra i piedi sul terreno di gioco, ma soprattutto con la loro disponibile umanità al di là dei recinti della struttura Stuard a San Pancrazio, della Cittadella Farnesiana, del Centro Sportivo di Collecchio e del 'Tardini'. Ragazzi che sapevano calarsi nelle strade cittadine, nella vita quotidiana parmigiana, nella realtà sociale del territorio. Spontaneamente o coordinati, senza l'obbligo di seguirla, da una specifica progettualità ('Una squadra e la sua gente' di prandelliana memoria), in modo che si sentissero "cittadini e non turisti" di Parma. Ricordiamo, solo per fare alcuni esempi tra i tantissimi, Minotti e  Apolloni impegnati nelle attività dell'oratorio della parrocchia di Ognissanti di via Bixio, Sensini, Stanic e Crespo giocatori di briscola, come se fossero soci, in quel Circolo La Grande che ora la costruzione del Ponte Nord spazzerà via da una sponda del torrente Parma. Atteggiamenti che, di recente, senza assolutamente voler addossare precise responsabilità, sono stati trascurati e raccolti, con idee insolite ma incisive, da altre discipline sportive cittadine. Sarebbe proficuo riprenderli e lavorarci, seminando sui giovani che fan parte della nuova rosa Crociata, ma pure su chi, grazie alla scrematura estiva, é rimasto dei 'vecchi'. Approfittando della passione che, stranamente, ma non troppo, la serie B ha consolidato e alimentato nella tifoseria. Il terreno fertile c'è. Basta saperlo coltivare e accarezzare, anche con poco. Spesso, nelle ultime stagioni, é capitato di intercettare calciatori del Parma i quali non avevano indossato neppure le sembianze dei turisti, ma di marziani assoldati per giocare con la Maglia. Perennemente estraniati dal contesto ducale. Auricolari di cellulari o i-pod penzolanti dalle orecchie. Capo dinoccolato. Sguardo nel vuoto. Viaggi di andata e ritorno nella comoda e accessibile Milano 'by night', che dista un centinaio di chilometri e una sessantina di minuti dal confine ducale. A pochi giorni dal suo arrivo a Parma, Alberto Paloschi, il quale sembra avere, come si usa dire, la testa attaccata sulle spalle, alla domanda di rito del giornalista Pacciani, il quale gli chiedeva se avesse visitato la città, ha altrettanto liturgicamente risposto: "Di sfuggita. Ma mi è piaciuta molto: né grande, né piccola. Perfetta per me". Bene, a lui e a tutti gli altri suoi compagni, anche coloro che nel Ducato sono di stanza da più di una stagione, sarebbe buona cosa fargliela 'vivere' davvero questa terra e la sua gente, non prima di avergli fatto conoscere l'ormai secolare storia del Parma Calcio e quella della sua originale e originaria Maglia, la Crociata. Fuori dai cancelli del Centro Sportivo di Collecchio o dalle vetrate del Lamborghini Hotel, a Parma e nel Parmense, c'è un mondo storico (i monumenti e i musei), istituzionale e, soprattutto, sociale che attende a braccia aperte di essere da loro avvertito, vissuto e sentito, non solo visitato.

 Notizia del 08 Settembre 2008

 

 

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