'Da
Parma può nascere un campione', ha titolato la Gazzetta di Parma
l'intervista a tutta pagina rilasciata, la scorsa settimana, da Alberto
Paloschi al capo dei servizi sportivi del quotidiano, Paolo Emilio
Pacciani. Il giovane promettente attaccante di scuola Milan,
acquistato con un bel colpo di mercato
(comproprietà, anziché prestito) a sorpresa dal presidente Crociato,
Tommaso Ghirardi, sul finire della fase di compravendita estiva dei
giocatori, dopo qualche giorno, ha ripagato sul campo. Già nella sua
apparizione durante il secondo tempo dell'esordio
in campionato con il Rimini aveva dato saggio delle sue
potenzialità, ma sabato, nell'amichevole contro una formazione di serie
A, il Siena, ha siglato una doppietta e fatto vedere ancor più
concretamente le proprie qualità. Non solo tecniche, perchè davanti a
microfoni e taccuini, in sala stampa, il ragazzo sa come comportarsi.
“E’ sempre bello segnare al 'Tardini'
e spero di farne molti altri" - ha propinato dopo la
doppietta. “E’ bello
sentire il calore della gente: dovremmo ripagarli in qualche modo
cercando di fare il miglior campionato possibile” - ha promesso dopo
il debutto con il Rimini. "Parma é la piazza ideale per uno come me,
che deve maturare. Seppur in serie B, qui sei in un grande ambiente"
- ha detto il giorno della sua presentazione. Nella cerchia Crociata,
sugli spalti dell'impianto di piazzale Risorgimento, l'entusiasmo della
gente del Parma Calcio, già alle stelle
con la sottoscrizione di oltre ottomila abbonamenti e la voglia
immediata di riscatto, si sta così impennando ulteriormente.
Grazie
alla presenza, da protagonista in Maglia
Crociata, con gesta e parole, di questo talento dell'italico
pallone. Menti e cuori dei tifosi tornano ad accarezzare le epoche in
cui l'unicità della Parma pallonara raggiunse l'apice per merito di
campioni 'in pectore' qui allevati, svezzati, cresciuti e, poi, inviati
nei lidi dei grandi 'club' o assurti ad attori nelle formazioni
Nazionali dei loro rispettivi Paesi di provenienza. Atleti che erano
fenomeni non solo con la sfera di cuoio tra i piedi sul terreno di
gioco, ma soprattutto con la loro disponibile umanità al di là dei
recinti della struttura Stuard a San Pancrazio, della
Cittadella Farnesiana, del
Centro Sportivo di
Collecchio e del 'Tardini'.
Ragazzi che sapevano calarsi nelle strade cittadine, nella vita
quotidiana parmigiana, nella realtà sociale del territorio.
Spontaneamente o coordinati, senza l'obbligo di seguirla, da una
specifica progettualità ('Una squadra e la sua gente' di
prandelliana memoria), in modo che si sentissero "cittadini e non
turisti" di Parma. Ricordiamo,
solo per fare alcuni esempi tra i tantissimi,
Minotti e
Apolloni impegnati
nelle attività dell'oratorio della parrocchia di Ognissanti di via Bixio,
Sensini, Stanic e Crespo
giocatori di briscola, come se fossero soci, in quel Circolo La Grande
che ora la costruzione del Ponte Nord spazzerà via da una sponda del
torrente Parma. Atteggiamenti che, di recente, senza assolutamente
voler addossare precise responsabilità, sono stati trascurati e
raccolti, con idee
insolite ma incisive, da altre discipline sportive cittadine.
Sarebbe proficuo riprenderli e lavorarci, seminando sui giovani che fan
parte della nuova rosa Crociata, ma pure su chi, grazie alla scrematura
estiva, é rimasto dei 'vecchi'. Approfittando della passione che,
stranamente, ma non troppo, la serie B ha consolidato e alimentato nella
tifoseria. Il terreno fertile c'è. Basta saperlo coltivare e
accarezzare, anche con poco. Spesso, nelle ultime stagioni, é capitato
di intercettare calciatori del Parma i quali non avevano indossato
neppure le sembianze dei turisti, ma di marziani assoldati per giocare
con la Maglia. Perennemente estraniati dal contesto ducale. Auricolari
di cellulari o i-pod penzolanti dalle orecchie. Capo dinoccolato.
Sguardo nel vuoto. Viaggi di andata e ritorno nella comoda e accessibile
Milano 'by night', che dista un centinaio di chilometri e una sessantina
di minuti dal confine ducale. A pochi giorni dal suo arrivo a Parma,
Alberto Paloschi, il quale sembra avere, come si usa dire, la testa
attaccata sulle spalle, alla domanda di rito del giornalista Pacciani,
il quale gli chiedeva se avesse visitato la città, ha altrettanto
liturgicamente risposto: "Di sfuggita. Ma mi è piaciuta molto: né
grande, né piccola. Perfetta per me".
Bene,
a lui e a tutti gli altri suoi compagni, anche coloro che nel Ducato
sono di stanza da più di una stagione, sarebbe buona cosa fargliela
'vivere' davvero questa terra e la sua gente, non prima di avergli fatto
conoscere l'ormai secolare storia del Parma Calcio e quella della sua
originale e originaria Maglia, la Crociata. Fuori dai cancelli del
Centro Sportivo di Collecchio o dalle vetrate del
Lamborghini Hotel,
a Parma e nel Parmense, c'è un mondo storico (i monumenti e i musei),
istituzionale e, soprattutto, sociale che attende a braccia aperte di
essere da loro avvertito, vissuto e sentito, non solo visitato.
Notizia del 08 Settembre 2008