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Con
ogni probabilità, stando agli spifferi che giungono da piazzale
Risorgimento, non farà parte del
Parma Calcio
del futuro. Sicuramente in campo non gli verrà concesso spazio.
La scelta tecnica é comprensibile, considerata la sua età e lo
sguardo che, per forza di cose, dal punto di vista societario,
si deve proiettare in prospettiva. A noi e, crediamo, anche al
resto del popolo Crociato, però, per attaccamento alla
Maglia,
con la quale é cresciuto, e per i valori umani che ha,
piacerebbe vederlo ancora alfiere del 'club' ducale in qualsiasi
ruolo. Non sappiamo se ha deciso di appendere guantoni e scarpe
al chiodo oppure se é convinto, sotto il profilo tecnico e
atletico, di dire ancora la sua a difesa di una porta di una
squadra del calcio professionistico. Fatto sta che diventa
davvero difficile per noi pensare a un Parma Calcio che deve
riconquistare il legame con la città e con la sua tifoseria,
cercando di recuperare i passi perduti in un anno, senza la
presenza, al proprio interno, di
Luca Bucci. La catena di
episodi e aneddoti della sua lunga storia da Crociato,
cominciata nel settore giovanile del Parma nella stagione
1984/1985, testimoni della sua aderenza alla nostra compagine
calcistica, è interminabile. Richiamiamo il più recente, datato
lunedì scorso, il giorno seguente la retrocessione in serie B,
con la consapevolezza, conoscendo la riservatezza dell'uomo, di
scontrarci con la sua volontà. Aiuta, tuttavia, a conoscere il
suo stato d'animo nel momento di questa pesante sconfitta
sportiva. E' un messaggio che recita: "Chiedo scusa, a titolo
personale, per non esser riuscito a fare di più. So che ora vale
poco scusarsi, ma ho sentito il dovere di farlo con chi ama
fortemente questa Maglia ...". Contestualmente vale la pena
pubblicare il bel pensiero che dedica a Luca Bucci, immaginando
la prossima stagione in serie B, il blog nostro amico
Premiata Salumeria Ghirardi.
FACCE DA B / AMARO LUCA (NO)
A 39 anni è il
“reperto” più antico, in carne ed ossa, risalente all’epoca del
grande Parma di Nevio Scala. Quello degli allenamenti in
Cittadella davanti a bambini e pensionati, tanto per dirne una.
Lo stesso al quale il Nostro Adorato ha affermato di volersi
ispirare per la risalita. Sapori lontani. La squadra che arriva
allo stadio a piedi, la Nord quasi sempre esaurita in ogni
ordine di posto. E un calcio dal passo lento, a misura d'uomo,
al ritmo cadenzato delle sgroppate di Di Chiara, degli scatti
dinoccolati di Tino Asprilla. In porta, lui. Cresciuto in casa,
allevato all’ombra del Battistero. Trova poche chance,
all’inizio, e si carica sulle spalle alcuni anni di trafila
nelle serie minori. Poi, nel 1993, il debutto. L’anno
successivo, grazie a una stagione coi fiocchi, partecipa alla
spedizione italiana ai Mondiali statunitensi. Rientrato a casa,
vince la coppa Uefa contro l’odiata Signora. In campionato, a
inizio '95, nella sfida che allontana da Parma l’aroma suadente
dello scudetto, s’immola a salvare la patria durante un’azione
d’attacco bianconera: Torricelli gli rovina addosso, con la
consueta delicatezza, costringendolo a lasciare il campo. Si
rifarà diversi anni dopo, con quel “salame” rivolto alla tribuna
del Delle Alpi con il quale è entrato di diritto nel cuore di
mezza Italia. Tutto questo per dire che di fronte alla prima
stagione deludente, al primo campionato in cui l’età ha
cominciato a farsi sentire e i riflessi hanno dato l’impressione
di venire meno, a noi non riesce proprio di voltargli le spalle.
A Bucci e alla sua storia. Baciata da un ritorno clamoroso a
Parma nel 2005, quando nessuno sembrava disposto ad accollarsi
le sue tante, troppe “primavere”. Perché dopo quel grave
infortunio alla spalla rimediato vestendo la casacca
dell’Empoli, il verdetto dell’intelligence calcistica fu
unanime: "E' finito". In poco tempo, invece, conquistò i
guantoni da titolare, scalzando prima Lupatelli, poi Guardalben
e infine l’indimenticabile e indimenticato De Lucia. L’anno
scorso è stato decisivo. In questa stagione, al contrario,
qualche punto lo abbiamo lasciato per strada anche per colpa
sua. Come contro la Sampdoria, a marzo, nell’ultima partita di
Di Carlo sulla panchina. Quando su quel pallone vagante, in area
di rigore, a 11 minuti dall’inizio del match, pensammo: «Esce,
esce. Tranquilli che adesso esce». Non uscì. E per Maggio fu
vita facile. O come contro l’Atalanta, sempre al Tardini, un
mese prima, all’esordio di Lucarelli, quando su quel tiro
beffardo da fuori area di Bellini, un difensore, lui, qualcosa
in più avrebbe potuto e dovuto fare. Certo, a ben guardare, è
stato quasi sempre Bucci a suonare la sveglia ai compagni, a
farsi carico delle responsabilità quando tutto girava storto, a
chiamare a rapporto la condotta della squadra più che quella dei
fischietti. E, ovviamente, a fungere da esempio. Contro la
Lazio, si rivolge all’arbitro per invitarlo a rivedere una sua
decisione che non rendeva giustizia alla squadra ospite. Alcuni
mugugnano, altri spargono il solito miele d’occasione. Lui: «A
volte, essere coerenti può costare un po’ di sacrificio, ma
ammettere che si trattava di calcio d’angolo e non di rimessa
dal fondo a me è sembrato normale. Non voglio assolutamente
essere “beatificato” per un gesto che dovrebbe diventare la
normalità, anche perché io continuerò comunque sulla mia strada,
dato che credo sia quella giusta». Dopo la disfatta interna
contro il Napoli, con 3 giocatori crociati espulsi dallo zelante
direttore di gara, è tra i primi ad ammettere che gli avversari
«hanno meritato di vincere». Nelle ultime giornate si è
eclissato, lasciando il posto a Pavarini. Se n’è andato,
speriamo solo per una pennichella di fine campionato, in
silenzio. Rispolverando il contegno con cui l’anno scorso
celebrò assieme agli altri miracolati la salvezza condotta in
porto da Ranieri. Tutti sul pulmann, all’epoca, per le vie del
centro. Con Budan scatenato e Cardone a imbastire cori contro
Moggi e la Gea. Lui, seduto in prima fila, vicino al conducente,
al riparo dalla folla, a guardare la calca adorante dal vetro e
firmare le sciarpe che gli passavano i compagni. Un signore. Tra
i pochi ad essere gentilmente invitati a presentarsi al prossimo
ritiro. Almeno per come la vediamo noi. Ci vediamo a settembre?
Notizia del 26 Maggio 2008
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