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Stagione 2006/2007
| C'è ancora chi sostiene che il bacino d'utenza parmense sia penalizzante |
| I TIFOSI COME ALIBI |
| Gli industriali locali sembrano usarla come scusante per il loro disinteresse |
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Puntuale come un orologio svizzero il notabile Giorgio Orlandini, ex potentissimo (ma ancora autorevole e influente) direttore per diversi decenni dell'Unione Parmense degli Industriali, tifoso Crociato doc, colui che fu il catalizzatore, negli anni Settanta, dell'operazione di salvataggio e di rifondazione del Parma Calcio, ci ha deliziato, domenica scorsa, come ogni anno, sulle pagine sportive del quotidiano locale confindustriale, la storica 'Gazzetta di Parma'. E' un appuntamento consueto, quello che il foglio diretto da Giuliano Molossi riserva, ogni dodici mesi a ogni principio di campionato, all'articolo di commento creato dalla penna di uno dei suoi 'padroni'. Abituale come le parole e i concetti che il personaggio esprime. Tutti condivisibili, tranne uno, come sempre, che noi contestiamo con tanto di dati a supporto e che Orlandini si ostina a confermare. Onestà intellettuale e coerenza sul punto gli vanno riconosciute. Quando una persona è convinta delle proprie idee e le sostiene fino alla morte con convinzione, non può che ingenerare rispetto. Peccato, però, che la realtà sia un'altra. Peccato, perchè, con tanto di numeri e dati, credevamo di essere riusciti ad aver fatto cambiare parere a questo 'opinion leader' di Parma e a quei pochi che ancora la pensano come lui sui tifosi Crociati. Ebbene sì, anche stavolta, l'ex direttore degli industriali parmensi ci ha propinato la scarsa consistenza della nostra tifoseria come limite "ambientale" di sostegno alla squadra e, in particolare, alla società Crociata. Ha scritto: "Condizioni ambientali...costituite da un modesto bacino d'utenza, comportante un non rilevante numero di abbonamenti e di spettatori presenti alle singole gare...". Quando tutti, anche i sassi, ormai sanno, statistiche alla mano, come la realtà di Parma sia in controtendenza nazionale sull'accesso del pubblico allo stadio 'Ennio Tardini'. Certo, siamo un 'club' di provincia, ma il territorio, inteso come gente e comunità, sta dimostrando, non solo come tifosi, ma pure come istituzioni, di esser davvero il proprietario di questo gioiello. E il segreto di tanto successo (le ultime salvezze, non le coppe, e la diciassettesima serie A consecutiva) stanno proprio nelle peculiarità della piccola ma grande, come qualità morali e di valori, collettività Crociata. La modestia del bacino d'utenza appare una scusante, un alibi. Qui la gente che ama il Parma Calcio non pretende alti obiettivi in termini di risultati. Sa che non può competere per scudetti o coppe. Ha accantonato in fretta, l'autentico sostenitore, la sbornia dell'effimero pianeta Parmalat. Sa per cosa si deve lottare. Se, poi, per una favolosa miscellanea di ingredienti e condizioni, dovesse arrivare il trionfo a sorpresa, questo non verrebbe, di certo, guardato con sospetto. A mancare, invece, come abbiamo già ribadito altre volte, sono le forze economiche locali, non quelle, sparute (Erreà, Banca Monte, qualche piccolo imprenditore), che hanno sposato insieme alle istituzioni la Causa Crociata, ma quelle più forti, in grado di portare ulteriore vitale energia. Quegli sponsor che, secondo Orlandini, non si avvicinano al Parma Calcio per il celeberrimo ridotto bacino d'utenza e per la scarsissima audience. Quegli industriali che dovrebbero capire come il Parma, al contrario, potrebbe rappresentare uno strumento, un veicolo importante per esportare nel mondo i propri prodotti e un contesto territoriale microscopico ma talmente prezioso come qualità, virtù, valori. Notizia del 13 Settembre 2006 |
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