Una trasferta dai sapori, dai rumori e dagli odori antichi, quella in treno, lungo la via ferrata che congiunge i capoluoghi dell’Emilia. Come si organizzavano un tempo i sostenitori della Curva Nord al seguito del Parma, soprattutto in terre e città comodamente raggiungibili con il vettore ferroviario.
A Bologna, per lo spareggio di ritorno valevole per la permanenza in serie A, Settore Crociato ci ha riprovato, come aveva fatto nelle ultime due stagioni a Modena, a Milano con l’Inter e a Lecce. E il successo, come era avvenuto in quelle precedenti occasioni, si è registrato. Stavolta ha avuto proporzioni grandi, perché la missione era davvero importante. Questione di vita o di morte.
Sono stati circa ottocento i tifosi Crociati che sono saliti sui convogli di linea delle Ferrovie dello Stato e che si sono comportati civilmente, nonostante la loro adrenalina fosse a mille. Nessun danno gratuito ai treni, nessun freno d’emergenza tirato e nessun lancio di oggetti alle fermate nelle odiatissime Reggio Emilia e Modena. Sia all’andata che al ritorno. Soltanto sfottò, canti e inni come vuole il copione.
Il pomeriggio degli ottocento Crociati è cominciato presto. Il loro ritrovo in piazzale Dalla Chiesa, di fronte alla stazione, era fissato alle ore sedici, ma già due ore prima l’esercito rigorosamente di giallo vestito, grazie alle magliette fatte stampare a migliaia da Coordinamento e Settore per colorare la Curva San Luca dello stadio ‘Dall’Ara’, ha cominciato a formarsi.
Bandiere al vento, sciarpe al collo, striscioni umoristici e di incitamento, fischietti assordanti, il plotone Crociato ha poi guadagnato lo spazio d’attesa tra il quarto e il quinto binario, invadendolo pacificamente e allegramente, senza il bisogno delle forze dell’ordine a sorvegliare. I tre poliziotti della Polizia ferroviaria presenti hanno soltanto guardato e ammirato.
Poi l’occupazione del treno, schiacciati come sardine, con il caldo opprimente e il sudore appiccicaticcio. Un forno rovente e ribollente non solo per il calore meteorologico, ma soprattutto per quello provocato dall’ardore della passione del tifo, dal suo slancio e dalla fregola che animava tutti quanti, al limite della libidine, per una trasferta epica, leggendaria, destinata a lasciare un segno nella storia della tifoseria Crociata, a prescindere dal risultato del campo.
L’arrivo allo scalo ferroviario di Bologna sembra lo sbarco dei mille (i nostri numeri si avvicinano) con i cori che si fanno sempre più partecipati e imponenti. Il trasferimento verso il ‘Dall’Ara’, lungo la tangenziale, sui pochi autobus messi a disposizione (al ritorno provvederanno ad aumentarli, si vede che ci attendevano in minor quantità) è avventuroso e audace.
Trabocchiamo, straripiamo, tracimiamo. I bus sono stipati. Si viaggia con le portiere aperte, perché non si riescono a chiudere dai tanti che siamo e da come siamo ammassati. Appena partiti una ragazza sta male e cade a terra sull’asfalto, ma tutto, per fortuna, si risolve in nulla di seriamente grave.
Della partita e del tifo raccontiamo altrove. Il ritorno, nonostante la stanchezza fisica, è piacevole, gioioso, euforico. Roba da lacrime di felicità. Rimarrà fissa nella memoria di tutti la partenza dei nostri autobus verso la stazione tra le ali di folla, lungo la strada ai piedi della collina di San Luca, alla nostra destra e alla nostra s inistra degli altri sostenitori Crociati che hanno raggiunto Felsinea in pullman o in auto. Transitiamo in mezzo a loro. Cantiamo tutti. E’ un disco interminabile. In piedi, fuori dai finestrini fino al bacino dei nostri corpi con i nostri ‘colleghi’ in strada che ci danno il cinque o che applaudono. Ci si batte le mani e ci si acclama a vicenda. Sembra che i vincitori siamo noi. In effetti è così. Questo Parma l’abbiamo condotto alla salvezza noi. Questo è il nostro trionfo.
Il viaggio in treno è un po’ più lungo dell’andata. Stavolta viaggiamo su un regionale che fa anche alcune fermate intermedie tra i capoluoghi dell’Emilia. I telefoni cellulari squillano. Chi è già a Parma in piazza ci comunica che in città sta impazzando una festa imprevista, ci racconta l’arrivo trionfale e trionfante della squadra, vogliono essere ragguagliati sulla nostra posizione lungo la via Emilia ferrata, perché tenteranno di tenere ‘bloccato’ il più possibile il pullman societario per attendere il nostro arrivo. L’intento reciproco riesce.
Appena approdiamo sul suolo ducale organizziamo un corteo
spettacolare. Tutti gli ottocento ci seguono. Via Garibaldi-via Pisacane-strada Cavour- piazza Garibaldi. Facciamo questo tragitto alla velocità della luce, malgrado le gambe stanche e legnose, con la colonna sonora dei canti della Curva Nord. L’abbraccio coi Crociati eroi sul rettangolo verde è commovente, toccante e coinvolgente. Sono le due di domenica mattina, ma la notte è ancora lunga, alla stessa stregua della strada dei Crociati come recita una bellissima canzone del Settore.
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