I Boys Parma compiono 25 anni. Giusto festeggiarli. Doveroso e romantico ascoltarne i fondatori e, con loro, ricordarne gli aneddoti e gli episodi che ne hanno costituito la storia dei loro primi anni di vita. Testimonianze ‘sacre’ per ogni ardito tifoso Crociato. Autentici documenti storici, da conservare, ed eventualmente sviluppare. Materiale utile, da non disperdere, da mettere a disposizione, soprattutto, delle giovani generazioni, ma non solo. Come testimoni abbiamo scelto, fra i pionieri del movimento ultrà a Parma, ‘A**’ e il ‘F****’, oggi quasi quarantenni, un po’ attempati, ma ancora presenti sui gradoni della Curva, nello spazio del Settore Crociato, spesso partecipi pure in trasferta. Dei due l’ interlocutore principale è ‘A**’, perché lui, con altri nove ragazzi, faceva parte di quella cerchia ristretta che, nel 1977, decise di istituire i Boys, primo gruppo ultras parmigiano.
“La fondazione fu fatta da dieci persone, fra cui il sottoscritto, all’ osteria ‘Parma Rotta’, che, allora, era molto diversa dal lussuoso ristorante odierno. Era un’ autentica trattoria-bettola, sempre immersa in una soffocante cappa di fumo, frequentata da gente semplice e parmigiani del sasso” – comincia il suo racconto ‘A**’, che iniziò a seguire il Parma Calcio ancor prima del 1977, frequentando il settore dei ‘Danè’ (dannati). “Quello era un gruppo ‘proto-ultras’. Era poca gente, tifosa dei Crociati, che cercava di organizzarsi, ma che non aveva una struttura ultras come la concepivamo noi. D’ altronde, in Italia, il movimento ultrà iniziava allora nelle metropoli, al seguito delle grandi squadre” – precisa ‘A**’.
Come mai la scelta del nome Boys?
“Perché ultras era troppo inflazionato”.
Perché quello striscione, il primo, era originale sia nei caratteri che nei colori, gialloblù anziché i bianconeri della squadra?
“Sono state scelte specifiche, perché volevamo proprio distinguerci per originalità, soprattutto nei colori. Siamo stati il primo gruppo ultras, e forse l’ unico, che ha dipinto il proprio emblema con i colori della città, i gialloblù appunto, anziché con i colori della squadra”.
Curiosità: quanto vi costò quel primo vessillo confezionato in tela e vernice?
“Lo ricordo come se fosse ora: 12 metri di lunghezza, per una spesa di 150.000 lire di quel tempo”.
In quegli anni non era l’ unico vostro striscione . . .
“Era il principale. Attaccavamo anche ‘Ultras’ e ‘Panthers’, entrambi con scritta nera su campo bianco, ‘Un solo grido: alè Crociati” con bande verticali gialloblù dei Danè e quello degli ‘Aficionados’”.
Come era la vostra primordiale struttura?
“Il luogo di ritrovo era il Bar Polisportivo, vicino allo stadio, in piazzale Risorgimento, dove ora c’è la Pizzeria Petitot. Lì ci riunivamo il venerdì sera e lì tenevamo tutto il nostro materiale. Striscioni, bandiere e tamburi riposavano nello stanzino della toilette. La riunione plenaria del venerdì, che era aperta a chiunque, era preceduta da un vertice più ristretto del direttivo, otto persone circa, che erano quelle che definivano le linee guida. Uno dei primi capicoro era ‘Il Marsigliese’ e tutti lo seguivano, sempre, senza tentennamenti”.
Spal - Parma 1977'78
Il Polisportivo per causa vostra subì un attentato . . .
“Sì, fu un tifoso della Spal, che agì da solo, di notte, in un giorno infrasettimanale. Fu identificato ed arrestato. Con gli spallini i rapporti erano tesi . Ferrara fu la nostra prima trasferta ufficiale. Quando si giocò a Parma successe un po’ di tutto. Prima, durante e dopo la partita. Al ‘Tardini’, dove si condivideva la stessa Curva, gli spallini si dispersero nel settore, togliendosi le sciarpe. Si scatenò la caccia al ferrarese. Anche dopo la gara, in stazione. Qui, ‘Il Carafo’ fu protagonista solitario di un’ epica azione nei confronti della tifoseria avversa. Quel tifoso della Spal, evidentemente, nutriva talmente tanta rabbia nei nostri confronti per quegli episodi che, all’ insaputa del proprio gruppo, decise di venire a Parma, durante la settimana, di notte, per lanciare una molotov contro il Bar Polisportivo”. |
Al Tardini gli ospiti erano nel vostro settore?
“In quegli anni la Curva Nord non esisteva. Dove ora c’è la Nord, c’erano i tre vetusti gradini in cemento della originaria costruzione dello stadio. Di fronte alla Tribuna, c’ erano i Distinti, che di gradini in cemento ne avevano qualcuno in più. Infine, attaccata ai Distinti, c’era la Curva Sud, in tubi metallici e legno. Questo era il nostro posto, al confine con i Distinti. Le tifoserie avversarie quando venivano a Parma si posizionavano anche loro qui, perché era l’ unica vera Curva del ‘Tardini’ di allora”.
Cosa vi divideva?
“Nulla, neppure il cordone delle forze dell’ ordine”. Interviene il ‘F****’, che puntualizza: “In quegli anni il fenomeno ultras era ancora completamente sottovalutato. Tra noi e gli ospiti ci saranno stati, a dir molto, cinque agenti, anche negli incontri più a rischio”.
Le scaramucce e gli incidenti saranno stati puntuali ogni domenica?
“Beh, diciamo che – riprende ‘A**’- le situazioni critiche si sono verificate nel primo anno di serie B, quando ci siamo dovuti confrontare con tifoserie che avevano una storia e un seguito maggiori dei nostri”.
Per esempio?
“I veronesi, che all’ epoca non erano ancora nostri gemellati, invasero il ‘Tardini’e la Curva. Noi eravamo in netta minoranza. Tutto sarebbe stato, comunque, tranquillo se non fosse stato per ‘Il Carafo’…”.
Sempre lui. Stavolta cosa fece?
“Quando arrivò allo stadio cominciò ad inveire contro i veronesi, andando in mezzo a loro. Questi vennero da noi e ci fu un breve parapiglia. Era la domenica che nel pre-partita del derby di Roma fu ucciso da un razzo il tifoso laziale Paparelli, primo morto negli stadi italiani a causa di incidenti fra tifosi. Ricordo che eravamo al Bar Polisportivo, quando la televisione annunciò la notizia. C’ era anche una compagnia di veronesi, che beveva al banco. Uno di loro commentò quell’ annuncio così: “Han fatto bene!!!”.
Parma-Reggiana 1977'78
E la convivenza sugli stessi gradoni con i cugini di Reggio Emilia come fu?
“Capitò solo una volta e vi lasciamo immaginare. . . Poi, i reggiani, quando vennero per il derby successivo, si posizionarono su quei tre gradini della Nord. E noi, al termine, demmo vita, come usava allora, sulla pista di atletica dello stadio, ad un corteo funebre, capeggiato dalla solita bara granata in polistirolo, portata da ‘Edi’, un altro dei nostri ragazzi. Il resto del corteo, sotto le ‘teste quadre’, era munito di aste ed altri oggetti”. |
Il corteo dei Boys, anche per le vie del centro, era un rituale . . .
“Era un rito che proseguì fino al 1979. Se il Parma vinceva, quando si usciva dal ‘Tardini’, si formava un corteo con i bandieroni che sventolavano, i tamburi che suonavano e i cori. Si raggiungeva barriera Repubblica, si percorreva via Repubblica, alla volta di piazza Garibaldi. Era davvero una bella abitudine”.
Parma-Padova 1978'79
Le foto dell’ epoca mostrano di voi artigianali ma belle coreografie. . .
“Non erano quelle odierne. C’ erano altri mezzi ed altro materiale. Alla domenica non dovevano mai mancare i coriandoli, i rotoli di carta igienica, che allora era rosa, le fiaccole dei treni, i fumogeni rigorosamente arancioni e, soprattutto, il mitico estintore. Per questo oggetto c’ era un’ operazione particolare che partiva al venerdì notte, quando, dopo la riunione al Polisportivo, l’ incaricato di turno doveva procurarselo. Poi, il sabato notte, si scavalcava il muro di cinta dello stadio e lo si nascondeva, con fiaccole e fumogeni, in un luogo sicuro. L’ estintore non serviva soltanto per l’ aspetto coreografico, ma risultava spesso utile per domare quei piccoli incendi della carta igienica e della carta dei coriandoli che puntualmente si sviluppavano in Curva”. |
Il gruppo aveva un’ etichetta politica?
“No, nonostante personaggi esterni in più di un’ occasione abbiano tentato di etichettarci politicamente. Anche allora la politica dai Boys è sempre stata lontana. Il nostro gruppo, a differenza di molti altri, si è sempre distinto”. Il ‘F****’ sorride e riflette: “Qualche settimana fa, in una trasmissione di un tv locale , ho sentito il parere di un esperto di un giornalista reggiano, che parlando degli abitanti di Parma, disse: prima di essere di destra o di sinistra, sono ‘parmigiani’. E’ una considerazione che si riflette benissimo anche nella nostra Curva”.
Trasferte: come viaggiavate?
“In quegli anni principalmente in pullman, tranne qualche caso sporadico, in tre
no, un mezzo che si usava soprattutto per le trasferte di Reggio Emilia e Modena”- risponde ‘A**’.
Alle partite fuori Parma sono legati innumerevoli episodi. E qui, quando si va a toccare questo capitolo, i nostri testimoni, appena stuzzicati, aprono lo scrigno dei loro ricordi e non smettono mai di estrarne. Ci sarebbe materiale per scriverne un bel libro. Ne fermiamo solo alcuni. I più significativi.
Novara-Parma 1980'81
Quel giorno a Novara, che si conquistò ‘Forever Ultras’ dei reggiani . . . :
“Noi eravamo in possesso di uno striscione dei comaschi, ‘Venceremos’, tifoseria ostile a quella di Novara. I novaresi avevano lo striscione ‘Forever Ultras’ dei reggiani. Ci presentammo sotto la loro Curva, dove avevano il deposito del loro materiale, in modo deciso, con il nostro ‘leader’, ‘Il ‘Condor’, che, urlando,impose il baratto. Custodimmo ‘Forever Ultras’ gelosamente e in silenzio per anni. Poi, quando la Reggiana tornò a giocare nella nostra stessa categoria, lo tirammo fuori. Come, è una storia ormai risaputa. . .”. |
Parma Reggiana 1983
Narratela, c’è sempre qualcuno che le cose non le sa e le vuole conoscere . . .
“Tagliammo lo striscione, lettera per lettera, e lo imbastimmo per evitare che la Polizia ce lo sequestrasse. Poi, una volta visto dai reggiani e dalle forze dell’ ordine, ognuno si tenne una lettera”. |
Stessa stagione, 1980/1981, Forlì:
“I responsabili del Coordinamento dei Parma Club ci avevano riferito che anni prima, a Forlì, i tifosi locali avevano infierito contro i parmigiani, anche quelli di Tribuna. Ci dissero che, addirittura, picchiarono una persona handicappata di Parma. Aizzati da quell’ informazione, preparammo e mettemmo in atto un assalto alla città romagnola e alla sua tifoseria di calcio. L’ ordine che partì dal Polisportivo era quello di presentarsi alla domenica tutti vestiti con la tuta mimetica. Giunti a Forlì, dopo aver posteggiato il pullman, iniziammo a riempire i muri esterni dello stadio con scritte a caratteri cubitali del tipo ‘Forlivesi cani bastardi’. Poi, ci dirigemmo in città, dove continuammo le nostre azioni. Allo stadio entrammo nel loro settore in modo irruente. I forlivesi furono costretti a buttare in campo i loro striscioni e i loro tamburi e a rifugiarsi in un angolo dei Distinti. Durante la partita fummo protagonisti di numerose cariche nei loro confronti. Non ci fu un attimo di tregua. Al termine, fuori dallo stadio, prima di risalire sul pullman scatenammo incidenti con i poliziotti. In quegli attimi comparve anche una pistola lancia razzi”.
Eravate ingestibili, quel giorno?
Il ‘F****’ sottolinea: “Dopo Forlì la Gazzetta di Parma titolò ‘I nostri cari Boys’. In serie C, allora, non avvenivano fatti del genere. Quanto accadde quella domenica fu oggetto di una delle prime inchieste di magistratura e forze dell’ordine sugli ultras. Perché la squadra Parma Calcio vivacchiava in serie C, ma in quei primi anni Ottanta eravamo proprio un bel gruppo, coeso, forte, risoluto, che si faceva rispettare. Se il Parma avesse militato in categorie superiori, sono convinto che avremmo senz’altro lasciato un grosso segno”.
Mantova-Parma 1980'81
Mantova 1980/1981 e 1981/1982, quando un poliziotto sparò:
“A Mantova andavamo in treno, su una linea regionale scomoda, con continui cambi di convoglio, in paesi della Bassa Padana sperduti. Nella stagione 1980/1981 i mantovani vennero sotto la nostra Curva a tirarci i sassi, noi uscimmo, rispondemmo con una carica e li disperdemmo. L’ anno dopo, memori di quell’ episodio, – rammenta ‘A**’- per Mantova ci dotammo di un fascio di una trentina di picconi acquistati al mercato della Ghiaia. Scesi dal treno, li nascondemmo, fuori dallo stadio. Alla fine del primo tempo, due di noi uscirono per spostarli in un nascondiglio a nostro avviso più strategico. Al termine fummo condotti dalla Polizia in stazione. Durante il tragitto, all’ altezza di Palazzo Te, dietro la loro Curva, i mantovani ci caricarono. Noi replicammo. Un poliziotto se la prese con ‘Furia’. Noi lo aggredimmo per liberare il nostro amico e lui sparò un colpo in aria. Era la prima trasferta in cui viaggiammo scortati dalla Polizia. I picconi comprati in Ghiaia furono inutilizzati, perché da quel punto che ritenevamo cruciale non ci fecero passare. A sorpresa fummo convogliati nella zona della Curva dei padroni di casa” |
Treviso 1982/1983 e 1983/1984, conquistata la Curva dei trevigiani:
“Quando siamo stati a Treviso la prima volta, nel campionato ‘82/’83, abbiamo conquistato la loro Curva e li abbiamo costretti ad attaccare i loro striscioni molto più in basso dei nostri. L’ anno successivo ci attendevamo, di conseguenza, un’ accoglienza molto calda da parte dei tifosi trevigiani. Raggiungemmo Treviso con tre macchine. Tutti i posti erano occupati. Anzi, in una Renault 4 c’ era un ragazzo in più, che fece tutto il viaggio Parma-Treviso e ritorno coricato nel baule. Come pensavamo, gli ultras di casa ci stavano aspettando nel piazzale dello stadio.
Scesi dalle auto, il ‘Gao’ li fronteggiò e li smarrì da solo. Durante i novanta minuti demmo vita a continue zuffe nella zona tra la Curva e i Distinti. Il Parma vinse. Lasciammo il piazzale dello stadio con le tre auto, occupate solo dagli autisti. Intanto, fuori, tutti gli altri ragazzi Crociati, camminavano attorno a questo mini-serpentone, che si muoveva lentamente. In questo modo proteggemmo i nostri veicoli. Poi, in autostrada, incontrammo il pullman del Parma Calcio e lo seguimmo fino a Parma”. |
Striscione Padovano
Padova 1983/1984, gli striscioni rubati ai padroni di casa:
“Alla fine della partita, nel vecchio stadio ‘Appiani’, gli ultras del Padova abbandonarono in massa la loro Curva. Non rimase nessuno di loro. Erano tutti fuori ad aspettarci e a scontrarsi con la Polizia. Noi eravamo da soli dentro allo stadio con qualche inserviente. Tre o quattro ragazzi del gruppo furono spediti a recuperare i due striscioni principali dei padovani: il lunghissimo ‘Commando ultras curva nord’ e ‘Leoni della Nord’. All’ uscita trovammo il nostro pullman con tutti gli pneumatici tagliati. La Polizia, in attesa del nuovo pullman, ci fece sostare in uno stanzone della caserma ‘Celere’ di Padova. Avevamo con noi gli striscioni dei padovani. Erano in fondo al nostro zaino, coperti dal nostro striscione e dalle nostre bandiere. Sopra c’ era seduto uno di noi. Andò a meraviglia”. |
Parma-Vicenza 1979'80
Torniamo fra le mura del Ducato di Parma. Parma-Vicenza 1979/1980, lo striscione dei bresciani:
“Era l’ anno del campionato di serie B. Al ‘Tardini’ arrivava il Vicenza. Era una partita ‘noiosa’ per i rapporti tra le tifoserie. In quei casi si giungeva allo stadio verso le dieci del mattino. Fu così anche quella volta. Stazionavamo davanti all’ attuale ingresso della Curva Nord per attendere i vicentini, che dovevano pagare dazio, perché nello spareggio con la Triestina erano nella nostra Curva e si comportarono male. Ci rubarono una bandiera e alcune torce. A Parma, quel giorno, arrivarono in pochi. ‘Il Condor’ discusse con loro: se volevano entrare al ‘Tardini’ dovevano lasciarci lo striscione ‘Vigilantes’. Dopo una lunga contrattazione, i vicentini ci diedero uno striscione che loro avevano sottratto ai bresciani, ‘Lions’s Supporters’, scritto, tra l’ altro, con il doppio genitivo sassone inglese (che non esiste, ma era scritto così). Un vessillo che non esponemmo mai”. |
E’ vero che con i bresciani vi eravate gemellati?
“Sì, nel 1979. Il gemellaggio durò novanta minuti. Al termine di quella partita si ruppe subito”.
Gemellaggi, quali risalgono alla vostra epoca?
“Quello con gli spezzini – spiega il ‘F****’ – io lo considero ‘il’ gemellaggio per antonomasia. Praticamente è nato insieme ai Boys. Poi, c’è la storia d’ amicizia con i modenesi, che in questi giorni avete benissimo ripreso sul vostro sito Internet”.
Tutto vero quello che abbiamo descritto o abbiamo esagerato? Sapete, i modenesi, a proposito, non hanno digerito quel ricordo?
“Nessuna favola. E’ tutto vero. Quello con il Modena era un gemellaggio costituito solo in funzione anti-reggiani. I modenesi non li abbiamo mai amati più di tanto. Erano persone che raccontavano delle frottole gigantesche, improponibili. Dal punto di vista della mentalità ultras – chiosa ‘A**’ – avevamo altri modelli di riferimento, non certo loro, che, avevano un modo completamente diverso dal nostro di concepire la vita della Curva. Noi eravamo più goliardici, avevamo più senso dell’ ironia. Stesso discorso vale per l’ amicizia, che durò pochissimo, nel 1985, con i piacentini: fu stretta solo in funzione anti-reggiani. Quello fu un gemellaggio che sciogliemmo noi: erano troppo scarsi, sotto ogni profilo”.
E con i cesenati?
“Con loro non si trattava di un gemellaggio ufficiale, ma di un’ amicizia nata in modo particolare. Era il 1983. Noi stavamo andando a Rimini in treno. Dopo aver incontrato sul nostro percorso ferroviario prima i reggiani e poi i bolognesi, che ci fecero degli agguati, alla stazione di Cesena ci apparvero numerosissimi cesenati. Credevamo fosse un’ altra imboscata, perché loro erano gemellati con i forlivesi, che noi, due anni prima, trattammo malissimo. Invece, no. Ci vennero incontro a braccia aperte e ci chiesero se potevano salire sul treno e venire con noi a Rimini, per l’ astio che li divide con i riminesi. Furono ben accetti e nacque un’ amicizia”.
Anche quella con i veronesi fu un’ alleanza sbocciata su un convoglio ferroviario . . .:
“Sì, ma accadde qualche anno più tardi. Eravamo sullo stesso treno. Loro andavano a Pisa e noi a Carrara. Parlando scoprimmo di avere una mentalità ultras molto simile, seppur su due piani completamente diversi”.
Gli appostamenti nelle stazioni ferroviarie erano frequenti . . .:
“Era una regola, un’ abitudine. Le stazioni, ai tempi, non erano presidiate come ora dalle forze dell’ ordine. Era normale che capitassero agguati. Ricordiamo quella domenica che si giocavano Modena-Parma e Reggiana-Cremonese. Alla stazione di Reggio Emilia, al ritorno da Modena, subimmo uno di questi attacchi orchestrato congiuntamente da reggiani e cremonesi, che erano fra loro gemellati. Fu una trappola allestita bene dai nostri avversari. Erano ben nascosti e, quando arrivò il nostro convoglio, saltarono fuori all’improvviso, lanciandoci di tutto, in particolare sassi e pietre. Quasi tutti i vetri degli scompartimenti andarono in frantumi e sul treno, soprattutto non tra gli ultras, ma tra la gente comune, si creò panico. Noi tirammo il freno a mano e scendemmo, ma ormai era troppo tardi. Reggiani e cremonesi si erano dileguati ”.
Brescia-Parma 1983'84
Finora abbiamo aperto pagine gloriose, dove vi siete comportati quasi come epici eroi, ma non si sono mai verificate situazioni in cui, come si usa dire, vi siete fatti la cosiddetta ‘braga di merda’ dalla paura?
“Certamente”-sorridono ‘A**’ e il ‘F****’, che si grattano la testa per rispolverare la loro memoria e poi attaccano:
“Brescia 1983/1984. Eravamo il solito pullman. Ci posizionammo nel nostro settore. Lo stadio ‘Rigamonti’, a quei tempi, era tutto unito. Non esistevano barriere divisorie. Prima della partita arrivarono sotto di noi e iniziarono una fitta sassaiola. Ci riparammo come potemmo. Praticamente, non ci riparammo e le prendemmo di santa ragione. Non finì lì, quel giorno. Fuori dallo stadio, dopo la partita, nel piazzale, ci ritrovammo il nostro pullman circondato da centinaia di bresciani. Se non fosse stato per l’intervento delle forze dell’ordine, saremmo ancora a Brescia”. |
Altri episodi del genere?
“Le due volte che siamo stati a Carrara. Nella prima occasione, nel 1984, ci siamo ritrovati in Curva, in mezzo a noi, il celebre carrarino ‘Pecos’, che, da solo, ci vibrava davanti agli occhi un grosso coltello. Nessuno osava avvicinarsi a lui. Proteggemmo in qualche modo gli striscioni, fino a quando – narrano ‘A***’ e il ‘F****’ - intervennero gli agenti della Polizia a risolvere la situazione. ‘Pecos’, però, fu trovato senza ‘lama’, perché la lanciò ai tifosi carrarini posizionati di fianco a noi, che se la passarono di mano in mano e la fecero sparire.La seconda volta a Carrara, nella stagione 1985/1986, la ricordiamo per le centinaia di persone, non solo ultras, che ci aspettavano fuori dai cancelli dello stadio, dopo il Novantesimo, sbarrandoci letteralmente la strada verso la stazione. Ci fu un accenno di reazione da parte nostra, ma, anche allora, fu determinante e risolutivo l’intervento delle forze dell’ordine”.
Sul finire del campionato di serie B 1979/1980 fu costruita la Curva Nord. Ci andaste subito o aspettaste la stagione successiva?
“Ci andammo subito, già in serie B, per Parma-Cesena e Parma-Sambenedettese. In quest’ ultima partita, ormai inutile per la squadra ai fini della classifica, il ‘Tardini’ fu invaso dai tifosi ospiti. Noi, in Nord, eravamo davvero pochi, con solo lo striscione piccolo giallo del Cus ( Crusader Ultras Supporters ). Non c’ erano neppure – rimembra il ‘F****’ - fumogeni ed estintore. Per fare un minimo di coreografia, mandai alcuni ragazzi a comprare in tabaccheria dei ‘controvento’ che, almeno, fecero un po’ di fumo grigio”.
Perché sceglieste la Nord?
“Perché era la parte più bella del ‘Tardini’, nuova, in cemento. Vuoi mettere con i tubi metallici della Sud” – ci delucida ‘A**’.
Crusader Ultras Supporters a Cremona
‘Crusader Ultras Supporters’, ossia i più arditi tifosi Crociati, è il lungo striscione in pvc del gruppo dei Boys che è stato più volte ritoccato e che vanta diverse versioni. Ne ricostruiamo le tappe?
Il ‘F****’, che ha il culto per gli striscioni e per la loro storia, non si fa pregare: “Nacque nel 1979 con la scritta ‘Crusader Ultras’, gli scudi del Parma Ac ai lati e il teschio tra le due sigle. Nel 1980 la scritta ‘Ultras’ venne coperta dallo striscione mimetico ‘Supporters’, perché , dopo la morte di Paparelli, era vietato usare la dicitura ‘ultras’. Nel 1981 le bandiere tricolori ai lati presero il posto dei simboli del Parma Ac ed il teschio venne sostituito dall’ elmo dei Crociati. Poi, successivamente, si aggiunse ancora ‘Ultras’, per il definitivo ‘Crusader Ultras Supporters’ con i tricolori di fianco e l’ elmo al centro”. |
E’ uno striscione che ha fatto innamorare tanti ultras parmigiani. Da una decina d’ anni il direttivo che ora sovrintende i Boys l’ ha ritirato e messo a riposo. Molti, da più parti, ne invocano un ritorno, magari anche solo in un’ occasione. Cosa ne pensate?
“Con questa domanda sfondi una porta aperta: noi non possiamo che esserne favorevoli”- rispondono in coro ‘A**’ ed il ‘F****’, il quale puntualizza: “Personalmente vi farei l’ ennesimo ritocco. Al posto delle bandiere tricolori, ai lati, rimetterei gli scudi del Parma Ac. Sarebbe perfetto”.
Preferite gli striscioni in tela o in pvc?
I due pionieri aprono la bocca univocamente:“Se proprio dobbiamo scegliere, esce il nostro romanticismo per le cose artigianali, costate sudore e pazienza: quelli in tela”
Gli striscioni del C.U.S. Sez Milano
In alcune circostanze in Curva Nord, in quegli anni Ottanta, è comparso lo striscione ‘Cus sez. Milano’. Chi lo portava?
“Il ‘Pollo’, un ragazzo milanese, di origini parmigiane, che aveva creato un gruppetto di elementi dei Boys San dell’ Inter e delle Brigate Rossonere del Milan. Quando in serie A le loro squadre non giocavano, venivano con noi, a Parma, in Nord, a darci una mano. Non dimentichiamoci che, allora, per il Parma e i suoi tifosi, la serie A era un miraggio e che le rivalità con interisti e milanisti non erano avvertite” – spiega il ‘F****’. |
BOYS SAN in Nord durante Parma-Bologna
Quindi quello striscione ‘Boys San’ comparso in un Parma-Bologna era di questi ragazzi?
“Sì, era loro. Ci avevano chiesto se potevano attaccarlo e non non ci eravamo rifiutati. Loro con i bolognesi si odiavano reciprocamente. Esporre ‘Boys San’ – racconta il ‘F****’ - non poteva che far inviperire ancora di più gli ultras rossoblù. Lo spirito che ci animava allora era proprio questo. Oltre che tifare per la propria squadra, irridere gli avversari in qualsiasi modo, farli arrabbiare. E’ in quest’ ottica, per esempio, che abbiamo voluto a tutti i costi ‘Forever Ultras’ dei reggiani dai novaresi. Per far imbestialire i nostri cugini”. |
I rapporti del gruppo con la società Parma Calcio come erano?
“Per diversi motivi, nel nostro periodo, c’ era una contestazione perenne. Un po’ perché il Parma come squadra singhiozzava e sopravviveva, dandoci poche soddisfazioni. Una situazione dovuta principalmente allo scarso investimento societario. Un po’ – si fa serio ‘A**’ - perché ‘trattavamo’ con i dirigenti a muso duro. Non c’ erano da parte nostra nei loro confronti atteggiamenti amichevoli. Quando ci sembrava giusto chiedere e ottenere qualcosa lo facevamo senza mezzi termini. Ceresini, puntualmente, si trovava delle scritte sotto casa, davanti al suo garage. Adesso, mi sembra che i Boys siamo molto ‘organici’ alla società”
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Fu una pura coincidenza, forse, ma appena prima della nascita del vostro gruppo, tra il 1976 e il 1977, furono inviate da una mano anonima, ancora oggi non individuata, lettere minatorie ai dirigenti del Parma Calcio con le quali si minacciava di distruggere le strutture del ‘Tardini’ se la società non avesse sponsorizzato l’ acquisto di materiale per il tifo?
“Ricordiamo. Ai tempi se ne parlò tanto. Noi e tutti i ragazzi di allora conosciamo quelle lettere solo perché sono state pubblicate dalla Gazzetta di Parma. Se volevamo ottenere qualcosa dal Parma – ripetono ‘A**’ ed il ‘F****’ – lo si otteneva parlando a quattr’ occhi con i dirigenti senza mai vendere la nostra anima ultras”.
‘A**’ lasciò i Boys nel 1986. Il ‘F****’ nel 1985. |
Furono i famosi fatti del dopo 4 maggio, Parma-Reggiana, che falcidiarono il gruppo a farvi smettere oppure altri motivi?
“Gli incidenti di Parma-Reggiana e i conseguenti provvedimenti decimarono il gruppo, ma noi lasciammo per altre ragioni: il servizio militare nel caso del ‘F****’, ma soprattutto la consapevolezza che, ad un certo punto, è giusto abdicare e passare il testimone ai giovani che hai fatto crescere. Tanto in te l’ eterno amore per la tua squadra e la mentalità ultras non moriranno mai” – rivelano entrambi.
A parte i tempi e le circostanze, completamente differenti da venticinque, vent’ anni fa, è diversa dalla vostra la mentalità ultras che notate nei ragazzi di oggi?
“Noi eravamo un gruppo affiatato, unito, goliardico, che faceva della passione e del divertimento i propri capisaldi. Eravamo autonomi, ma aperti a chiunque volesse entrare. Si andava allo stadio – commentano ‘A**’ ed il ‘ ‘F****’ – per tifare la propria squadra e, poi, con senso dell’ ironia, prendere in giro l’ avversario, farlo imbestialire goliardicamente. Poi, quel che succedeva, succedeva. Se ci doveva essere lo scontro, non ci tiravamo indietro. Oggi veniamo ancora in Curva e spesso in trasferta con il Settore Crociato”. |
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