A Parma, quando pronunci il suo nome, Sandro Piovani, gli occhi della gente che ha a cuore le sorti della squadra Crociata si illuminano. Lui, telecronista di Radio Tv Parma, conduttore del Bar Sport del lunedì sera, non è considerato dal popolo Crociato un giornalista come gli altri. E’ il giornalista-tifoso, quello che la pensa come te e non usa mezzi termini per manifestare le proprie partigiane opinioni. E’ il comunicatore di emozioni calcistiche che hai sempre sognato e che poche volte hai visto e sentito sui teleschermi. E’ il punto di riferimento che vive in mezzo ai sostenitori, che ne conosce la storia, i sentimenti e gli umori, sempre pronto a concedergli il giusto spazio mediatico. D’altronde il suo “background” ha lo stampo della fede Crociata impresso. Sandro Piovani da Fontanellato, capoluogo della nostra Bassa, prima di iniziare a raccontare e commentare le gesta dei giocatori Crociati ( il suo esordio giornalistico è coinciso con la promozione in serie A del Parma Ac ), era uno di noi, uno di quelli che non poteva mancare allo stadio Ennio Tardini e, se riusciva, faceva di tutto per seguire il Parma Associazione Calcio pure in trasferta. Di fronte alla Curva Nord, dove alla domenica o nei mercoledì di Coppa lo vedi nel pre-partita tra la gente della gradinata a discutere e conversare, apre il libro dei suoi ricordi e si confessa.
Quale è stata la prima partita del Parma Calcio che hai visto, quella che ti ha fatto sbocciare l’ amore per questa squadra?
“E’ una partita che, praticamente, non ho visto. C’ero, ma non sono riuscito ad entrare allo stadio. Il mio battesimo Crociato risale al 24 giugno 1973, allo spareggio di Vicenza contro l’ Udinese che ci diede la serie B. Avevo undici anni. Andammo a Vicenza in macchina, io e mio padre, ma non avevamo il biglietto. Quando giungemmo davanti allo stadio Menti non c’ erano più tagliandi in vendita. Restammo, comunque, lì fuori, sotto la gradinata e seguivamo la partita sentendo i boati delle migliaia di parmigiani presenti. Alla fine riuscimmo ad entrare perché la ressa di chi era fuori con noi riuscì a sfondare i cancelli. Ero piccolo e non vidi nulla ugualmente, nonostante fossimo riusciti a varcare l’ ingresso dello stadio, ma ero al settimo cielo perché avevamo conquistato la promozione ed avevo vissuto un pomeriggio da brividi. Questo fu il mio impatto con il calcio ed il Parma in particolare”.
Altri episodi che ricordi volentieri?
“Un derby a Reggio Emilia, quando Rizzati segnò un gol regolarissimo allo scadere. Sarebbe stata una vittoria esaltante, ma l’ arbitro di quel giorno, il signor Panzino, ci annullò la rete del successo al Mirabello, nella casa dei cugini reggiani. Il viaggio di ritorno, in macchina con mio padre, fu un travaglio di rabbia”.
Andavi in trasferta sempre in auto?
“Sì, con mio padre e, a volte, anche con mia madre e mia nonna. Eravamo soliti fare la classica trasferta alla parmigiana, con il classico pre-partita a sfondo culinario, nelle trattorie tipiche della zona in cui il Parma si trasferiva per la gara fuori dalle mura amiche del Tardini”.
Al Tardini, invece ?
“Ho frequentato sia i distinti che la Curva. Da ragazzo venivo con un mio amico in corriera da Fontanellato, poi chiedevamo un passaggio per il ritorno ad un signore del nostro paese che aveva l’ abbonamento in Tribuna. Nel nostro stadio mi sono divertito tante volte, ma mai come quel giorno della promozione in serie A contro la Reggiana”.
Perché?
“Era il periodo in cui iniziai a seguire il Parma Calcio anche come radiocronista, per Radio Emilia. Quel giorno, però, ero in mezzo al pubblico dei distinti, sul confine con la Curva Sud dove erano posizionati i reggiani. Sul capo avevo un cappello da baseball dai colori gialloblù di quelli americani con due manone mobili sopra la visiera. Cominciai a sbeffeggiare i cugini con quel cappellino insieme alla gente che era lì di fianco. I reggiani si inviperirono e ci scambiammo per diversi minuti le classiche “cortesie” campanilistiche da stadio”.
La più bella partita del Parma che hai ammirato?
“Un Parma-Pisa in serie B con Arrigo Sacchi seduto sulla nostra panchina”
Adesso che sei stabile in Tribuna Stampa come vedi le partite del “tuo” Parma?
“Cerco di vederle da questo punto, che è diverso da quelli in cui le vedevo alcuni anni fa. Mi sforzo di fare il giornalista e di dire ciò che è giusto, senza dimenticare, però, che sono un cronista di una testata giornalistica locale”.
Cosa pensi del tifo in generale?
“Credo sia giusto tifare sempre a favore e mai contro. Intendiamoci, quando di mezzo ci sono rivalità storiche, come contro Juventus e Reggiana, per esempio, l’ arlìa ci debba essere, altrimenti sarebbero sfide senza sale e pepe, ma debba essere guidata dalla forte ironia, dal sarcasmo, anche sottile, che, poi, è ciò che più colpisce nell’ intimo l’ avversario, anziché scatenarsi in episodi di violenza gratuita. A Parma ne siete, ne siamo, capaci e lo dimostrate, lo dimostriamo. Ho ancora negli occhi quel cubo gigantesco color granata che nel derby della promozione veniva sballottato in Curva Nord, a modi palleggio, da tutti gli ultras parmigiani per ricordare ai cugini la conformità delle loro teste”.
Un giudizio sul tifo di Parma?
“Bello, intelligente, sempre presente, in particolare quello della Curva”.
L’ incipit delle tue telecronache in trasferta, del resto, è inconfondibile?
“Da quando ho iniziato, anche in radio, appena prima del fischio di inizio ricordo la presenza con bandiere e cori dei Boys e dei ragazzi della Nord, che non mancano mai al fianco del Parma. Sono unici”.
Sono cambiati i frequentatori del Tardini o sono sempre gli stessi? Noti differenze?
“C’è stata una doverosa scrematura rispetto ai primi anni di serie A. Prima con ventimila abbonati c’era di tutto, in particolare c’ erano persone e non tifosi del Parma Calcio. Adesso, da qualche stagione, c’è lo zoccolo duro. Io preferisco la situazione attuale. Preferisco vedere il Tardini popolato dai tifosi veri, che vengono allo stadio perché amano il Parma e soffrono e gioiscono davvero per la loro squadra”
Troppi elogi, caro Sandro. Non hanno un po’ di difetti questi tifosi Crociati?
“Se proprio devo trovare una lacuna, questa la riscontro in un atteggiamento generale di chiusura, da parte di molti gruppi organizzati, verso il resto della città, che, al contrario, dovrebbe essere maggiormente coinvolta. In televisione, per esempio, il nostro studio, le nostre telecamere e i nostri microfoni sono aperti a tutti, ma si vedono sempre le solite facce. In quest’ ottica mi ha fatto un enorme piacere essere accettato con la telecamera e il microfono alla bellissima festa dei venticinque anni dei Boys, sotto una Curva Nord splendida, tappezzata da murales d’ autore, che trasudano di passione sfrenata”.
Ci sono state telecronache o radiocronache dove più che in Tribuna Stampa ti è sembrato di essere in Curva?
“Beh, quando di fianco hai, nel ruolo di collaboratore per un commento tecnico, un parmigiano verace, un Crociato doc come l’ex arbitro Alberto Michelotti, ne capitano di tutti i colori e la tua professionalità è molto a rischio. Epica è la radiocronaca della vittoria della Supercoppa Europea a San Siro contro il Milan. Due gradini dietro di noi c’ erano il radiocronista milanista Pelagatti e il dirigente rossonero Braida che da alcuni minuti, in diretta radiofonica, dichiaravano la sfida già conclusa a favore del Milan senza dare la minima chance al Parma. Al momento del decisivo gol di Massimo Crippa, che ci permise di vincere quel trofeo, Michelotti che aveva il microfono in mano si girò di scatto verso i due rivolgendo loro un energico gesto dell’ ombrello, pronunciando nei loro confronti commenti irripetibili. Quelle parole andarono in diretta radiofonica. Per non parlare di quella volta con la Juventus . . . “
Racconta, racconta . . .
“Alberto questo episodio, lui che difende sempre gli arbitri, la sua categoria, non lo rimembra volentieri e se legge questa intervista si arrabbierà . . .”
Dai Sandro, ormai che hai iniziato non puoi lasciarci così, con la curiosità sospesa. Racconta . . .
“ Era il Parma-Juventus al Tardini dei due espulsi. Arbitrava il famigerato Ceccarini e Michelotti, viola in volto, tirando pugni sul tavolo, alzandosi in piedi, agitandosi in modo irrefrenabile, in diretta radiofonica, urlò giudizi non proprio urbani al suo indirizzo”.
Sandro, un’ ultima domanda: la maglia Crociata?
“Unica. Quando ero ragazzino e avevo qualche chilo in meno, con la squadretta dei miei amici, sul campetto di campagna di Cannetolo di Fontanellato, la indossavamo sempre. E’ ancora nell’ armadio. E’ lì, ma ormai, vista la taglia, non la posso più indossare”.
E sulle spalle dei giocatori del Parma Calcio come la vedresti?
“Bene, anche se magari, anziché su sfondo bianco con croce nera, la preferirei gialla con croce blù. Conosco la vostra battaglia per la maglia Crociata. E’ giusta, perché è una battaglia d’ amore, dove non ci sono spazi per i compromessi”.
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