Stagione 2010/2011 - Nr.9


 

LA MAGLIA, MORALE DEL PARMA

La lezione odierna del Parma Calcio alla Juventus, la quale viene da sempre chiamata Vecchia Signora del pallone italiano, é sportiva, nel risultato vincente della partita, ma é anche e soprattutto morale. Insegnamento di rispetto delle regole e, in particolare, della propria storia, onorando, pure nelle scelte moderne, coloro i quali l'hanno fatta sbocciare e, nel tempo, l'hanno costruita, i propri simboli, la Comunitā che essa rappresenta. E' inconcepibile che una grande squadra non rispetti le direttive di Lega Calcio, confezionando tre divise da gioco dalle tinte chiare, senza che venga punita. E' inammissibile che lo stesso 'club' voglia imporre, solo per proprio tornaconto commerciale, contravvenendo il regolamento, all'avversario il quale gioca in casa, l'utilizzo di una muta differente dalla titolare. Se a Cesena, tre mesi fa, ha trovato morbidezza e arrendevolezza, a Parma ha incontrato resistenza, ostinazione e caparbietā. Proprietā (la famiglia Ghirardi-Pasotti in primis) e dirigenza (l'amministratore delegato Pietro Leonardi) del nostro sodalizio calcistico, pur non essendo autoctoni, da tempo hanno compreso  l'importanza delle tradizioni e del senso d'appartenenza, mantenendoli, salvaguardandoli, esaltandoli. In settimana sapevamo, come abbiamo anticipato, essersi opposti tenacemente alle scandalose richieste juventine, costringendo l'ospite a indossare una vecchia casacca silver, mai vestita in questa stagione. E' stato il trionfo societario e comunitario di un indirizzo giā manifesto da tempo. Con le doverose scuse, qualora qualcuno si fosse offeso, per la nostra nota, con bacchetta, a margine del derby di Bologna in maglia antracite, una settimana fa. E' risaputo come, in materia, si sia integralisti. Probabilmente é grazie anche a questo nostro fondamentalismo che, negli anni, si č costruita la fermezza e l'irriducibilitā di proprietari e massimi dirigenti del Parma Calcio nel difendere la Maglia Crociata da ogni attacco esterno, perfino da quelli perpetrati dalla potente Vecchia Signora del pallone italiano

 

Editoriali 2010/2011