Dal
convegno di ieri a Bologna sulla
disciplina e gestione degli
impianti sportivi, con
particolare riferimento alla
legge circa la costruzione di
nuovi stadi per il gioco del
pallone e la ristrutturazione di
quelli già esistenti in fase
avanzata di approvazione, si
sono ricevute, da parte degli
intervenuti parmigiani, risposte
le quali, essendo benevoli,
possono esser lette in chiave
positiva per il futuro del
nostro
'Ennio Tardini'.
Interpretandole e decifrandole,
naturalmente, dal nostro punto
di vista, che, di recente,
qualche settimana fa, aveva chiesto
alla realtà privata (il
Parma
Calcio) e a quella pubblica
(il Comune) interessate,
qualora davvero volessero
salvaguardare il
gioiello-patrimonio di
piazzale Risorgimento,
rivisitandolo secondo le
esigenze moderne del 'club',
senza esagerare con il
suo sfruttamento commerciale,
di prendere una posizione a suo
favore, cominciando a
commissionare uno studio di
fattibilità dell'idea.
Ebbene, le parole
pronunciate ieri del
direttore generale Crociato,
Pietro Leonardi, ci sembrano
andare in questa direzione e ci
sono piaciute anche
quando ha utilizzato il termine
aggregazione, se
riferito al coinvolgimento della
Comunità Crociata:"Bisognerebbe
condurre uno studio
approfondito
sulle problematiche che
ruotano attorno allo stadio
'Ennio Tardini': se il Parma Calcio vuol
competere a medio termine a
determinati livelli, è chiaro
che una delle risorse
fondamentali nella voce entrate
dovrà provenire proprio dallo
stadio. Non è possibile che
debba essere sempre il
Presidente a ripianare i debiti
della sua società al termine di
ogni stagione sportiva: va
condotto uno studio approfondito
del territorio a disposizione
per ottimizzare al meglio le
risorse. Indipendentemente dal fatto che
lo stadio si trovi in centro
città o in periferia, esso deve
diventare un polo d’aggregazione
che non sia fruibile solo nel
giorno della partita, ovvero due
o tre giorni al mese: se il 'Tardini' sarà in grado di
supportare queste esigenze,
allora con le dovute modifiche
sarà il nostro stadio del
futuro;
viceversa si dovrà
cercare un’area adatta dove
realizzare un nuovo impianto".
Ci ha un po' meno deliziato
l'intervento dell'assessore
municipale alle attività
sportive, Roberto Ghiretti,
più incanalato verso la
realizzazione di una struttura
ex novo:"Sul tema del nuovo stadio da
calcio, auspico che nel 2010
possa aprirsi tra Comune di
Parma e Parma Calcio un percorso
congiunto per studiare e
analizzare e quindi capire se
costruire un nuovo stadio".
Un pensiero, questo
dell'amministratore, comunque
da interpretare,
nel contesto dei famosi
giochi di ruolo in materia.
Al prossimo passaggio, magari,
ci sarà maggiore chiarezza.
Il cammino comune, per noi, deve
esser innanzitutto imboccato
sull'attuabilità di un 'Ennio
Tardini' a norma, evoluto ma non
snaturato, nel sito storico in
cui è sorto e si trova, che ne
rappresenta una delle proprie
intrinseche peculiarità, con una
capienza pari a 20.000 unità,
opportuna dimensione per la
nostra piazza.