In
quasi dodici mesi di sua
permanenza a
Parma abbiamo potuto
stimare, oltre che le sue doti
da allenatore e i suoi talenti
sportivi, le virtù umane di
Francesco Guidolin. Il
suo essere uomo. Essenza che
nelle ultime quarantotto ore,
grazie
a quanto accaduto allo stadio
'Olimpico' di Roma mercoledì
sera, si è manifestata
ulteriormente e completamente,
con tutte le sue positive
debolezze, quelle che ognuno
di noi ha, nel proprio io, nel
proprio cuore, nelle proprie
vene. Da persona autentica
e onesta l'ha raccontata
al mondo direttamente lui, il
mister, ieri pomeriggio, al
Centro Sportivo di Collecchio.
Tornare su un episodio, parlarne
di nuovo, spesso è stucchevole e
offre la sponda alla creazione
di un caso quando esso non
esiste, ma stavolta non è così.
La vicenda sembra chiusa, certo,
e non se ne vuole costruire a
tutti i costi una questione,
soprattutto in questo momento
particolare di risultati
entusiasmanti, frutto, tra
l'altro, del suo lavoro tecnico,
psicologico e relazionale
nell'ambito del folto gruppo di
giocatori che gli è stato
affidato. Quanto confidato al
pubblico da Guidolin, però, non
può transitare inosservato o
esser trattato con sufficienza,
perché in quelle ulteriori
parole di precisazione ci
sono la sua coerenza, il
suo coraggio, la sua
lealtà e la sua
favorevole fragilità.
C'è la corrispondenza immediata, il flash, con quanto promise a se stesso e all'intero pianeta dell'italica pedata, tre anni fa, dopo una situazione simile, ma non identica, che lo vide protagonista in Palermo-Fiorentina. Un collegamento istantaneo, fulmineo, che gli fa urlare, invano, ai suoi giocatori di lanciare fuori dal rettangolo di gioco la palla, che lo fa scendere negli spogliatoi rabbuiato, che, alla presenza della società (il direttore generale Pietro Leonardi ), gli fa chiedere spiegazioni plausibili ai giocatori. Al punto che, se i loro chiarimenti non fossero stati convincenti, domanda loro un gesto clamoroso ("Sarei stato anche disposto a far pareggiare la Lazio"). Immaginiamo il livello della discussione, del confronto, tra allenatore, calciatori e rappresentanza societaria (il dg). Anche perché il regolamento parla chiaro: la valutazione della gravità delle condizioni del giocatore a terra (e quindi la sospensione del gioco) spetta alla discrezionalità dell'arbitro. Le dichiarazioni, sibilline, dell'autore del gol incriminato, Bojinov, in sala stampa, sono significative:"Io ho fatto soltanto il mio lavoro".
Ci sono la forza e la lealtà di confessare di essersi confuso, di aver preso un abbaglio:" ... Per me queste cose contano molto e per esse mi sono esposto in passato. Se avessero seguito la mia idea, avrei sbagliato io, perché questo è stato un episodio di gioco del tutto differente rispetto a quello vissuto tre anni fa e che mi vide protagonista perché poi ci fu uno scambio acceso con un collega (n.d.r. Claudio Cesare Prandelli) ... All’interno dello spogliatoio e con la società abbiamo chiarito l’episodio. Io ho creduto ai miei giocatori ... Sono molto contento che mi abbiano fatto tornare indietro su quella che era la mia idea. Se avessimo fatto come avevo proposto io avremmo sbagliato e avrei nuociuto alla squadra e alla società ...".
C'è la fierezza di aver visto riconosciuto, da parte degli avversari, il suo senso di dignità:" ... Mi fa piacere poter dire che alla fine della partita il direttore sportivo della Lazio (n.d.r. l'ex attaccante albanese Igli Tare) mi ha salutato, mi ha detto parole importanti e mi auguro che faccia arrivare a chi sa lui le parole che mi ha detto e che io dico adesso ...".
C'è, anzitutto, l'ammissione della propria normale, umana, comprensibile debolezza:" ... Queste sono cose per me molto importanti. Io sono rimasto seduto tutto il secondo tempo perché dopo aver chiarito con la mia squadra e con la società, che era presente, ero molto emozionato. Sono molto contento che mi abbiano fatto tornare indietro su quella che era la mia idea di arrabbiarsi con i propri giocatori ...".
Che uomo Francesco Guidolin !!!