Ieri vi abbiamo parlato della
nuda cronaca del convegno
tenutosi all'Università di Parma
sul futuro dell'impiantistica
sportiva in Italia. Oggi
vogliamo sottoporre un
ragionamento, a margine di esso.
Prima considerazione: il convegno era funzionale alla nascita di un Master in Organizzazione dello Sport e dello Spettacolo Sportivo. E' fondamentale questa premessa, perchè rappresenta il fulcro principale del convegno e il perno sul quale effettuare le riflessioni.
Gli interventi degli ospiti hanno dimostrato una pressoché univoca visione dello sport e della impiantistica ad esso legata, ovvero quella di manager di aziende che puntano a ottimizzare gestione, entrate e iniziative, con il fine (ormai alla luce del sole e non più nascosto rispetto a qualche anno fa) di fare business.
Questa tensione al profitto vale soprattutto per gli sport di fascia alta o professionistica, in cui la gestione di una azienda sportiva è in mano ai privati, mentre le istituzioni pubbliche continuano ad avere un ruolo fondamentale nella fascia bassa o dilettantistica.
Comune, Provincia, Regione e
Stato devono incentivare la
pratica dello sport, ma poi
devono passare la palla ai
privati o partecipare in forma
minoritaria o diversa.
Purtroppo, nel nostro Paese, non
esistono squadre di calcio,
rugby o altro ancora che, ad
altissimi livelli, appartengono,
non solo emotivamente ma anche
finanziariamente, alla comunità
che li rappresenta, ma sono di
proprietà di privati.
Quindi non si può pretendere che un privato faccia il Presidente di una società senza tenere d'occhio il portafoglio. Possiamo sperare in mecenati (magari con disponibilità economica eticamente inattaccabile), ma sappiamo quanto sia difficile, soprattutto ai giorni nostri.
A questo va aggiunta un'altra riflessione: molti degli stadi attuali sono nati decine e decine di anni fa, in situazioni sportive e contesti sociali enormemente diversi da oggi. Le città cambiano in continuazione e con essi anche le strutture che la compongono, ed è normale sia così. Quindi è doveroso riconoscere al tema "il futuro dell'impiantistica sportiva", una esigenza di ragionamento vera, concreta, reale.
Fatta questa premessa, si deve passare ad altre domande che sono: come, quando e chi ha titolo per progettare la funzionalità degli stadi del futuro?
Uno stadio ha doppia valenza: economica, per chi lo gestisce, affettiva, per chi lo vive.
Queste due valenze, purtroppo, non sempre appartengono alla stessa persona, ma a ruoli e soggetti ben diversi tra loro. Il Presidente di una squadra di calcio ha equilibri da raggiungere molto diversi rispetto a quelli del tifoso che vive come seconda casa gli spalti in cui segue la partita, giusto per fare un esempio.
Ma un Presidente e un Tifoso,
possono trovare un percorso
comune, che gratifichi entrambi?
Questa è la vera domanda; l'unica, probabilmente.
Paradossalmente si può dire che i relatori del convegno di ieri avevano ragione nell'esporre i loro concetti. Avendo una visione esclusivamente affaristica delle cose, proiettavano il loro pensiero sulla base delle loro esperienze. Erano coerenti con il loro ruolo, per intenderci. In più di una occasione hanno espresso concetti assolutamente non condivisibili e sui quali veniva voglia di alzare la mano e dire: "ma che cazzo state dicendo?!?"; salvo poi riflettere sull'inutilità della cosa.
Inutilità dovuta al luogo e al momento, in quanto non adatto per trasmettere concetti antagonisti che necessitano di tempo e riflessioni da fare senza fretta.
Inutilità dovuta al raggiungimento di un obiettivo, perchè gli sfoghi fanno star bene la coscienza, ma quasi mai portano ai risultati sperati.
Inutilità dovuta alla tipologia
dei presenti, perchè se ad
un'assemblea di integralisti
musulmani spieghi quanto è buona
una costina alla griglia, non
capiranno mai il senso delle tue
parole.
O, peggio ancora, ti snobberanno bollandoti come inadeguato, inaffidabile, folkloristico, anche se dici cose giuste e sensate.
Quindi non c'è soluzione? Quindi dobbiamo arrenderci? Quindi dobbiamo lasciare il campo libero agli speculatori di affetti?
No, no, assolutamente no.
Torniamo alla prima considerazione: il convegno era funzionale alla nascita di un Master in Organizzazione dello Sport e dello Spettacolo Sportivo.
Ecco, questa può essere la chiave di volta, non di oggi, ma del futuro. Non lo scontro frontale, che difficilmente porta qualche risultato. La soluzione è diversa. La soluzione si chiama "partecipazione".
Se i futuri manager degli impianti in cui si organizzano manifestazioni di sport e spettacolo sportivo saranno i figli dei tanti Moggi che popolano il calcio, la strada che si percorrerà sarà segnata da schifezze su schifezze. Ma se, al contrario, i futuri manager di quegli impianti saranno persone che hanno un cuore ed un anima da tifoso, ecco che quel rischio sarà enormemente ridotto.
L'invito e la conclusione sono immediati: iscrivetevi al Master, se avete talento, capacità e sensibilità giusta, fate in modo di essere voi i futuri gestori degli stadi; non lasciate in mano ad altri quello che, magari, potreste fare voi con maggiore passione e sensibilità.
Immaginate se il Manager dello
Stadio Tardini di Parma
o dello Stadio del Rugby o di
altro ancora, fosse una persona
che è cresciuta sui gradoni o
negli spogliatoi di quello
stadio, non sareste portati a
pensare di essere un poco più
tutelati, nelle scelte che
andrebbe a fare?
Preferireste che i vostri luoghi di divertimento e di affetto fossero organizzati dal figlio di Zamparini oppure da chi ha condiviso con voi una partita, una trasferta, una gioia ed una sofferenza?
Partecipazione. Partecipazione. Partecipazione.
E' questa, solo questa, la chiave di volta per provare a cambiare le cose che non si condividono (sperando, ovviamente, di incontrare consenso).
Lo diciamo da una vita: le società di calcio dovrebbero avere una componente interna rappresentata da tifosi, democraticamente eletti da altri tifosi, per portare un valore non speculativo nella gestione emotiva di un club. Oggi lo ribadiamo ancora più fortemente.
In futuro, a Parma, si creeranno le basi per un nuovo lavoro, che potrebbe sfociare nella nascita di nuovi "mostri" oppure potrebbe far fiorire idee geniali, in cui la ragione ed il sentimento potranno coesistere.
Come sempre, il nostro futuro lo possiamo scegliere noi. Dipende solo da noi. Il futuro degli stadi del domani, partirà a gennaio, dall'Università di Parma.
Pensateci. Pensiamoci.