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Che la serie B fosse dura, sul campo da gioco e nei bilanci, lo sapevamo.
A sottolinearcelo con insistenza e a farcelo presente, affinché non lo
dimentichino tutti, tifosi, giocatori e opinione pubblica, ci sta pensando, in questi giorni, il presidente della nostra squadra,
Tommaso Ghirardi, uscito dal letargo di Carpenedolo durato una decina di
giorni all'indomani della cocente retrocessione.
Le sue prime esternazioni, proferite in rapida successione, sono condite con
lacrime e sangue.
Sulle pagine sportive della Gazzetta di Parma in un intervista esclusiva
pubblicata domenica scorsa ha confermato il danno finanziario del fallimento
sportivo che porta la sua firma, tramutabile in una ventina di milioni di
euro. Una perdita che - ha annunciato - avrà inevitabili ripercussioni,
traducibili nel ritiro pre-campionato immersi nell'afa di Collecchio,
ufficializzato martedì alla presentazione del
nuovo tecnico Luigi 'Gigi' Cagni, e nel possibile taglio di una trentina di dipendenti della società,
paventato, intervenendo in un dibattito sui diritti televisivi a Bologna,
ventiquattro ore dopo, ieri, nel medesimo giorno in cui col petto gonfio ha
comunicato che il bomber di fama mondiale, dall'ingaggio sopra le media,
Cristiano Lucarelli, rimarrà in Maglia Crociata anche nella
'cadetteria'.
Insomma, la stagione della rinascita e della riscossa é cominciata con una
lunga serie di piagnistei da parte del condottiero della rivincita e del
riscatto.
Un metodo davvero singolare per predicare spirito di sacrificio e umiltà e
per infondere carica ed entusiasmo a tutto l'ambiente.
Un modo sicuramente efficace per far insorgere dubbi e interrogativi sulle
capacità gestionali di Tommaso Ghirardi e, soprattutto, sulla volontà, da
parte della sua famiglia, di investire nel progetto sportivo che risponde al
nome di Parma Calcio.
Specifichiamo meglio.
Primo aspetto, le attitudini di responsabilità, coordinazione e 'management'
di una società di pallone professionistica. Dato per assodato che non vi
saranno più gli introiti derivanti dai diritti televisivi e altre entrate,
ha senso risparmiare, ci mancherebbe, ma la parsimonia sia ben calibrata,
non la si faccia ricadere sulla carta igienica, ossia su elementi basilari,
bensì su lussi di cui si può fare a meno (il riferimento non é
all'emolumento di Lucarelli). Così come nel ventilato taglio dei
collaboratori, dolorosa scelta che ha pure una ricaduta sociale (che bello
sarebbe che i responsabili della retrocessione, giocatori e dirigenti,
dirottassero una percentuale dei loro lauti stipendi a quei padri e quelle
madri di famiglia che, per colpa loro, ci rimetteranno la fonte di
sostentamento!!!), se proprio dev'esser perpetrato, si operi con lungimiranza. Per
esempio, se il problema é reperire risorse dall'esterno, non si smantelli
l'ufficio commerciale, ma tuttavia lo si potenzi, magari conferendogli una
guida più incisiva che sappia davvero rastrellare ricchezze e contributi,
mutilando altri comparti.
Secondo aspetto, assimilabile in una domanda: quanti soldi finora la
famiglia Pasotti-Ghirardi o la sua azienda,
la Leonessa, hanno
iniettato nei bilanci del 'club' di piazzale Risorgimento? Premessa alla
motivazione del mistero che inizia a tormentarci: non é nostro costume fare i conti
in tasca, saremo sempre grati a questi imprenditori di Brescia di aver
salvato la nostra squadra, ma, dopo gli incessanti lamenti del Ghiro,
l'analisi viene naturale. Allora: l'acquisto del Parma, in coabitazione con
l'amico Medeghini, altri conoscenti industriali, principalmente della
finanza bresciana, e Banca Monte Parma
é noto esser avvenuto praticamente al
saldo, con un appoggio creditizio dell'istituto bancario cittadino. La
società acquistata un anno e mezzo fa dall'ex amministratore straordinario
di Parmalat, Enrico Bondi, era sana, perfetta, senza alcun
debito. Anzi ...
Adesso, per non dar adito a perplessità, diffidenze,
ambiguità, anziché continuare a singhiozzare, sarebbe il momento di dare un
segnale di forza, di solidità e di consistenza.
L'attesa di questo richiamo é alta, per alimentare il fuoco
della passione, altrimenti destinato a spegnersi, e per generare eccitazione
e ardore nel popolo Crociato.
Editoriali
2007/2008 |