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Per
l'ennesima volta chiamiamo a soccorrerci, in una situazione particolarmente
delicata, titolo e contenuti del romantico volume, ormai introvabile, scritto da
Mario Verdini, pseudonimo del professor Pier Luigi Spaggiari (figlio di
Umberto, dirigente Crociato di allora), il quale narra in modo avvincente la
suggestiva storia della squadra di pallone della nostra città dall'anno
della sua fondazione, il 1913, al 1948: "Undici cuori sotto una Maglia
Crociata". Racconta le vicende di giocatori che andavano in
trasferta nella vicina Reggio Emilia, a disputare il derby, lungo strade
impolverate, in bicicletta, alcuni seduti 'comodamente' sul sedile e altri,
a turno, sulla canna, perchè di mezzi a due ruote non ve n'erano per tutti.
Poi, pur con la prospettiva di un'altra quarantina di chilometri per tornare
a casa, con le natiche devastate dal tubo del ciclo e dai colpi delle buche
disseminate nel tragitto, oltre che con i muscoli delle gambe già sforzati,
erano protagonisti di sfide affrontate con energia e vitalità per onorare il
nome di Parma,
di cui non tutti erano suoi figli. Quelle pagine ingiallite descrivono le
imprese di chi aveva a disposizione sempre lo stesso numero (undici, solo
per i titolari) di mute da gioco. Erano ogni volta le stesse per tutto l'anno e,
finché duravano, servivano anche per quelli successivi. A prescindere dalla
stagione meteorologica, la loro fattura era di lana pesante, come quella di
un maglioncino. Era gente che, indipendentemente da qualsiasi situazione, ci
metteva anima e corpo, ardimento e coraggio, qualunque fosse l'avversario.
Erano ragazzi che non facevano troppi calcoli. Giocavano per divertimento.
Non era il loro mestiere. C'era chi faceva il facchino, chi il fornaio, chi
il rigattiere, chi lo studente e chi l'avvocato. In ogni occasione
scendevano in campo sfrontatamente, per vincere. Se, alla fine, si perdeva,
avevano, nei confronti di una città e di una tifoseria, la coscienza a
posto. Il loro cuore era in pace. Sì, il CUORE, quello che dovremo metterci
tutti, calciatori in primis, ma anche tecnici, dirigenti e noi stessi,
sostenitori sugli spalti, nelle prossime cinque domeniche di questo mese,
dal venti aprile al diciotto maggio, senza pensare al valore tecnico
dell'antagonista di turno e a quanto esso deve ancora chiedere alla
classifica. Senza ponderare se consumare o meno tutto il proprio potenziale
in questa o quella circostanza. Senza riflettere se davanti abbiamo il Napoli, la Reggina, il Genoa, la Fiorentina o l'Inter. Senza valutare cosa faranno altre squadre
nostre dirette concorrenti su altri campi. Basta calcoli, per favore.
Mettiamoci più generosità, essenza e sostanza che ragionamenti e logiche.
Facciamo davvero battere undici cuori, anzi dodici, sotto la
Maglia Crociata.
Di quel volume che sarebbe da riprodurre nuovamente, da consigliarne la
lettura a tutte le giovani generazioni di tifosi e, in particolare, a tutti
coloro che vengono tesserati per
il Parma Calcio, é stupenda e
significativa anche la copertina. In primo piano c'è un antico pallone di
cuoio, di quelli fatti a mano, due casacche da gioco, quella del
Verdi Fbc e
la Crociata, spiegate su un filo, come se fossero una
Bandiera. Sullo sfondo l'ombra imponente del Duomo
con il suo campanile, il più bel monumento, nel complesso della sua piazza,
della nostra città. Ragazzi ingaggiati per correre, nel Duemila e passa, con la nostra Maglia, su
un prato verde dietro una palla in una disciplina sportiva chiamata
calcio, nelle prossime cinque domeniche, lottate insieme a noi, con il
medesimo spirito di corpo di chi canta e vi incita, in ogni condizione, per
far sì che spediate quella sfera a gonfiare la rete della porta avversaria.
Siate uomini e atleti veri, come quelli che, più di novant'anni fa, con la
stessa Maglia addosso, andavano a giocare in trasferta in bicicletta
percorrendo strade imbiancate e sconnesse.
Editoriali
2007/2008 |