Le
considerazioni di questo
editoriale, lo sappiamo,
sono banali e ovvie (per
qualcuno risulteranno anche
demagogiche, ce ne rendiamo
conto), ma,
oltre a invocarle giustamente in
coro (domenica dalla
Curva Nord
il "Diffidatelo!!!" rivolto a
Silvio Baldini dal popolo dei
tifosi é stato pressoché
spontaneo e unanime), fissarle e
ricordarle, seppur la nostra
voce possa esser poco ascoltata,
riteniamo sia doveroso. Perchè
oggi, domani e dopodomani sugli
organi di informazione, stampata
e scritta, saranno veramente
mosche bianche i
commentatori o gli addetti ai
lavori che le compieranno e le
proporranno. Perchè saranno
davvero in pochi i parlamentari
che si alzeranno per presentare
modifiche tese a
migliorare i provvedimenti
legislativi che in questi anni
in rapida successione sono stati
emanati per prevenire e punire
la violenza in occasione di
manifestazioni sportive. A
proposito,
il ministro per le
Attività Sportive e le Politiche
Giovanili, Giovanna Melandri,
che tanto tiene alla purezza
dello sport in generale e del
calcio in particolare, fra i
tanti interventi, anche adeguati,
di cui si é fatta promotrice
(ripartizione dei diritti
televisivi e moderazione dei
termini nelle trasmissioni
sportive di tv e radio), chissà
se caldeggerà pure per questo
aspetto un'idea intelligente e
costruttiva, volta a un vero
cambiamento. Perché nessun uomo
delle istituzioni calcistiche,
dal presidente della Lega Calcio
a quello della Federazione
Italiana Gioco Calcio si
prenderà l'impegno decisionale
di inserire norme più severe per
i propri tesserati. Tutto si
fermerà ai commenti a caldo del
momento e al protagonista reo
del fattaccio sarà bastato chieder
scusa, stavolta addirittura in
extremis dopo pressanti
consigli, per essere sì punito,
ma non in modo equo e opportuno.
All'allenatore del Catania
che
domenica ha inferto un calcio in culo al collega del Parma, ieri,
il Giudice dello Sport ha
comminato la sua sanzione. Un
mese di squalifica ed euro
quindicimila di multa. Baldini
Silvio se la caverà così. A lui
nessun questore e nessun giudice
applicherà la legislazione
vigente, che contempla, indipendentemente dal fatto che sia
stata inoltrata loro denuncia o
dalla condanna per specifici
reati dell'autore dell'episodio,
la possibilità di ingiungere il
cosiddetto Daspo, ossia la
diffida, il divieto di accedere
allo stadio per coloro che si
sono macchiati di condotte che
hanno messo in pericolo
l'incolumità fisica delle
persone o che hanno comunque
compiuto atti di violenza. Una
disposizione che va da uno a
cinque anni se firmata dal
dirigente della Polizia o da due
a otto anni se siglata dal
magistrato. La versione più
recente della legge, chiamata
dal nome dei ministri in carica
che l'hanno ispirata, 'Amato-Melandri',
aggiornata dopo i fatti di
Catania del due febbraio scorso,
recita testualmente: "...il
presupposto per l'applicazione
della predetta misura si
realizza quando la persona,
sulla base di elementi
oggettivi, risulta avere tenuto
una condotta finalizzata alla
partecipazione attiva a episodi
di violenza in occasione o a
causa di manifestazioni
sportive...". La normativa
parla genericamente di persone,
non di tifosi, di giocatori, di
allenatori, di presidenti, di
preparatori o di altre categorie
specifiche che si trovano
generalmente negli stadi. La
legge, addirittura, prevede non
solo il Daspo, ma pure
l'arresto, anche in flagranza
differita, "... sulla base di
documentazione video fotografica
o di altri elementi oggettivi
dai quali emerga
inequivocabilmente il fatto... ".
Della pedata di Baldini immagini
ce ne sono a iosa. Si dirà: ma
un calcio nel sedere non é un
atto violento. Si constata: ci
sono tifosi che sono stati
diffidati e arrestati per molto
meno. Insomma, gli strumenti
della Giustizia ordinaria,
amministrativa e penale, per
punire Silvio Baldini e i
professionisti (?) del pallone,
oltre a quelli della Giustizia
Sportiva, dando un segnale
eloquente e forte in questo
frangente del calcio italiano
che si vuole moralizzare e
detergere, ci sono. Se
fossimo in un parlamentare o in
un ministro, prendendo spunto da
quanto accaduto domenica scorsa
allo
stadio 'Ennio Tardini' di
Parma, proporremmo subito un
inasprimento di sanzioni e pene,
nell'ambito del quadro
legislativo in vigore, per
coloro che negli impianti dove
si gioca il calcio sono i
protagonisti in campo, dentro
l'arena della sfida sportiva,
perché essere tesserati per una
Federazione o una Lega
costituisce, rispetto a chi é
semplicemente un tifoso o uno
spettatore e vive l'evento da
'dietro la rete', un'
aggravante. Chi avrà il coraggio
e la temerarietà di farlo?
