Stagione 2007/2008 - Nr.1


L'AGGRAVANTE DI UNA BARRIERA

Le considerazioni di questo editoriale, lo sappiamo, sono banali e ovvie (per qualcuno risulteranno anche demagogiche, ce ne rendiamo conto), ma, oltre a invocarle giustamente in coro (domenica dalla Curva Nord il "Diffidatelo!!!" rivolto a Silvio Baldini dal popolo dei tifosi é stato pressoché spontaneo e unanime), fissarle e ricordarle, seppur la nostra voce possa esser poco ascoltata, riteniamo sia doveroso. Perchè oggi, domani e dopodomani sugli organi di informazione, stampata e scritta, saranno veramente mosche bianche i commentatori o gli addetti ai lavori che le compieranno e le proporranno. Perchè saranno davvero in pochi i parlamentari che si alzeranno per presentare modifiche tese a migliorare i provvedimenti legislativi che in questi anni in rapida successione sono stati emanati per prevenire e punire la violenza in occasione di manifestazioni sportive. A proposito, il ministro per le Attività Sportive e le Politiche Giovanili, Giovanna Melandri, che tanto tiene alla purezza dello sport in generale e del calcio in particolare, fra i tanti interventi, anche adeguati, di cui si é fatta promotrice (ripartizione dei diritti televisivi e moderazione dei termini nelle trasmissioni sportive di tv e radio), chissà se caldeggerà pure per questo aspetto un'idea intelligente e costruttiva, volta a un vero cambiamento. Perché nessun uomo delle istituzioni calcistiche, dal presidente della Lega Calcio a quello della Federazione Italiana Gioco Calcio si prenderà l'impegno decisionale di inserire norme più severe per i propri tesserati. Tutto si fermerà ai commenti a caldo del momento e al protagonista reo del fattaccio sarà bastato chieder scusa, stavolta addirittura in extremis dopo pressanti consigli, per essere sì punito, ma non in modo equo e opportuno. All'allenatore del Catania che domenica ha inferto un calcio in culo al collega del Parma, ieri, il Giudice dello Sport ha comminato la sua sanzione. Un mese di squalifica ed euro quindicimila di multa. Baldini Silvio se la caverà così. A lui nessun questore e nessun giudice applicherà la legislazione vigente, che contempla, indipendentemente dal fatto che sia stata inoltrata loro denuncia o dalla condanna per specifici reati dell'autore dell'episodio, la possibilità di ingiungere il cosiddetto Daspo, ossia la diffida, il divieto di accedere allo stadio per coloro che si sono macchiati di condotte che hanno messo in pericolo l'incolumità fisica delle persone o che hanno comunque compiuto atti di violenza. Una disposizione che va da uno a cinque anni se firmata dal dirigente della Polizia o da due a otto anni se siglata dal magistrato. La versione più recente della legge, chiamata dal nome dei ministri in carica che l'hanno ispirata, 'Amato-Melandri', aggiornata dopo i fatti di Catania del due febbraio scorso, recita testualmente: "...il presupposto per l'applicazione della predetta misura si realizza quando la persona, sulla base di elementi oggettivi, risulta avere tenuto una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive...". La normativa parla genericamente di persone, non di tifosi, di giocatori, di allenatori, di presidenti, di preparatori o di altre categorie specifiche che si trovano generalmente negli stadi. La legge, addirittura, prevede non solo il Daspo, ma pure l'arresto, anche in flagranza differita, "... sulla base di documentazione video fotografica o di altri elementi oggettivi dai quali emerga inequivocabilmente il fatto... ". Della pedata di Baldini immagini ce ne sono a iosa. Si dirà: ma un calcio nel sedere non é un atto violento. Si constata: ci sono tifosi che sono stati diffidati e arrestati per molto meno. Insomma, gli strumenti della Giustizia ordinaria, amministrativa e penale, per punire Silvio Baldini e i professionisti (?) del pallone, oltre a quelli della Giustizia Sportiva, dando un segnale eloquente e forte in questo frangente del calcio italiano che si vuole moralizzare e detergere, ci sono.  Se fossimo in un parlamentare o in un ministro, prendendo spunto da quanto accaduto domenica scorsa allo stadio 'Ennio Tardini' di Parma, proporremmo subito un inasprimento di sanzioni e pene, nell'ambito del quadro legislativo in vigore, per coloro che negli impianti dove si gioca il calcio sono i protagonisti in campo, dentro l'arena della sfida sportiva, perché essere tesserati per una Federazione o una Lega costituisce, rispetto a chi é semplicemente un tifoso o uno spettatore e vive l'evento da 'dietro la rete', un' aggravante. Chi avrà il coraggio e la temerarietà di farlo? 

Editoriali 2007/2008