![]()
Stagione 2006/2007 - Nr.19
|
E' cominciato, ufficialmente, il gran bazar del calciomercato. Con le sue cifre da capogiro. Con i suoi intrecci affaristici. Con procuratori, più o meno legati a questa o a quella società, che nelle proprie scuderie annoverano decine di giocatori, allenatori e staff tecnici, in grado di condizionare le scelte dei 'club'. Non esiste più la famigerata Gea. E' stato, almeno virtualmente, eliminato Luciano Moggi e tutto il suo seguito, ma esistono ancora patrocinatori che hanno il potere di fungere da direttori sportivi ombra, favorendo l'acquisto dei cavalli di razza allevati nei propri box. Se non fai parte di un certo giro, se non ti sei affidato al consulente giusto, puoi anche essere un discreto mister o un buon calciatore, ma le opportunità, per te, si riducono e le trattative si fanno dure. E' inutile nasconderselo (basta vedere determinati movimenti, ma anche dialogare con qualche addetto ai lavori) non é cambiato nulla o, comunque, molto poco. Sono rimaste ancora in uso abitudini e usanze che fanno della campagna acquisti, in generale, un gigantesco mercato del bestiame. Una compravendita del miglior purosangue o delle vacche che producono il latte maggiormente proteico o la carne più buona, a suon di milioni di euro, con ricarichi e plusvalenze. Salvo, poi, alla prova dei fatti, quella della mera produzione, accorgersi, spesso e volentieri di aver acquistato solo carne da macello, sotto ogni punto di vista, e, quindi, di aver sperperato risorse, con una consistente percentuale di queste che é andata a riempire il portafogli dei mediatori più forti sulla piazza. Uno spreco di denaro da brividi per un semplice gioco, per una disciplina sportiva che é diventata spettacolo, anche giustamente, per il quale, però, è opportuno non esagerare, non eccedere, non oltrepassare i limiti del pudore. Sono considerazioni moralistiche ovvie, trite e ritrite, ma vale la pena rimembrarle, soprattutto in un luogo di provincia, come il nostro, che ha la fortuna, per il diciottesimo anno consecutivo, di esser presente nell'aristocrazia del calcio professionistico italiano. Una piazza scottata, in un periodo recente di vacche grasse alimentate con esose dosi di soldi, che oltretutto si rivelarono sporchi, dove il segreto, é stato più volte dimostrato, é quello di puntare sì sulle qualità tecniche dei giocatori che vengono chiamati a difendere la Maglia (magari non celebri ma giovani virgulti prodotti del vivaio Crociato e non, oppure atleti in cerca di riscatto che non si trasferiscono nel Ducato esclusivamente a svernare), ma piuttosto sulle loro prerogative umane. Da sempre non é nostro costume, a meno che non si mettano in discussione alfieri storici della nostra Bandiera, entrare nel merito del calciomercato e delle decisioni tecniche della società Parma Calcio. Ce ne guardiamo bene. Non é neppure nel nostro compito di tifosi. Al massimo abbiamo elargito ai dirigenti Crociati un solo banale e scontato consiglio per gli acquisti: nella selezione del personale a cui si decide di far indossare e di far onorare la Maglia Crociata ponete un occhio di riguardo su alcune doti fondamentali, quali la serietà, il senso di responsabilità, la dirittura morale, la capacità di rispettare la storia e i connotati della comunità di cui devono sventolare sul campo la Bandiera e in cui devono sforzarsi di entrarne a far parte integrante. Un suggerimento che ci sentiamo, in questa sede, di rinnovare, dopo che alcuni sostenitori Crociati, frequentatori di questo nostro spazio in Internet, che é nato per essere anche un porto in cui accogliere idee e proposte, in questi giorni ci hanno scritto per spendere una buona parola affinché il terzino Paolo Castellini, da un anno di stanza a Parma, comprato praticamente a costo zero, rimanga tra i portabandiera della nostra Causa, "per averne apprezzato le doti umane e calcistiche". Questi amici ci hanno fornito lo spunto per richiamare alla memoria a chi di dovere da quali particolari i tifosi, quelli autentici, giudicano un giocatore... |