Dove eravamo rimasti? Dove ci eravamo lasciati? Alla magica serata di sabato diciotto giugno, tre mesi fa. Alla salvezza conquistata da una squadra che aveva tramutato in campo la combattività, la carica, l’energia, la spinta della propria gente. A migliaia di persone, quasi ottomila, che dal territorio di Parma e provincia si erano mosse, con una fede incrollabile nel cuore, verso il capoluogo regionale, per mantenere il proprio ‘club’ del pallone nell’Olimpo del calcio che conta. A una città e al suo intero circondario che, per due settimane, si erano mobilitate come non accadeva da anni, dall’epoca dei primi trionfi europei, tappezzando ogni angolo della propria terra con manifesti esortanti l’orgoglio di essere parmigiani e parmensi, impegnando una sessantina di pullman, occupando all’inverosimile un treno di linea, stampando per ogni Crociato in trasferta a Bologna coreografiche magliette gialle. A una notte di tripudio, in piazza Garibaldi, con il coinvolgimento di giocatori, tecnici e istituzioni.
Sin dal giorno dopo tutti, nessuno escluso, lo avevamo sostenuto: bisogna ricominciare da quella sera, epilogo di una stagione sofferta, la più tribolata da quando il Parma è in serie A, annata in cui il popolo Crociato, come è sempre capitato nelle difficoltà, ha fatto quadrato, ha messo da parte divisioni, si è ricompattato, divenendo l’elemento determinante per la propria compagine calcistica. Sarà basilare, si era detto allora e ribadiamo oggi, lavorare non solo sull’entusiasmo e sulle emozioni di quella felice circostanza, ma anche e soprattutto sul patrimonio e sulla ricchezza che quella comunità costituisce e potrebbe ancor più rappresentare, sulla sua formazione, sulla sua crescita, sul suo consolidamento.
E’ con lo spirito di quei giorni che oggi, domenica ventotto agosto duemilacinque, prima giornata della sedicesima volta consecutiva in cui i Crociati partecipano alla massima competizione nazionale di questa disciplina sportiva, dobbiamo intraprendere l’ennesimo cammino, allo scopo di continuare a osservare l’orizzonte certi che questo, per noi, per la nostra città e per la nostra squadra non avrà mai fine.
E’ con quella vitalità e con quello slancio che da oggi, a nostro avviso, si deve riprendere il filo del discorso e si devono rinserrare le fila, cominciando, magari, a pensare di creare una struttura organizzativa permanente, ispirata a quella spontanea che ci aveva fatto collaborare nella conduzione del Parma alla salvezza, tra tutti i gruppi del tifo organizzato, che si riunisca e, soprattutto, si confronti periodicamente, non solo nelle occasioni di emergenza o di necessità estrema.
Oltretutto ora che stiamo vivendo un momento storico importante per il futuro del nostro ‘club’ di calcio, in cui sembra stia facendo il suo ingresso una nuova proprietà. Se i proclami delle scorse settimane dovessero trovare concreto riscontro, il Parma Calcio avrebbe, per la prima volta in novantun anni di storia, un proprietario non nostrano, forestiero. Non ce ne schifiamo, se questo è il dazio da pagare come unica ancora di salvataggio del sodalizio Crociato, seppur l’ideale sarebbe un ‘Parma ai parmigiani’, ma dovremmo vigilare con occhio ancor più guardingo e solerte. Questo ‘club’ è un bene sportivo e culturale di una città e del suo territorio, che, pur acquistato non per passione ma per investimento, non va calpestato, disonorato, macchiato con operazioni che ne cancellino la sua storia, ma, anzi, va ulteriormente valorizzato poggiandosi su di essa.
L’attuale società, intanto, ha ridotto i prezzi di abbonamenti e biglietti, recependo un’istanza che invano portavamo avanti da anni. Nulla di trascendentale, certo. Alcune opzioni andrebbero migliorate, ma è già un bel segnale.
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