Conferenza stampa allo stadio ‘Ennio Tardini’ per la presentazione dei programmi di massima, molto di massima, del nuovo Parma targato Spagna.
Sei scettico e incredulo perché per la prima volta nella storia la squadra della tua città avrà una proprietà completamente forestiera, ma improvvisamente, dopo tre lustri di padroni nostrani che avevano cancellato le tue tradizioni e la tua storia e badavano più al look pubblicitario e alla parlata forbita mischiata all’accento irpino-napoletano, ti ritrovi, a sorpresa, calato in una realtà simil Oltretorrentina.
Tiene banco tal Vittorio Albertini, che si definisce parmigiano doc, uomo d’affari e professionista mai finora conosciuto. Del suo passato e della sua storia non si sa nulla. Si apprende soltanto dal diretto interessato che è stato lui il fautore di questa acquisizione da parte dell’ex presidente del Real Madrid, per non vedere il sodalizio del pallone della propria città perire indecorosamente.
Il suo italiano fa le bizze, resiste qualche minuto, ma, poi, è costretto, involontariamente o volutamente a causa di un copione prestabilito non si sa, a lasciar andare le briglie e a concedersi a microfoni e taccuini con un genuino intercalare in dialetto.
Melodia per i padiglioni auricolari dei tifosi Crociati doc come quella, al di là dei proclami molto faraonici che a noi sostenitori di Curva interessano fino a un certo punto, intonata per portare gente allo stadio, agendo soprattutto sulle nuove leve.
L’idea sciorinata con battute in vernacolo è quella di svolgere promozione diretta nei confronti dei giovani, far pagare l’abbonamento agli under quindici soltanto cinquanta euro, ricevendo in dono bandiera e maglietta del Parma (auspichiamo rimanga Crociata, altrimenti battaglieremo), con l’aggiunta di un coupon da girare a un amico o da utilizzare per l’annata successiva.
Sono i contenuti storici del manifesto e delle iniziative di Settore Crociato…
Questo Parma Calcio forestiero targato Spagna, sorpresa delle sorprese, sembra, almeno a dichiarazioni rituali di presentazione, più parmigiano di quelli che l’hanno preceduto. Calma, però, non ci illuda. Abbiamo fatto il callo a dirigenti del calcio che si ingraziano il pubblico con espressioni e azioni di colore o di convenienza.
Si tratta pur sempre di parole, parole e parole.
Attendiamo, come siamo soliti, i fatti prima di giudicare, con la speranza che questi non si materializzino in una distruzione del glorioso ‘Tardini’ (uno degli stadi più antichi d’Italia) per un impianto nuovo di zecca in altro sito, ventilato in conferenza stampa, o in attese di sfrenate e osannanti ovazioni al presidente mecenate di turno (è stato fatto capire che Lorenzo Sanz ama essere venerato).
Parma e i parmigiani, fortunatamente, sono diversi da altre piazze. Oltre al dialetto e alle tradizioni, dunque, lezioni di indole, inclinazione e modo di fare del Ducato Crociato, please.
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