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Stagione 2005/06 - Nr.8
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Le cronache degli ultimi giorni sulla situazione societaria del Parma Calcio hanno confermato ed evidenziato uno stato che abbiamo sempre pensato: i giocatori e lo staff tecnico sono i meno colpevoli di questa profonda crisi. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: qui non li si vuole santificare, giustificare e scusare. Beninteso: anche la squadra ha le sue colpe. Ad essa, ai suoi singoli componenti e a chi li prepara imputiamo mancanza di concentrazione, scarsità di grinta e di impegno, discontinuità, instabilità, svogliatezza o scelte tecniche e tattiche discutibili. Tutto giusto. Tutto sacrosanto. Però, proviamo un attimo a metterci nei loro panni. L’allenatore è stato preso perché, come ha dichiarato il presidente Guido Angiolini all’atto della sua presentazione, “era il meno caro sulla piazza”. Mister Beretta si è così ritrovato catapultato in un contesto già costituito e assemblato da altri, in cui lui non ha messo alcun becco. Neanche i suoi più stretti collaboratori ha potuto scegliere. Insomma, ha cominciato una nuova, ardua avventura da ‘uomo solo’. Si dirà, a ragione, che non era obbligato ad accettare, ma bisogna ammettere che le sue condizioni di lavoro non erano e non sono certamente delle migliori, anzi neppure delle normali. I calciatori idem, stanno vivendo nell’incertezza. Chi è stato chiamato a onorare la Maglia Crociata sta lavorando alle dipendenze di un datore di lavoro inesistente, che ha annunciato in pompa magna, a cavallo di Ferragosto, il passaggio di proprietà della società a un acquirente il quale, stando alle sue parole, avrebbe dovuto completare l’acquisto del club nello spazio di breve tempo concretizzando progetti molto, ma molto ambiziosi. Purtroppo tutto è ancora in alto mare e i tesserati del Parma Calcio non percepiscono gli stipendi da tre mesi. Si dirà, poverini, con gli ingaggi che hanno non muoiono certo di fame. Giusto, verissimo. Le nostre fatiche a tirare alla fine del mese a confronto sono montagne irte e impervie da valicare, mentre per loro, milionari, questi problemi, al lato pratico, non dovrebbero rappresentare alcun ostacolo. Ma è innegabile, naturale e comprensibile che le preoccupazioni in loro montino. Alzi la mano chi di noi, pur se ricco e agiato, in una situazione del genere, rimarrebbe impassibile, freddo, distaccato, imperturbabile. Nessuno. Uno su mille, forse. Giocatori e staff tecnico non possono essere tranquilli e, quando non sei sereno, da che mondo e mondo, le gambe ti tremano, hai paura di sbagliare, perdi sicurezza. Puoi essere anche il migliore in assoluto, ma le tue qualità si sminuiscono. Se, poi, ci aggiungi che i tuoi tifosi, quelli che ti sostengono per tutta la partita e che ti sono sempre vicino, spazientiti dalle tue penose prestazioni, una sera nella loro sede ti mettono con le spalle al muro e con tono inquisitorio non ti permettono di spiegarti, una domenica vengono a protestare fin sotto l’albergo dove sei in ritiro, un sabato notte dopo una trasferta ti aspettano al varco e ti insultano con fare minaccioso e, infine, sempre in un viaggio di ritorno, non consentono al pullman societario di fermarsi in un autogrill…beh altro che mancanza di serenità…Gli ultimi fatti sulle vicende societarie rafforzano e sottolineano quanto abbiamo sempre pensato: giocatori e allenatore sono i meno colpevoli. E allora, anche se, nonostante li si sostenga sempre fino al novantesimo e pure oltre, siano protagonisti di prove scandalose, non ha senso ergere un muro tra noi e loro. Ci rendiamo conto di andare controcorrente, contro il pensiero della maggioranza e di chi insulta tutto e tutti, perché esasperato, ma questo atteggiamento conduce solo in un posto, quello chiamato serie B. Cerchiamo, invece, di ricompattare l’ambiente, di ricreare lo status della passata stagione, coinvolgendoli, costruendo noi per primi uno spettacolo dal quale loro possano attingere solo ed esclusivamente energie positive. Noi e loro, le due entità che devono combattere e difendere sul campo la Maglia Crociata. NON LASCIAMOLI SOLI !!!
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