Stagione 2004/05 - Nr. 9

Baraldi ci mette la faccia e ammette i suoi errori
ANNO NUOVO, VITA NUOVA
Accorgimenti societari con suoi uomini di fiducia come riferimento

Come si dice? Anno nuovo, vita nuova. Questo antico detto ci auguriamo si avveri, in termini di effetti sportivi e societari, nel 2005 del Parma Calcio. Il 2004 appena archiviato è stato altalenante. Ad un primo semestre strabiliante e miracoloso come risultati sul campo, nonostante una società sull’orlo del fallimento e in amministrazione controllata, hanno fatto seguito sei mesi bui, in cui i vertici del club hanno voluto dare, a livello di conduzione tecnica e umana, un’impronta nuova, che, però, non ha prodotto i frutti sperati e soprattutto annunciati con grande enfasi e, crediamo, esagerata fiducia.
L’amministratore delegato Luca Baraldi, al quale abbiamo sempre criticato il modo di fare piazza pulita di chi nelle precedente stagione aveva lavorato con prodigioso costrutto, che disprezziamo per il suo sostegno ad Adriano Galliani in Lega Calcio, ma apprezziamo per aver rispolverato la Maglia Crociata e per essere l’unico dirigente di questa proprietà che ci mette la faccia, che ha il coraggio di esporsi e di confrontarsi, a modo suo ha ammesso alcuni errori compiuti. Nel rituale congedo natalizio ha riconosciuto che il Parma “deve migliorare nelle interelazioni all’interno dei diversi staff”, aggiungendo: “Siamo mancati in alcuni valori e concetti di lavoro che avevano portato il Parma di Prandelli molto in alto. Abbiamo cambiato gli allenatori, il preparatore atletico e quello dei portieri. Prima si era trovata un’armonia nei rapporti professionali. Armonia che va riconosciuta in quanto esistevano diverse filosofie di lavoro”. All’esonerato allenatore Silvio Baldini, scelto da lui e dal fuggiasco Arrigo Sacchi, ha mosso un solo appunto: “Doveva cercare di farsi trainare di più dalla società e imporre di meno certi suoi comportamenti e atteggiamenti”. Sulle capacità di questa squadra ha giudicato: “Se siamo in questa posizione di classifica è per gli errori che abbiamo commesso tutti. Non per mancanza di potenzialità”. Un bel ‘mea culpa’, per certi versi, che rende onore al personaggio, il quale, come primi atti di una svolta, oltre a cambiare il tecnico, ha organizzato l’assetto societario in modo tale da dare punti di riferimento precisi, ai calciatori in particolare, ma non solo. Lorenzo Minotti, per esempio, si è visto finalmente riconosciuto un ruolo che fino a poche settimane fa non era definito (aveva o non aveva un contratto? Ora è certo che ce l’ha). Anno nuovo, vita nuova. E Baraldi, al proprio fianco, si è soprattutto attorniato, a qualsiasi livello, di uomini di propria fiducia, di cui conosce il valore e che sa che non lo possono tradire. E’ il caso del nuovo responsabile dell’area tecnica, Oreste Cinquini, che ha lavorato, insieme a lui, alla Lazio in momenti di estrema difficoltà come è quello attuale del Parma Calcio. Questa ennesima rivoluzione societaria (che andirivieni e quanti dipendenti con la valigia abbiamo visto nelle ultime stagioni!!!) di certo non basterà. Bisognerà entrare nell’ottica, dirigenti e giocatori, che non si ha alcun diritto, ma soltanto un dovere: uscire da questa condizione. Una posizione che è stata da loro creata e che loro devono risolvere. A parole, almeno a parole, questo ritornello sta circolando all’ossessione sui campi e negli spogliatoi del Centro Sportivo di Collecchio e negli uffici della sede all’interno dello stadio ‘Tardini’. Ragionamenti e discorsi, che, ora, si devono tradurre in fatti concreti.

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