Si è verificato lo scenario più preoccupante e inquietante che i tifosi del Parma Calcio potessero prevedere.
Il club Crociato rimane, almeno per il momento, alla Parmalat in amministrazione straordinaria ‘governata’ dal commissario Enrico Bondi, senza avere una precisa e chiara progettualità in vista dell’avvenire.
La scelta del nuovo allenatore e dello staff tecnico ventiquattro ore prima della chiamata alle armi dei giocatori per le visite mediche di rito né è la conferma più evidente così come il calciomercato ancora da programmare, la campagna abbonamenti da lanciare, l’amministratore delegato o il direttore generale da individuare.
A seminare angoscia e preoccupazione non è tanto questa situazione, ancora provvisoria, che più il tempo trascorre più diventa precaria, quanto le modalità con la quale è stata confermata e l’iter che è stato percorso per consolidarla.
In questo mese trascorso dopo la magica notte di Bologna e la salvezza acquisita, all’interno della società del pallone della nostra città e del nostro territorio è accaduto tutto e il contrario di tutto, all’insegna della massima confusione e dell’estrema incomprensibilità.
Solo per questo motivo chi è al timone del nostro sodalizio calcistico deve assumersi le proprie responsabilità davanti ai tifosi e a una comunità intera che chiede spiegazioni e si interroga. Purtroppo questo dovere il proprietario (il commissario governativo Bondi) e il suo massimo rappresentante al Parma Calcio (il presidente Guido Angiolini) non lo hanno ancora espletato.
Si sono limitati a due conferenze stampa, durante una delle quali (quella di presentazione del nuovo mister e dei suoi collaboratori) addirittura si sono rifiutati di rispondere non solo ai tifosi che volevano intervenire (non sono stati lasciati entrare), ma anche ai giornalisti che hanno formulato dettagliate domande sul caso della cessione della società.
Non hanno, per esempio, ancora risposto in forma ufficiale alla lettera a loro inviata, giovedì scorso, da tutti i gruppi della tifoseria organizzata che chiedevano di incontrarli, nel limite di una settimana, per avere chiarezza e trasparenza sui loro programmi e sulle trattative in corso per il passaggio di proprietà del club. Manca ancora un giorno. Chissà se nelle prossime ventiquattro ore Bondi e Angiolini troveranno il tempo di convocarli.
I cittadini di Parma e i tifosi Crociati hanno davanti agli occhi un mese di fatti indecifrabili e misteriosi. Dalle inspiegabili dimissioni di Luca Baraldi e dal suo ventilato rientro con un nuovo padrone all’accantonamento di Pietro Gedeone Carmignani come primo allenatore da parte di una proprietà che gli aveva dato fiducia in un momento di difficoltà ripagandola con i risultati.
Da un contratto di cessione del club firmato e, stando alle parole dell’acquirente, rispettato, mentre per il venditore è stato disatteso. Entrambi le parti, però, sulla vicenda non hanno fatto luce fino in fondo con la necessaria documentazione. Fino a prova contraria, carta canta. E la Parmalat in amministrazione straordinaria, proprietaria del Parma Calcio, che ai tifosi deve doverose spiegazioni più del signor Gaetano Valenza, dovrebbe dire chiaro e tondo perché si è fidata di questo imprenditore, se corrisponde al vero, come è stata accusata, che il numero di conto corrente su cui doveva effettuare il bonifico è stato cambiato all’ultimo momento e, se così fosse, spiegare i motivi di questo improvviso cambiamento. E poi, se Valenza e il suo gruppo erano inaffidabili, perché accorgersene così tardi?
Sono tutti interrogativi ai quali la gente di Parma e del Parma Calcio vuole risposte limpide e cristalline, senza alcuna ombra di dubbio. Sono scelte ed eventi a cui non riesce a darsi spiegazioni. L’assordante silenzio di Bondi e Angiolini non fa altro che diffondere e suscitare sospetti, inquietudini, diffidenze e scetticismi, denotando mancanza di idee e di progetti, lasciando la sensazione forte che si sia sul viale del tramonto.
Non ce ne vogliano l’allenatore Mario Beretta o il team manager Alessandro Melli, ex Crociato indimenticato e ancora amato. Non sono loro i destinatari della critica e del dissenso, ma chi li ha selezionati senza dimostrare che queste scelte sono il frutto di una lungimirante pianificazione.
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