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A questo giro eravamo
anche pronti per il trionfo. I commenti e l’atmosfera che si respiravano nei
Distinti, pochi minuti prima del big match contro il Frosinone erano pieni
di ottimismo e fiducia. “Stasira ag n’in dèma quator!” … “Gianni, ciàma
to mojera parchè dopa al prim temp a sèma bele sora ed tri gol et ti t’pol
ander a magner a cà bonora!” e cose del genere, insomma. Si prende il
posto proprio lì dove si sta stretti stretti stretti, ma noi ci siamo quasi
tutti. Beh, quasi… E. ha scelto una cena a lume di candela con la
moglie (chissà che cazzo avrà combinato per portare fuori a cena di martedì
sera la moglie, ce lo siamo chiesti un po’ tutti). I fratelli R. e M.
li perdo di vista e non so dove sono.
M. non pervenuto. Insomma, la
solita mega elasticità di presenza di questo inizio campionato. Pronti via,
qualche applauso, qualche urletto, qualche speranza in più, ma solo fino a
quando non segna Santoruvo. L’è, ag sèma, pensiamo tutti. Il M.
è un poco più sereno rispetto alle altre volte, tra l’altro ha dato una mano
a stendere il Magliettone e, da buon architetto di queste cose, è
soddisfatto del proprio lavoro. Però non perde occasione per criticare il
nuovo settore in cui si vede la partita, e dopo un po’ sbotta con la prima
cazzata che gli viene in mente: I Distinti portan sfiga! Detto, fatto:
pareggia Paloschi. Figa M. come godo quando chi tira in ballo la
cabala viene smerdato così!!! Gli faccio un salame e la partita ricomincia.
Proviamo a lanciare un Parma Parma Parma, ma ci seguono solo in pochi, lì
intorno. Desistiamo. Finisce il primo tempo e si decide di stare più comodi,
spostandoci nella zona laterale, verso il settore ospiti. Nel mentre
raccogliamo i fratelli, recuperiamo M., incrociamo altri ex curvaioli
tutti, come noi, ancora “smarriti” e senza grossi punti di riferimento, nei
Distinti.
Meno male che lo spazio largo permette di stare in piedi, in alto,
a chi vuole e comunque le ginocchia non si mettono o non si sentono nel coppino di chi sta davanti o dietro. G. si raccomanda di controllare
suo figlio di 8 anni che, insieme ad altri due, guarda la partita mangiando
patatine. Sembra un bel quadretto, se non che questi bambini diventano
molesti, quando rimangono soli, nel secondo tempo, inveendo e facendo
gestacci ai supporter ciociari. Da ridere, comunque. 2 a 1, 2 a 2, i fischi
si sprecano, i commenti negativi anche. Tra tutti, ne colpisce uno: “Adesa
a jò capì parchè al Brescia al n’à mej fat na squedra seria pr’ander in A e
resterogh par d’i’an: parchè a ghè i Barsà!".
Buona notte, arrivederci
alla prossima.

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